di Gianluca Barile
CITTA’ DEL VATICANO – E’ il Cardinale di Fatima. E non solo perché è portoghese. C’è qualcosa di più, infatti, che lega José Saraiva Martins (nella foto) al luogo in cui la Vergine apparve ai tre pastorelli. E’ un rapporto basato sull’Amore: l’Amore – con la ‘A’ maiuscola – di un figlio per la Madre. Lo si capisce benissimo nell’intervista esclusiva che questo illustre Principe della Chiesa ha rilasciato a ‘Petrus’ al suo ritorno a Roma dopo aver accompagnato personalmente il Papa nel suo recente viaggio apostolico in terra lusitana.
Eminenza, Le chiediamo un bilancio della visita di Benedetto XVI in Portogallo.
“E’ stato un successo straordinario, universale, indimenticabile. Un grande avvenimento, che merita di essere registrato con lettere d’oro nel libro della storia della Chiesa. Una gioia immensa non solo per il Portogallo ma per tutto il mondo. D’altro canto, Fatima è l’altare del mondo, anzi la Cattedra del mondo, perché la Madonna è venuta in quel luogo a farsi messaggera, per mezzo dei tre pastorelli, di valori intramontabili e, peraltro, di enorme attualità anche in questo determinato periodo storico. Mi riferisco ai richiami alla pace, alla conversione a Dio, alla centralità dell’Eucaristia, alla devozione a Cristo, alla penitenza. Sono temi molto belli, che il Papa ha riaffermato con chiarezza e senza esitazioni”.
I Cattolici portoghesi non hanno mancato di stringersi intorno al Papa in questo particolare momento storico.
“Verissimo. Essi hanno dimostrato di nutrire un affetto infinito per il Papa. L’affetto di un figlio per il proprio padre. E la loro presenza ad ogni singola cerimonia, è stata la risposta migliore alla campagna d’odio, basata sulle calunnie, messa in atto contro il Papa e la Chiesa”.
A proposito: il numero dei pellegrini è stato eccezionale, alla sola Messa di Fatima ha preso parte oltre mezzo milione di fedeli. Era nelle previsioni della vigilia?
“Francamente no. Anche il Papa non si aspettava tanto calore, e perciò ha gustato e gradito ancora meglio l’accoglienza dei portoghesi, che lo hanno dunque abbracciato e sostenuto come un vero padre. E’ stato così confermato quel vincolo inscindibile che lega il Romano Pontefice ai portoghesi e che risale all’epoca in cui il Portogallo non era ancora autonomo e l’Arcivescovo di Braga venne a Roma per chiedere al Papa di accettare di firmare l’indipendenza di questo popolo dal resto della Spagna. Come dire, l’influsso del Papa è nel Dna, nella storia e nella cultura del Portogallo”.
Il Santo Padre con che animo ha affrontato questo pellegrinaggio in Portogallo a pochi giorni dalla promulgazione delle Leggi a favore dell’aborto e del riconoscimento delle coppie di fatto da parte del Governo socialista guidato dal premier Socrates?
“Con molto coraggio e semplicità, toccando questi temi con chiarezza e forza, il Papa ha parlato con grande libertà di spirito, non ha avuto paura di difendere la dignità della vita umana e il valore unico del matrimonio naturale tra uomo e donna (senza dimenticare le belle parole sul rapporto tra Fede e Cultura pronunciate a Lisbona), esortando i portoghesi a fare lo stesso. Sono stati appelli che hanno fatto riflettere un po’ tutti”.
In Italia avrebbero gridato all’ingerenza della Chiesa nella cosa pubblica…
“Ma la Chiesa ha sempre e comunque l’obbligo di riaffermare la ‘non negoziabilità’ dei valori cristiani, in quanto essi sono il cuore e l’apice del Vangelo”.
La tappa più significativa è stata, senza ombra di dubbio, quella di Fatima. Ma quale gesto di Benedetto XVI è stato consegnato alla storia?
“Mi hanno colpito, in particolare, due momenti: l’intensità umana e spirituale con cui è stata deposta la rosa d’oro ai piedi della Madonna e il fatto che il Santo Padre, appena giunto all’eliporto di Fatima, abbia voluto recarsi immediatamente, senza soste intermedie, presso la cappellina delle apparizioni per pregare, lungamente inginocchiato, ai piedi della Signora più splendente del sole”
Benedetto XVI è stato il terzo Pontefice a visitare Fatima dopo Paolo VI e Giovanni Paolo II (che vi andò tre volte). Quale ritiene sia stato il viaggio più importante tra questi?
“Non c’è stato un viaggio più importante dell’altro, ma tutti sono stati importanti nella stessa misura. La Chiesa è incarnata nel tempo e nalla storia. E sia Paolo VI, sia Giovanni Paolo II, sia lo stesso Benedetto XVI, sono riusciti alla perfezione a parlare ai cuori dei loro contemporanei. Chi non se lo aspettava da Benedetto XVI, è rimasto deluso. Avrebbe dovuto sapere, infatti, che il Cardinale Ratzinger ha sempre seguito con ammirazione e interesse il fenomeno delle apparizioni mariane di Fatima, ed ha per questo presieduto, in passato, anche una veglia mondiale del 13 Maggio alla Cova da Iria. Come Giovanni Paolo II, Benedetto XVI è, pertanto, un ‘Papa di Fatima’, sia pure per motivazioni storiche diverse”.
Quando il Papa ha dichiarato che la persecuzione ai danni della Chiesa è causata dai suoi stessi membri, si riferiva solo allo scandalo della pedofilia nel clero?
“E’ d’obbligo una premessa. Sappiamo benissimo che la Chiesa è fatta anche di peccatori; il sacerdozio, d’altronde, non conferisce l’immunità dal commettere colpe. Ma se la presenza del peccato nella Chiesa è un fatto accertato, ciò non vuol dire che sia esteso ai livelli che certa stampa vorrebbe far credere. Detto ciò, il discorso del Papa, certo, include anche – ma non solo – la pedofilia. E’ un discorso ancora più ‘generale’. Come non pensare, infatti, alla disobbedienza verso il Pontefice, al ‘carrierismo’, alle divisioni tra il popolo di Dio e i suoi Pastori?”.
Eminenza, veniamo, ora, al nucleo centrale del cosiddetto ‘Terzo segreto di Fatima’. Benedetto XVI ha precisato che la profezia non si è conclusa e che, comunque, non riguardava esclusivamente l’attentato a Giovanni Paolo II, specificando ma pure che il Papa avrebbe dovuto subire persecuzioni in ogni epoca.
“Nella visione del ‘Vescovo vestito di bianco’ che viene colpito a morte, c’è la descrizione della Passione della Chiesa e del suo Pastore, il Papa. In questo contesto rientra perfettamente l’attentato a Wojtyla. Ma la Madonna ha voluto profetizzare anche altro, e cioè che la Chiesa e il Papa sarebbero stati oggetto di persecuzioni, sacrifici e sofferenze in ogni epoca. Effettivamente, lo riscontriamo nella storia: è stato così in passato, è così oggi, sarà così domani. La Chiesa, infatti, altro non è che il Cristo stesso incarnato non più in un corpo fisico ma in una comunità di Fede, di Speranza e d’Amore. Quindi, se la Chiesa è Cristo, deve riproporre il volto del Cristo crocifisso e sfigurato, però non abbandonandosi allo sconforto ma pensando con gioia e ottimismo che dopo la Croce c’è sempre la Risurrezione; che dopo il Venerdì Santo, arriva sempre la Pasqua. Cristo è morto per risuscitare; così pure la Chiesa deve patire per sconfiggere le tenebre. Il sangue dei martiri è il seme del cristianesimo. Dobbiamo esserne consci, Gesù ci ha avvisati subito: ‘Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi’. Ma, non dimentichiamolo, ha poi aggiunto: ‘Non praevalebunt’, le porte degli inferi non prevarranno. Con quest’ultima promessa, possiamo essere certi che malgrado i peccati di alcuni suoi figli, le sofferenze, le calunnie, le persecuzioni e le campagne d’odio portate avanti dai media, la Chiesa, Corpo mistico di Cristo, risorgerà come è già risorto il Corpo fisico del Signore. Possiamo esserne certi: la Chiesa e il Papa usciranno rafforzati dalle persecuzioni”.
Dopo le parole del Santo Padre, alcuni giornalisti e scrittori – Antonio Socci su tutti – sono tornati all’attacco sostenendo che il Vaticano nasconderebbe una quarta parte del Mistero di Fatima in cui la Madonna profetizzerebbe l’apostasia della Chiesa. Una Sua testimonianza diretta sull’infondatezza di questa tesi.
“Non esiste nessun quarto segreto di Fatima e tantomeno il terzo si riferisce all’apostasia della Chiesa. Nel 2000, sono stato incaricato da Giovanni Paolo II di visionare quanto scritto da Suor Lucia e posso testimoniare che non vi è altro al di fuori di quanto reso pubblico in questi anni”.
Un altro dibattito si è riaperto sulla consacrazione della Russia al Cuore Immacolato di Maria.
“La Russia, come chiesto dalla Madonna per mezzo di Suor Lucia, è stata già consacrata dai Venerabili Pontefici Pio XII e Giovanni Paolo II. Non è stato quindi disatteso il pensiero della Vergine. E’ vero che la Russia non fu citata esplicitamente, ma essa non fa forse parte del mondo? Consacrando tutto il mondo al Cuore Immacolato di Maria, contemporaneamente gli è stata consacrata anche la Russia”.