di Matteo Orlando
CITTA’ DEL VATICANO – Il 2008 è un anno di anniversari per l’Opus Dei, la prelatura ‘fondata’ da San Josmaria Escrivà de Balaguer, ‘Opera di Dio’ su cui tanto, a sproposito, si è parlato a causa di certi, purtroppo celebri, libri e film. Il 19 marzo scorso sono stati celebrati i 25 anni dell’erezione come Prelatura personale (sinora unica al mondo, con una sorta di diocesi senza un territorio definito ma vasto quanto il mondo intero e ‘popolato’ dai membri dell’istituzione che hanno, così, una sorta di doppia cittadinanza: quella della diocesi di residenza e quella dell’Opera, per quanto riguarda la formazione spirituale). Il 2 ottobre, invece, ricorre l’ottantesimo anniversario della fondazione. Questa istituzione della Chiesa Cattolica conta circa 85.000 membri in tutto il mondo e svolge le sue attività in un centinaio di Paesi dei cinque continenti. Il 2ottobre 1928, festa degli Angeli Custodi, don Josemara Escrivá partecipava a un ritiro spirituale a Madrid. Era nella sua stanza mentre stava riordinando una serie di appunti, quando successe qualcosa, un’ispirazione divina irruppe nella sua anima. Vide l’Opus Dei. Fu un momento di grazia, come raccontò il sacerdote aragonese: “Ricevetti l’illuminazione su tutta l’Opera, mentre leggevo quelle carte. Commosso, mi inginocchiai, resi grazie al Signore e ricordo il suono delle campane del mezzogiorno della parrocchia di Nostra Signora degli Angeli”. ‘Vidi’: è questo il termine che sempre usò per descrivere quel momento. E da questo inizio carismatico che trae origine, tra l’altro, il nome, che suscitò resistenze ma che voleva essere testimonianza di umiltà, perché Opus Dei era ‘Opera di Dio’ in quanto pensata, ispirata, voluta da Lui stesso, progetto celeste che fu affidato a un “pretino” di 26 anni. Per questo don Josemaria ripeté sempre: “Yo soy un fundadór sin fondamento”, “sono un fondatore senza fondamento”, per dire che non ha avuto alcuna intenzione di creare una simile opera, ma vi è stato costretto da un comando divino (per cui c’è anche la convinzione che, non nascendo da un progetto umano, l’istituzione non avrà fine, se non al ritorno del Cristo). Ed ancora, un giorno San Josemaria, per non ledere neppure lontanamente la libertà interiore delle persone dell’Opus Dei, disse: “Non dovete imitarmi in niente, ma se proprio volete imitarmi in qualcosa, imitatemi nell’amore alla Madonna”. Quale lo spirito, l’organizzazione e le attività di questa importante realtà pastorale della Chiesa? Intanto il messaggio fondamentale: si può essere cristiani ferventi, Santi, rimanendo al proprio posto, indaffarati nelle cose di tutti i giorni. L’Opus Dei, infatti, si rivolge ai fedeli comuni, ai battezzati che possono vivere autenticamente il rapporto con Dio proprio lì dove sono: in una fabbrica, in un ufficio, in un grattacielo, piuttosto che svolgendo le faccende domestiche o studiando all’università. È un messaggio di santità in mezzo al mondo, in cui tutto, ogni aspetto della vita, persino le cose più piccole, possono trasformarsi in un’occasione di incontro con Dio. L’Opera organizza in tutto il mondo attività di formazione spirituale (ritiri, lezioni dottrinali, incontri di direzione spirituale) pensate per aiutare ciascuno a costruire un rapporto con Dio in mezzo alle occupazioni ordinarie. L’Opera aiuta cristiani comuni ad avere una solida vita interiore e di preghiera che porta a uno slancio apostolico costante: il loro modo di comportarsi, con laboriosità, disponibilità, spirito di servizio e allegria, fa toccare con mano l’amore di Dio per gli uomini. L’Opera è una grande catechesi: non ha novità da dire o aspetti originali da promuovere, ha il solo scopo di diffondere il messaggio cristiano in tutti gli ambiti della società, con le attività di formazione e attraverso l’esempio e l’apostolato personale di ciascuno dei suoi fedeli. L’Opera ha anche in sé un forte slancio sociale. Spinti dall’anelito cristiano di darsi da fare per rendere la vita gradevole agli altri, i fedeli dell’Opus Dei, insieme a tante persone di buona volontà, hanno fatto nascere in tutto il mondo iniziative di sviluppo sociale per risolvere problemi concreti e svolgere servizi educativi e assistenziali dove ce n’è più bisogno. Iniziative civili, gestite e portate avanti da persone comuni che se ne assumono la responsabilità, di cui la Prelatura si occupa dell’orientamento cristiano e della cura pastorale. Insomma, trovare Dio nelle realtà ordinarie, servire gli altri attraverso il proprio lavoro, favorire la comprensione e l’amicizia fra gli uomini, sono alcuni degli aspetti del messaggio dell’Opus Dei, che non è altro che una ulteriore attuazione della speranza cristiana nella storia dell’uomo. Ed è una speranza ragionevole di salvezza, di cui l’uomo moderno, come ci ricorda il Papa Benedetto XVI, continua ad avere bisogno. Il libro e il film dal titolo: ‘II Codice da Vinci’, entrambi prodotti spazzatura (con il film che, in Italia, ha fatto arrivare un giovane ad accoltellare un prete), nati dalla furbizia commerciale per guadagnare milioni di dollari e di euro su falsità, non ha prodotto danni all’Opus Dei. Anzi, è successo il contrario. Molti incuriositi hanno conosciuto cos’è davvero l’Opera e si sono avvicinati ad essa, tanto che nelle facoltà americane di giornalismo, come riporta in un suo eccellente articolo Vittorio Messori, si studia con ammirazione la strategia dell’Opus Dei: approfittare della vampata di interesse non per protestare o denunciare, bensì per lanciare una campagna mondiale di informazione che presentasse la vera creatura di San Josemaria. Risultato: un aumento del prestigio e un’impennata del numero dei membri. L’Opus Dei, comunque, non gode di buona stampa, con accuse di ‘infiltrazioni’ nella politica e nella finanza, di essere una sorta di massoneria bianca. Come rispondere? Pippo Corigliano, il portavoce in Italia, ha le idee chiare: “risponderò con Madre Teresa di Calcutta, che ci voleva molto bene. Al termine di un’udienza alla quale partecipava anche don Álvaro del Portillo (primo successore di San Josemaria, ed anche lui in odore di santità), Giovanni Paolo II sospirò: ‘Ecco qui Madre Teresa, applaudita da tutto il mondo, anche dai non cristiani, e don Álvaro, bastonato da tutto il mondo al pari del Papa’. Allora la suora si mise fra i due e disse: il demonio sa dove colpire”. Ma ecco alcune caratteristiche dello spirito dell’Opus Dei:
FILIAZIONE DIVINA – Il fondatore dell’Opus Dei afferma: “La filiazione divina è il fondamento dello spirito dell’Opus Dei”. Da quando riceve il battesimo, un cristiano diviene figlio di Dio. La formazione impartita dalla Prelatura suscita in ogni fedele cristiano una viva consapevolezza della condizione di figli di Dio e lo aiuta ad assumere un comportamento coerente con tale realtà: fa scaturire la fiducia nella provvidenza divina, la semplicità nel rapporto con Dio, un profondo senso della dignità di ogni essere umano, la fraternità fra gli uomini, un vero amore cristiano per il mondo e per le realtà create da Dio, la serenità e l’ottimismo.
VITA ORDINARIA – “È in mezzo alle cose più materiali della terra che ci dobbiamo santificare, servendo Dio e tutti gli uomini», diceva San Josemaria. La famiglia, il matrimonio, il lavoro, l’occupazione di ogni momento: sono queste le occasioni abituali per stare con Cristo e per imitarlo, cercando di praticare la carità, la pazienza, l’umiltà, la laboriosità, la giustizia, la gioia, e in generale tutte le virtù umane e cristiane.
SANTIFICARE IL LAVORO – Cercare la santità nel lavoro significa impegnarsi per svolgerlo bene, con competenza professionale e con senso cristiano, cioè per amore di Dio e per servire gli uomini. In questo modo, il lavoro ordinario diviene il luogo dell’incontro con Cristo.
ORAZIONE E SACRIFICIO – I mezzi di formazione dell’Opus Dei ricordano la necessità di coltivare la preghiera e la penitenza proprie dello spirito cristiano. I fedeli della Prelatura assistono tutti i giorni alla Santa Messa, dedicano qualche minuto alla lettura del Vangelo, ricorrono con frequenza al Sacramento della Confessione, praticano la devozione per la Madonna. Per imitare Gesù, fanno anche in modo di offrire qualche piccola mortificazione, soprattutto quelle che consentono l’adempimento del proprio dovere e rendono la vita più gradevole agli altri, come il digiuno e l’elemosina.
UNITÀ’ DI VITA – Il fondatore dell’Opus Dei spiegava che il cristiano non deve “condurre una specie di doppia vita: da una parte la vita interiore, la vita di relazione con Dio; dall’altra, come una cosa diversa e separata, la vita familiare, professionale e sociale”. Invece, ricordava lo stesso San Josemaría, “vi è una sola vita, fatta di carne e di spirito, ed è questa che deve essere – nell’anima e nel corpo – santa e piena di Dio”.
LIBERTÀ’ – I fedeli dell’Opus Dei sono cittadini che godono degli stessi diritti e sono soggetti agli stessi doveri di ogni altro cittadino. Nelle scelte politiche, economiche, culturali, ecc., agiscono con libertà e con responsabilità personale, senza coinvolgere la Chiesa o l’Opus Dei nelle proprie decisioni e senza presentarle come le uniche coerenti con la fede. Ne consegue il rispetto della libertà e delle opinioni altrui.
CARITA’ – Chi conosce Cristo, scopre un tesoro che non può tenere per sé. I cristiani sono testimoni di Cristo e ne diffondono il messaggio di speranza tra parenti, amici, colleghi, con l’esempio e la parola. Afferma il fondatore: “Impegnandoci gomito a gomito negli stessi problemi dei nostri compagni, dei nostri amici, dei nostri parenti, potremo aiutarli ad arrivare a Cristo”. L’aspirazione a far conoscere Cristo è inseparabile dal desiderio di contribuire ad alleviare le necessità materiali e a risolvere i problemi sociali del contesto in cui si vive.