di Gianluca Barile
CITTA’ DEL VATICANO – Intervistiamo Stefano Cropanese, Presidente dell’Associazione Culturale “Amici del Ritiro”, apprezzato musicista e compositore, nostro prezioso collaboratore e autore dell’opera editoriale sul Missionario Apostolico Don Matteo Lamanna (1710-1772) che, da qualche tempo, si sta adoperando affinché il Santo Pontefice Zosimo I sia proclamato patrono di Mesoraca (Crotone), insieme all’attuale patrono San Nicola, Vescovo di Mira. Nel centro del crotonese, che nel periodo greco diede i natali a tre dei dieci Pontefici calabresi, si conserva con grande fede la tradizione secondo la quale Zosimo, figlio di Abramo, sia nato a Mesoraca, l’antica Reatio, fondata dagli Enotri diversi secoli prima di Cristo.
Stefano, perché si sta promuovendo questa iniziativa?
“Anzitutto perché si nutre grande amore verso la terra d’origine, la Calabria, e c’è, quindi, il desiderio che sia valorizzato l’enorme patrimonio culturale ereditato nel corso dei secoli. Da 15 anni mi adopero per il recupero della straordinaria figura di Don Matteo Lamanna – fondatore della Congregazione dei ‘Sacerdoti Missionari figli di Maria Santissima’ e del complesso monumentale del Ritiro -, del quale nel 2010 si celebrerà il III centenario della nascita; l’ho fatto anche nei confronti di Maria Stella Pollizzi, un’icona della carità silenziosa e concreta nel XX secolo, e per la figura di Papa San Zosimo I. Mesoraca, non tutti lo sanno, è una terra di Santi! Basti pensare che frà Umile da Bisignano, canonizzato da Giovanni Paolo II il 19 maggio 2002, dimorò per tanti anni nel Santuario dell’Ecce Homo in Mesoraca; oppure ai beati francescani Matteo e Girolamo, nativi di Mesoraca, che vissero nel XVII secolo. Ma il discorso su San Zosimo è molto complesso e occorre, perciò, tanta pazienza. Sin da piccolo ho sentito parlare di questo Papa e ho iniziato a lavorare per il suo recupero più di un decennio fa. A distanza di 1579 anni dalla morte di San Zosimo, cioè nel 1997, ho organizzato con il Coro Polifonico “Don Matteo Lamanna” una solenne celebrazione nella Basilica di San Lorenzo fuori le mura, in memoria del nostro Pontefice, che proprio lì è tumulato. Qualche anno dopo, sempre con lo stesso Coro, abbiamo tenuto un concerto in suo onore nella Chiesa monumentale del Ritiro in Mesoraca, il 26 dicembre: “dies natalis” del quarantunesimo successore di San Pietro. E’ cresciuta, col passare degli anni, la consapevolezza di quanto lavoro fosse stato compiuto per rendere onore a questo Pontefice, tanto importante per la storia della Chiesa. E, per questo, credo sia indispensabile proseguire con la valorizzazione e la conoscenza del ministero petrino di San Zosimo I. Specie oggi, se non ci rimpossessiamo del nostro patrimonio culturale, si corre il rischio di affrontare le sfide presenti e quelle future con grande debolezza e profonda paura”.
Nel corso dei secoli, come si è sviluppata nei tuoi conterranei questa consapevolezza?
“Anzitutto, ci fu un intervento chiarissimo da parte della Santa Sede Apostolica. La Sacra Congregazione per i Riti, infatti, approvò l’aggiornamento dell’Ufficio liturgico, in uso presso le Basiliche dell’Urbe, con la facoltà di estenderlo all’Arcidiocesi di Santa Severina. Ed ecco un passaggio importantissimo del Decreto firmato dal Prefetto Cardinale Feroni il 26 marzo 1763: ‘Zosimus Græcus ex Reatio Urbe Magnæ Græciæ nunc Mesuraca Oppido Calabriæ Ulterioris’. Altro aspetto importantissimo è dato dal fatto che il Missionario Apostolico Don Matteo Lamanna abbia ricevuto, per la sua Chiesa del Ritiro, la reliquia contenente una particola delle ossa di Papa San Zosimo I, accompagnata dalla Bolla dell’Arcivescovo titolare di Adrianopoli, Giovanni Lercario, rilasciata il 6 marzo 1762. Per giungere ai nostri giorni, desidero segnalare un aneddoto, a mio avviso molto importante, avvenuto il 7 ottobre 1984. L’allora Arcivescovo di Santa Severina e Vescovo di Crotone, Giuseppe Agostino, in occasione della storica visita del Pontefice Giovanni Paolo II nella città di Crotone, affermò solennemente nel suo discorso: ’Questo comprensorio del crotonese diede, nel periodo greco, tre Pontefici alla Chiesa universale: Sant’Antero di Strongoli, San Zosimo di Mesoraca e San Zaccaria di Santa Severina’. Affermazioni di un certo peso che, certamente, l’Arcivescovo Agostino non avrebbe fatto se non fosse stato consapevole di questa verità storica. L’impulso decisivo per la valorizzazione di San Zosimo lo diede, nel Settecento, il Protonotario Apostolico Giovanni Andrea Fico, il quale condusse il suo studio soprattutto presso gli Archivi Vaticani e basò le sue indagini su quattro fonti: i Libri Liturgici, in questo caso il Breviario Romano, in uso presso i Canonici della Basilica Lateranense; il Liber Pontificalis, alle cui origini si colloca Anastasio, che Papa Nicolò I volle quale bibliotecario vaticano, suo consigliere e Legato Pontificio al Concilio Ecumenico Costantinopolitano dell’869; gli Acta Martyrum o Atti degli antichi notari e, infine, la Tradizione. Oltre a Fico, ci furono altri storici che affermarono solennemente che Mesoraca fosse la patria di San Zosimo I. Tra questi: Silvestro Pietro Morabito, Girolamo Marafioti, Stefano di Bisanzio, Giovanni Fiore, Tommaso Aceti, Saverio Zavarrone, Domenico Martire, Francesco Russo, Domenico Sisca e Carmelo Lo Re”.
Quali sono i passi che si intendono fare?
“Innanzitutto, come ho già avuto modo di scrivere in un mio articolo su Papa San Zosimo I, sarebbe auspicabile che fosse istituita, in concertazione con l’Arcidiocesi di Crotone-Santa Severina, una giornata annuale di studio sui tre Pontefici del Crotonese. Quindi, non solo la valorizzazione di San Zosimo ma anche quella di Sant’Antero e San Zaccaria, i quali sono raffigurati assieme in un’opera su tela del XVIII secolo, ubicata a Mesoraca. Inoltreremo, altresì, una lettera ai Sindaci dei tre paesi interessati (Strongoli, Mesoraca e Santa Severina) con la quale chiederemo il loro sostegno istituzionale per far si che tale progetto possa attuarsi. Per quanto riguarda Mesoraca, l’idea è chiara: proclamazione di San Zosimo quale patrono da parte delle Autorità ecclesiastiche competenti, intitolazione della piazza principale e realizzazione di un imponente monumento che lo raffiguri. E’ un personaggio troppo importante per farlo rimanere nell’oblio. Come sappiamo, San Zosimo si prodigò energicamente per contrastare la cosiddetta eresia pelagiana, soprattutto mediante la pubblicazione di ‘Tractoria’, nella quale egli pronunciò la condanna verso Pelagio e le sue Dottrine”.
Come risponderanno a questa iniziativa i concittadini di Papa San Zosimo?
“Sono sicuro che, come sempre, Mesoraca saprà rispondere positivamente a questa iniziativa. Qualcosa è stato già proposto nel gruppo che ho creato sul social network ‘Facebook’. La gente inizia ad interessarsi concretamente perché, fondamentalmente, c’è il desiderio di conoscere le proprie origini cristiane e di valorizzare il patrimonio culturale, anche per essere nelle condizioni di poterne andare fieri e di alimentare ulteriormente la dedizione alla Santa Madre Chiesa, nella quale il mesorachese San Zosimo I è stato degno successore di San Pietro, Principe degli Apostoli”.