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‘Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo’
di Sergio Rolando
CITTA’ DEL VATICANO – Ogni uomo, nel corso della propria esistenza, prima o poi, si trova a sperimentare la solitudine. Parlando di solitudine, non mi riferisco soltanto a quella dimensione oggettiva di un’esistenza vissuta in solitudine per diverse circostanze o talvolta per scelta di vita. Penso piuttosto alla solitudine che si può provare pur vivendo un’esistenza con altre persone o magari addirittura un’esistenza “affollata” da altre presenze; al riguardo, mi viene in mente quel “sentirsi soli” connotato magari da quel “sentirsi incompresi” che a tutti può capitare soprattutto in momenti delicati o particolarmente difficili. Parlando di solitudine nella nostra epoca, appare poi evidente come oggi spesso l’uomo si costruisce la propria solitudine rimanendone prigioniero o, peggio, cerca un rimedio ad essa nella direzione sbagliata. Nel primo caso mi riferisco alla caratteristica e spiccata tendenza di tanti nostri contemporanei a vivere da “singles”, cioè a quella sorta di attitudine, di attegiamento psicologico a condividere la propria esistenza solo con se stessi, lasciando gli altri fuori dalla propria vita; in questo caso non mi riferisco tanto al dato obiettivo del vivere soli, quanto piuttosto a quell’impronta della personalità chiusa in se stessa e restia a condividere con altri il proprio vissuto, penso insomma a quell’egoistico chiudere il mondo fuori o a quel concepire il prossimo non come qualcuno ma come qualcosa da carpire. Quanto, invece, ai presunti rimedi alla solitudine esistenziale, che talvolta sono peggiori del male, mi vengono in mente quelle soluzioni ricercate nel compulsivo accaparramento di beni materiali, nell’assiduo presenzialismo teso a collocarsi nel novero di quelli che oggi si chiamano i “vincenti” o, peggio, nella ricerca di compensazioni mortifere quali l’alcol, le droghe e tutte quelle sensazioni estreme tese più che altro a stordire e a narcotizzare il devastante senso di vuoto e di solitudine. Venendo, invece, alle soluzioni più congrue al problema, esse possono essere individuate, da un punto di vista psicologico, nello scambio affettivo, in un giusto attivismo concepito anche come dedizione agli altri, in un sano senso di autostima che aiuti a superare le fasi acute dei momenti di solitudine, ma il mio approfondimento in questa sede vuole piuttosto focalizzare l’attenzione sul rimedio più risolutivo che personalmente ho trovato in quella divina promessa riportata nel Vangelo di Matteo: “Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo”. A mio avviso, è a questa promessa di Gesù che dovrebbe pensare ogni uomo quando viene assalito dalla solitudine. Queste parole dovrebbero sostenerlo nella consapevolezza di non essere solo quando magari ha la sensazione di attraversare quel deserto di solitudine affollato di estranei a cui talvolta somiglia la nostra società. Questo il vero rimedio da indicare a coloro che si sentono particolarmente soli o incompresi, a quelli che si sentono esclusi, a quelli che non sentono più nessuno al loro fianco e vedono svanito ogni segno tangibile del sodalizio umano. Gesu dice: “Sono con voi tutti i giorni…”. Sta a noi accettare questo insostituibile Amico per sperimentare che non facciamo da soli il viaggio nella vita.
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