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L’Onnipotenza di Dio è l’Onnipotenza dell’Amore
del Cardinale Angelo Comastri

L’inferno esiste ed è eterno
di Maurizio Fois

Quando l’Eucaristia è vittima dei satanisti
di Stefano Cropanese

Gli Ordini dei Canonici Regolari: numeri e abiti
di Daniele Di Sorco

Sul valore teologico del Concilio Vaticano II
di Don Curzio Nitoglia

Se anche le altre religioni recitassero il ‘mea culpa’
di Sergio Rolando

Il Generale e la cappella del disonore
di Gianluca Barile

La Grazia e il Peccato, nostro pane quotidiano
di Luciano Nicastro

Lettera a un seminarista
di Andrea Maniglia

Pompei, dove la Madonna appare ai cuori
di Padre Antonio Rungi



La vita dopo la morte

di Don Gianluca Scrimieri

CITTA’ DEL VATICANO – Spesso sento dire che Novembre è il mese dei ‘morti’. Non sono d’accordo. Perché esso inizia con la festa di tutti i Santi, e da loro dobbiamo essere attratti. E vi pare poco? Dovremmo ricordarci che Dio ci vuole Santi ogni giorno, con l’impegno di una vita cristiana che lascia passare Cristo in ogni nostra relazione, in ogni spazio personale e pubblico. Non mostriamo, di giorno, la faccia da quasi Santi, con un falso perbenismo, e poi diavoli e “halloweeniani” di notte, con uno stile di vita incoerente, ritenuto giusto e normale, così da dire: “Io faccio come mi pare, tanto qui Dio non c’entra”.  Proviamo ad imitare i Santi che sono per noi modello e punto di riferimento, per essere noi gli amici di Cristo, senza vergogna, con umiltà, con un entusiasmo personale e di Chiesa. Loro ci dicono che sono forti (Dio stesso è forte e misericordioso), che ci sono vicini e che la vita umana va vissuta e rispettate in tutte le sue fasi in modo dignitoso perché è sacra. Oggi manca equilibrio nella mente e nella coscienza umana: coscienza inaridita, priva di valori assoluti. Facciamo in modo di non aprire la porta al demonio, a lui basta uno spiraglio per entrare e mettere disordine, divisione e malessere (apparentemente sembra benessere) e dividerci da Dio e dai fratelli. Sento dalla gente, anche da quella che va in Chiesa, che quando parlano di una persona che non c’è più, affermano: “Lo sai, è morto… non c’è più, già sono tre anni che è morto!”. Parole cariche di poca fede e amarezza. Per la fede in Cristo e il suo insegnamento, le cose non stanno così. Gesù ci dice: ”Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me anche se muore vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno” (Giovanni 11,25-26); “Perché cercate tra i morti colui che è vivo? Non è qui, è risorto” (Luca 24,5-6). Gesù sulla Croce ha detto al ladrone crocifisso accanto a lui: “Oggi sarai con me in Paradiso” (Luca 23,43). Dopo la predica: “Credo nella comunione dei Santi, la risurrezione della carne, la vita eterna”. Domandiamoci: ci crediamo veramente? Mi fido delle parole di Gesù? Dovremmo pregare tanto il Signore e chiedere tantissima fede. Quelli che vanno alla Santa Messa, mi dicono riguardo ai defunti: “Ma speriamo bene, chissà se c’è qualcosa dopo la vita”. Ciò significa non avere fede, non credere nella vita eterna; come per dire: “Quando sarò di là, lo saprò, finora nessuno è ritornato!”. Cari amici, i morti non sono morti, non sono defunti, ma sono “vivi”. Sono vivi più che mai e vivono nella luce e nell’amore del Padre, perché Dio è Amore. Quante volte si è sentito dire che in “sogno” qualcuno dei nostri cari volati in cielo si è fatto presente per evitare un pericolo, per dare un consiglio: questo significa che sono morti? Loro conoscono tutti i nostri pensieri, le preoccupazioni, le gioie e le fatiche; come li pensiamo, essi sono accanto a noi, anche se non li vediamo. Solo chi ha fede in Cristo Risorto può dare vero senso alla propria vita. Diciamo grazie ai nostri Santi, ai nostri “abitanti del Cielo”, insieme agli angeli custodi, perché ci sono, pregano per noi, e ci aiutano in tanti momenti della giornata: al lavoro, sulle strade, nelle relazioni, nelle scelte di vita, nella sofferenza e nella malattia, consolano i genitori di figli in cielo, bisognosi di essere consolati e ascoltati. Perché non crediamo, perché siamo poco sensibili? Perché siamo “distratti” e attratti dai soldi, dagli interessi, dal potere, dalla voglia di dominare, dallo ‘sballo’. Siamo “uomini di poca fede”. Non diciamo loro: ‘Dammi’, ma ‘dimmi’ per fare la volontà di Dio, per seguire e vivere il Vangelo. Spero che chi leggerà possa convincersi e stare meglio nello spirito e nel corpo per vivere in modo migliore (oggi si ha più paura di vivere che di morire). Gli abitanti del cielo sono inseparabili da noi. La morte non li ha vinti e non li vincerà e non spezzerà il nostro legame di vita con loro. Essi ci parlano al cuore, ci chiedono di utilizzare al meglio le risorse e le potenzialità della nostra vita. Solo se viviamo una vita bella, ha senso il loro cielo. A noi non resta che metterci in ascolto.