del Professor
Josè Roberto Mendirichaga*
MONTERREY (MESSICO) – Quando l’allora presidente della Repubblica del Messico, Carlos Salinas de Gortari, progettò 15 anni fa la possibilità di riannodare le relazioni con il Vaticano, la risposta fu generalmente positiva. La voce che si levò più aspramente contro l’idea fu quella del Pri (Partito della Rivoluzione Istituzionale) e della massoneria. Alla fine, vinsero la maggioranza ed il buon senso. Si riconobbero giuridicamente la Chiesa cattolica e tutte le altre religioni del Paese; per quanto riguardava in particolare la Chiesa cattolica, i suoi ministri di culto, i religiosi e le religiose poterono votare, insegnare religione nelle scuole cattoliche e tutta una serie di limitazioni furono eliminate in base ai tempi nuovi. Questi 15 anni hanno dimostrato che la Chiesa cattolica non chiede privilegi ma solo che venga riconosciuta maggioritaria nella terra della Madonna di Guadalupe. L’auspicio è che ora possano essere definitivamente riconosciuti tutti i diritti di religiosi e religiose, a partire dalla possibilità di insegnare il catechismo non solo nelle scuole esclusivamente cattoliche ma anche in quelle pubbliche. Bisognerà attendere altri 100 anni? Speriamo di no. Staremo a vedere.
*Docente di Dottrina sociale della Chiesa presso l’Università Cattolica Udem di Monterrey