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1978-2008: trent’anni, un istante. In memoria di Giovanni Paolo II
di Giuseppe Massari
CITTA’ DEL VATICANO – Trent’anni fa l’elezione del Papa polacco. Un Papa straniero dopo secoli di lunga presenza di Pontefici italiani chiamati a guidare la barca di Pietro. L’eletto, subito dopo essersi affacciato alla loggia delle Benedizioni della Basilica di San Pietro per rivolgere il primo saluto ai fedeli presenti in Piazza, disse che i Cardinali lo avevano chiamato “da un Paese lontano, ma molto vicino”. In effetti, la religiosissima e cattolicissima Polonia è stata sempre nel cuore della Chiesa di Roma, vicina spiritualmente al primato petrino. Quell’uomo timido, che veniva dalla Polonia, terra di Santi e di martiri, divenne un ciclone instancabile. Divenne il punto di riferimento dei Capi di Stato del mondo, ma anche dei poveri, degli ultimi, dei giovani, dei più deboli. Fu il successore di Pietro che seppe prendere per mano la piccola suorina che aveva fondato la Congregazione delle Missionarie della carità. Ci stiamo riferendo a Madre Teresa di Calcutta, che, per volere dello stesso Pontefice, è già agli onori degli altari. Papa Wojtila entrò subito nel cuore della gente, perché le sue gesta, spesso molto spontanee, le sue parole, i suoi discorsi, i suoi interventi scritti, ma anche a braccio, si sostanziavano di contenuti veri, concreti e profondi. Forse, non c’era niente di nuovo, nelle sue famose parole d’inizio pontificato: “Aprite le porte a Cristo”, ma fu la prima corda del cuore dei cristiani che seppe toccare da consumato musicista dell’armonia umana. Giovanni Paolo II fu il fustigatore dei mafiosi. Storico il suo discorso nella Valle dei Templi di Agrigento contro la criminalità organizzata che insanguinava la Sicilia. Lui, l’uomo venuto da molto lontano, che aveva sofferto i danni irreparabili della guerra, rivolgendosi ai giovani e, forte della sua esperienza dolorosa, li esortava e li invitava a non avere più pensieri di guerra, ma di pace. “Mai più la guerra”, fu il suo accorato appello, nel corso di un Angelus domenicale purtroppo prossimo al conflitto bellico in Iraq. Questo Vicario di Cristo, nel corso del suo lungo papato, ha avuto la forza e il coraggio di riscrivere non solo la storia del mondo, ma anche quella della Chiesa. Se altri suoi predecessori hanno indetto Concili dogmatici o pastorali, lui ha indetto il Concilio permanente per la causa dei giovani, per la causa di una gioventù che fosse capace di santificarsi. Sua l’intuizione profetica di indire le Giornate mondiali della gioventù. Una eredità e un testamento spirituale che i giovani hanno recepito e fatto proprio, perché è stato stilato, voluto e prodotto da un Papa giovane. Giovane lui con loro. Giovani spontanei, aperti al messaggio d’amore che proveniva da colui che consideravano padre, pastore, maestro, guida, fratello, amico. Un Papa che stava bene con i giovani. Stava a suo agio e metteva in condizione i suoi interlocutori di fare altrettanto. Una spinta di novità e di ventata nuova all’interno di una Chiesa che si apriva sempre di più al dialogo interreligioso, ecumenico. Questo è stato l’altro grande merito di Giovanni Paolo II. Nonostante tutto, ecco che a distanza di qualche anno dalla sua elezione, il 13 maggio 1981, qualcuno tenta di far tacere per sempre quella voce di speranza. Non ci riuscì, perché per bocca dello stesso Pontefice, intervenne miracolosamente Maria che deviò il proiettile di morte che lo avrebbe colpito in maniera irreparabile. Di Maria, di cui era devotissimo fino a richiamarne la presenza nel suo stemma: “Totus tuus”, Giovanni Paolo II conservò la fede, la docilità, la dimensione spirituale della preghiera, della sofferenza e del perdono, fino al punto di incontrare in carcere e perdonare quello che doveva essere il suo carnefice. Una grande, irripetibile e magistrale lezione d’amore. Una testimonianza di come il perdono è qualcosa che non si predica ma si concede. Il perdono che diventava, tramite lui, il segno della misericordia divina. Una pagina veramente luminosa, di alta intensità spirituale da offrire a quel mondo che non sa perdonare, che, in nome della vendetta, genera guerre, morti, sangue, divisione, povertà e dolore. Con questi pochi riferimenti abbiamo voluto ricordare un colosso nella vita e nella storia della Chiesa. Una persona attenta e sensibile, che infrangeva protocolli e pratiche consolidate, per avvicinarsi ai bisogni della gente, per ascoltare, per infondere fiducia, coraggio e speranza. Un cuore aperto sulla finestra del mondo. Una finestra di Dio aperta sui bisogni del mondo contemporaneo, sempre irrequieto, ma pronto ad ascoltarlo, a convertirsi, a recepire le sue ansie e le sue preoccupazioni. Qualcuno disse che Giovanni Paolo II era un Papa scomodo, perché aveva la capacità di scuotere le coscienze sopite, addormentate, addomesticate alle forze insane di alcuni regimi violenti e totalitari, come quello comunista. Ma Karol Wojtyla faceva solo il suo dovere di padre premuroso contro i soprusi e gli abusi di certi Capi di stato. Fu presente in ogni parte del mondo per predicare la buona novella, la parola dell’amore, il vangelo della pace, per aprire il libro della giustizia e chiudere quello delle ingiustizie. I suoi lunghi viaggi, i suoi pellegrinaggi, le sue visite alle parrocchie romane furono l’itinerario tracciato da Dio sul suo cammino e che egli seguì con generosità, facendosi modello del Redentore dell’uomo e, contestualmente, seguace e cantore delle gesta della Vergine, accompagnato da quello Spirito Santo che presiede e guida sapientemente sempre la Chiesa. Con fede e ragione seppe tenere fermo il timone della barca di Pietro. Gliene siamo grati, e per questo eleviamo al Signore tutte le necessarie preghiere perché possa sedere sul trono dei Beati e dei Santi in Paradiso.
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