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L’ossessione di Socci per il segreto (di Fatima) che non c’è
di Bruno Volpe
CITTA’ DEL VATICANO – Pensavamo che le elucubrazioni sul terzo mistero di Fatima fossero finite, e invece no, evidentemente ci sbagliavamo. Antonio Socci (nella foto) e Solideo Paolini, in un editoriale pubblicato dal quotidiano “Libero”, hanno sollevato nuovi dubbi e aggiunto ulteriori interpretazioni. Nulla da eccepire sull’onestà intellettuale dei due colleghi, ma eravamo certi (e lo siamo tuttora) che le spiegazioni fornite dal Segretario di Stato, il Cardinale Tarcisio Bertone, fossero state cosi esaurienti ed efficaci da chiudere ogni discorso. Evidentemente, le delucidazioni del braccio destro del Papa non sono bastate a Socci (da tempo polemico con Bertone) e Paolini. Nel loro editoriale, infatti, i due mettono in relazione il motu proprio di Benedetto XVI sulla liberalizzazione della Messa tridentina con il terzo Segreto di Fatima. Saremo franchi: abbiamo la sensazione che tutta la vicenda stia diventando una sorta di ossessione per Socci. Se il buon Antonio – come trapela anche in un suo recente libro – è davvero convinto che esista un quarto segreto di Fatima, citi le fonti e mostri i documenti, altrimenti, lo imploriamo per il bene della Chiesa, taccia. Ma torniamo all’editoriale pubblicato da “Libero” (uno dei migliori quotidiani d’Italia). Dal testo a firma Socci-Paolini emerge il ritratto di un Benedetto XVI anti-conciliare: per fortuna, i fatti stanno dimostrando il contrario. Gli autori parlano di un misterioso pranzo tra alcuni Cardinale e Giovanni Paolo II in cui i convitati di… Pietro, quasi in maniera carbonara, impongono il nome del nuovo Papa, ovviamente Joseph Ratzinger, considerato che la malattia di Wojtyla va peggiorando sempre di più. Ora, di grazia, quale sarebbe la notizia? Che dei collaboratori del Papa polacco furono suoi ospiti a pranzo? No. La notizia, se esistesse, sarebbe quella che si sia parlato del dopo-Wojtyla con lui ancora vivo a tavola! Diciamo che non solo è assai difficile, quasi impossibile, pensare che pochi Cardinali abbiano il potere di nominare un Papa, ma che Socci cosi offende nello steso tempo il nuovo Pontefice e il precedente, il Sacro Collegio, e la sensibilità dei lettori. In quanto al motu proprio, ci dispiace doppiamente per Socci: il Papa liberalizzerà la messa tridentina, con alcuni correttivi, non per venire incontro alle ragioni del Lefebvriani, ai quali comunque va il nostro rispetto, ma per sue antiche convinzioni di teologia liturgica, ampiamente espresse in libri come “La festa della Fede” e “Introduzione allo spirito della liturgia”, entrambi ben anteriori alla storia della rivelazione del terzo segreto di Fatima. Se il Papa avesse realmente voluto venire incontro alle ragioni del seguaci di Lefebvre, avrebbe revocato le scomuniche, cosa che per il momento non si intravede neanche lontanamente all’orizzonte. Quindi, ogni dietrologia in questo caso sembra davvero fuori di luogo, e tanto per citare un autore serio e degno di fede come Massimo Introvigne, non è assolutamente detto che il motu proprio serva ad appianare il contrasto con i lefebvriani: il nodo è teologico e riguarda l’accettazione del Concilio Vaticano II. Il resto sono chiacchiere. E ossessioni.
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