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La Juve nella bufera tra critiche eccessive ed errori che si potevano evitare
di Luciano Moggi
Con tutto il rispetto per le opinioni altrui, debbo dire che questa campagna anti-Ranieri mi sembra molto più che eccessiva. E’ vero che la crociata l’ha abbracciata di petto un solo giornale (il torinese ‘Tuttosport’), ma la campagna ha finito per mettere in piazza la parte più aspra del problema, ha fatto proseliti, alimentato sondaggi e non si ferma più. All’interno della bufera sono stati espressi giudizi acri anche contro la società, che non è proprio d’abitudine a Torino. Non si è sottratta ‘La Stampa’, che ha invocato “dirigenti con gli attributi”, ma è andato molto più giù duro lo stesso ‘Tuttosport’ che, in un editoriale del direttore De Paola, ha definito la Juve “molle in ogni reparto, molle dietro le scrivanie dirigenziali, molle in panchina e molle in campo”, e più avanti ha lanciato un j’accuse senza precedenti: “Non si può dirigere una società come se fosse un condominio”. Il successore di Padovan (un galantuomo che forse ha pagato il suo ideale di dire sempre pane al pane e vino al vino), usa tempi, modi e parole all’indirizzo del management della Juve assai forti, e nel caso del richiamo al condominio, anche molto rudi. Forse De Paola ha capito che la Juve è a una svolta e contrariamente alle attese – ultra speranzose dei suoi dirigenti – ha compreso che la squadra che è stata costruita non andrà da nessuna di quelle parti vagheggiate dalla dirigenza (Scudetto, Champions, Intercontinentale…). Chi mi segue, sa che fin dal primo momento, lo scorso anno, ho detto che la Juve doveva puntare al terzo posto, e se l’ho detto, pur autorizzando chiunque, pure me stesso, a sperare di più, mi sono basato sul mio modo di vedere le cose e su quel po’ di esperienza che ho. Ribadisco che Ranieri non è esente da colpe, ma le responsabilità non sono tutte sue, ma come ormai tutti hanno capito (si può dare uno sguardo anche ai sondaggi) nascono da una campagna acquisti e cessioni non felice, in cui si sono seguiti obiettivi buoni (Xabi Alonso, Aquilani) che alla prima difficoltà sono stati però abbandonati. Ho già scritto su “Libero”, facendo sobbalzare dalla sedia qualcuno, che la superlodata operazione Amauri deve essere riguardata. Per il costo elevato che ha avuto sarebbe stato meglio indirizzare quei milioni di Euro nell’ingaggio di un difensore e di un centrocampista che non poteva essere Poulsen. Non sto ragionando con il senno di poi, le campagne acquisti sono sempre piene di insidie, ma riconoscere i propri errori può essere utile al management della Juve per non ripetersi in futuro. Se poi qualcuno dovesse richiamarsi al problema di un budget che non poteva andare oltre certi limiti, questo è un bell’argomento, ma non voglio essere io ad affrontarlo. Tutti sanno che ai tempi della ‘Triade’ la proprietà per anni e anni non ha scucito un euro (e neanche una lira). Tutto ciò premesso, credo che abbia fatto bene la società a confermare la fiducia in Ranieri, ma questo è solo lo scenario all’interno del quale il “comitato sportivo”, come con beffarda ironia l’ha chiamato sempre De Paola, deve sapersi muovere per smussare quei contrasti, quelle antipatie, quelle differenti opinioni sull’assetto migliore della squadra che sicuramente esistono tra il tecnico bianconero e una parte dello spogliatoio. A questo riguardo la sosta giunge opportuna, sempre che gli spifferi siano lasciati lontano, com’è sempre stato nella tradizione della Juve. In pieno contrasto con le disavventure bianconere c’è la forte ascesa del Palermo, proprio la squadra che ha messo al tappeto domenica la ‘Vecchia Signora’ scatenando la bufera in casa piemontese. Arrigo Sacchi, che è diventato, detto senza alcuna ironia, un po’ il guru degli opinionisti, ha “santificato” Ballardini, ricordando che l’aveva avuto come calciatore della “primavera” quando allenava il Cesena e che l’aveva poi chiamato a gestire il settore giovanile del Parma quando era direttore sportivo del club emiliano. Con quell’incarico Ballardini vinse il campionato italiano Under 18 e arrivò in semifinale con l’Under 20. Sacchi ne ha descritto le qualità e il carattere, definendolo “tenace, competente, infaticabile e con l’umiltà giusta”. Ed io che sono dello stesso parere, e anche più, sono certo che tutti gli elogi che gli stanno piovendo addosso (“l’allenatore dell’anno”, ed è un coro), non ne scalfiranno l’autocontrollo e la capacità di restare con i piedi per terra. E come Sacchi, che parallelamente ha fatto gli elogi di Zamparini per il “grande colpo” messo a segno con l’ingaggio di Ballardini, credo che sia giusto riconoscere al patron rosanero i meriti di aver restituito alla città di Palermo una squadra nient’affatto in transito in serie A.
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