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I nuovi ‘Nicodemo’ e il Papa Conciliatore
di Mauro Bontempi
CITTA’ DEL VATICANO – I dogmi dell’Immacolata Concezione e dell’Assunzione, nonchè la consacrazione del mondo intero a Maria, hanno rappresentato in passato la risposta della Chiesa al progressivo allontanamento dell’umanità da Dio, una deriva lenta ma progressiva a cui i Pontefici hanno sempre risposto con la figura della Madonna, la creatura eletta. Pio IX, Pio XII, Giovanni Paolo II, Benedetto XVI, nell’ora della prova e dello sbandamento delle coscienze, hanno perentoriamente indicato Maria di Nazareth come l’esempio perfetto di una umanità pienamente realizzata nella libera adesione al progetto di Dio. Non è certo un caso che in una fase così delicata per l’umanità, Benedetto XVI abbia fatto visita a tre Santuari mariani, diversi per origine ma accomunati per la fede con la quale gli occhi di tanti uomini hanno guardato elevando suppliche all’immagine della Vergine. Ora Pompei, “cittadella di Maria e della carità”, prima Lourdes e ‘Bonaria’, a Cagliari. Tornando con la mente al piccolo centro della Francia rurale illuminato dall’apparizione della Vergine 150 anni or sono, si possono leggere con rinnovato slancio e fervore la fede e i segni dei nostri tempi. La notte avvolge Gerusalemme. Per un uomo, un uomo molto importante ed influente della città, non è una notte come tutte. È la notte che gli cambierà la vita. Nella domenica in cui il Papa celebrava la Santa Messa a Lourdes, la Chiesa proponeva “stralcio” del colloquio tra Gesù e Nicodemo, un capo fariseo, un dotto, conoscitore delle Scritture, detentore di un potere all’interno della comunità. Come non associare l’umanità di oggi a tanti “Nicodemo” in cerca di Cristo? Una Nazione intera, la Francia, che “come Comunità filosofica ha ereditato dei privilegi dalla Chiesa gallicana, e ha giocato il ruolo che i Borboni avevano affidato, come instrumentum regni al gallicanesimo” (così Henri Hude su ‘Il Sole 24 Ore’ del 16 settembre), un Paese che sta passando dalla “cattolaicità” della Repubblica illuminista alla “laicità positiva” della Francia di Sarkozy, questa Nazione, dunque, ha accolto il Pontefice con amore sincero, impressionante, imprevisto e sottostimato. Come acutamente osserva Hude, “i credenti effettivi sono senza dubbio dieci volte superiori a ciò che indicano le statistiche, come dimostrano tutti i viaggi di un Papa, qualunque sia il suo nome”. E Benedetto XVI ha risposto pronunciando il nome della vergine Bernadette Subirou, grazia e sofferenza, fede e ragione. In Bernadette e nella sua visione di Maria, tutto ha sintesi. La ragione, sollecitata all’inizio del viaggio, viene a sublimarsi nella fiaccolata di Lourdes. “Abbiamo bisogno di luce e allo stesso tempo siamo chiamati a divenire luce”, un “camminare nella notte portando la luce che parla con forza al nostro animo”. Così si rivolgeva il Pontefice ai fedele radunati nel Piazzale del Rosario a Lourdes. Si riaffaccia l’immagine di Nicodemo che, nell’oscurità della notte del mondo e della sua anima, cerca la luce di Cristo, la luce che è Cristo. Non è solo un incontro umano, cioè uno scambio dialettico fra un rabbi e il Maestro, ma un cammino di conversione molto simile a quello che conduce numerose persone a Lourdes in cerca, “forse segretamente”, di ricevere “qualche miracolo”; poi, sulla via del ritorno, avendo fatto un’esperienza spirituale di vita autenticamente ecclesiale, “cambiano il loro sguardo su Dio, sugli altri e su se medesime. Una piccola fiamma chiamata speranza, compassione, tenerezza, le abita”. Pochi analisti hanno colto il grande valore simbolico della viaggio di Benedetto XVI in Francia. Il Papa ha mostrato alla Vecchia Europa, alla Nazione simbolo della Vecchia Europa orgogliosamente laicista, positivista e relativista, la figura di Bernadette, apertasi al “sorriso” di Maria giacché “cercare il sorriso di Maria non è questione di sentimentalismo devoto e antiquato; è piuttosto la giusta espressione della relazione viva e profondamente umana che ci lega a Colei che Cristo di donato come Madre”. La cifra della vista in Francia l’ha data il Pontefice stesso con una espressione molto suggestiva: mostrare all’umanità “quella straordinaria prossimità tra il cielo e la terra che non si è mai smentita e che non cessa di consolidarsi”. Questa è Lourdes. Nulla è impossibile a Dio. La conversione è molto spesso un cammino che dura nel tempo. È difficile immaginare 62 milioni di francesi improvvisamente accesi da amore verso Dio e la Chiesa. Nondimeno il cambiamento è palpabile e come tanti “Nicodemo” molti uomini, in Francia come nei tanti altri Paesi un tempo considerati roccaforti del laicismo oltranzista, stanno aprendo il loro cuore all’Altissimo. Benedetto XVI, Vicario di Cristo in Terra, sta mostrando il vero volto della Chiesa. Il suo viaggio è stato proprio all’insegna del “quarere Deum”, del “cercare Dio e lasciarsi trovare da Lui”. “Una cultura meramente positivista che rimuovesse nel campo soggettivo come non scientifica la domanda circa Dio – ha detto il Santo Padre concludendo il suo discorso presso il ‘Collège des Bernardins’ -, sarebbe la capitolazione della ragione, la rinuncia alle sue possibilità più alte e quindi un tracollo dell’umanesimo, le cui conseguenze non potrebbero essere che gravi. Ciò che ha fondato la cultura dell’Europa, la ricerca di Dio e la disponibilità ad ascoltarLo, rimane anche oggi il fondamento di ogni vera cultura”. Se Giovanni XXIII è stato il Papa del Concilio, Benedetto XVI è il Papa Conciliatore. Una conciliazione in Cristo delle umane vicende e delle umane capacità intellettuali e materiali: si pensi, ad esempio, al procedere sempre più spedito del riavvicinamento con la Chiesa Ortodossa e con le altre Confessioni cristiane. La Chiesa non è moderna o anti-moderna. La Chiesa, amando l’uomo, mostra, indica, testimonia e proclama, dinnanzi alle contraddizioni del mondo, “la semplicità della nostra vocazione: in realtà, basta amare”.
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