di Sua Eccellenza Reverendissima
Monsignor Andrea Gemma*
CITTA’ DEL VATICANO – “Trentatré giorni sono bastati perché Papa Luciani entrasse nel cuore della gente“. E sono bastati pochi minuti, quanti ne dedica settimanalmente alla breve esortazione che precede la preghiera dell’Angelus, perché Benedetto XVI ci offrisse, con l’acutezza di sempre, un quadro sintetico e completo del suo predecessore, la cui morte improvvisa e prematura commosse il mondo esattamente trent’anni or sono. Il Pontefice regnante, che fu certamente tra gli elettori di Papa Luciani nel rapidissimo Conclave del 1978 che seguì alla scomparsa di Paolo VI – uno dei più brevi della storia -, ha rilevato con pochi tocchi magistrali la personalità, ricca e poliedrica, di quel Papa che immediatamente, dal suo primo apparire, aveva fatto presagire una nuova stagione, una svolta per la Chiesa, una svolta desiderata e soltanto iniziata dal suo predecessore Montini. Benedetto XVI, partendo dal motto episcopale di Luciani (che scelse il nome di Giovanni Paolo I), ci ha detto che l’umiltà fu la prima e fondamentale caratteristica dell’uomo, come dovrebbe esserla di chi è veramente grande, nell’ossequio a Dio, nel realistico concetto di sé, nell’approccio semplice ed immediato con tutti, a cominciare dai più piccoli e meno dotati. Ci voleva poi un grande teologo come Joseph Ratzinger per ricordarci una dote di Papa Luciani che solo raramente e da pochissimi è stata rilevata: la sua amplissima cultura, sia teologica e pastorale, che storica ed umanistica. A quest’ultimo riguardo, chi come il sottoscritto ha letto e riletto il libro plurieditato di Luciani dal titolo: “Illustrissimi”, non ha potuto sottrarsi alla meraviglia di una vastissima perlustrazione della storia antica e recente, religiosa e profana, con i suoi personaggi di rilievo, il tutto condito con quel singolare espediente di indirizzare loro lettere immaginarie. Ammirevole poi il naturale passaggio dal personaggio evocato all’attualità, con un dichiarato intento pastorale e morale. Papa Benedetto – e ci voleva il suo tocco magisteriale e sapienziale – ha fatto piazza pulita di quello stereotipo coniato assai superficialmente ad indicare l’uomo Luciani definendolo “il Papa del sorriso”. E’ stato rilevato proprio in questi giorni che il vescovo Luciani, ad onta dell’apparente bonaria semplicità e condiscendenza, che qualcuno avrebbe potuto scambiare per semplicioneria, seppe prendere talvolta ferme posizioni, private e pubbliche, che, a suo tempo, dettero fastidio a molti. Ricordo di aver letto da qualche parte sfoghi spontanei e confidenziali di Giovanni Paolo I il quale, avuto sentore di qualche disappunto sorto nell’ambiente che lo circondava da Papa, seppe reagire prontamente a chi lo dava, proprio per quell’apparente bonarietà, quale incapace a sostenere il peso del grande ufficio, accettato con semplicità, certo, ma anche con quella consapevolezza con la quale aveva esercitato i precedenti incarichi affidatigli dalla Provvidenza, consapevolezza che è propria di quella umiltà di cui resta luminosissimo esempio. Comunque sia, quella morte avvenuta nella solitudine di una notte che ha segnato la storia, ha per così dire sottratto l’uomo a quelle ingiuste preoccupazioni di ambienti ben individuati, di gente superficiale, abituata a misurare l’uomo con parametri di esteriore pomposità, di culturale emergenza di insistita efficienza di ieratica supponenza, di burocratica inaccostabilità. Tutte cose, queste, che quel pontificato aurorale sembrò voler cancellare definitivamente, con un tratto di mirabile sapienza. Ma “Dio non turba mai la gioia dei suoi figli se non per prepararne loro una più certa e più grande”; n’è documento irrefutabile il grandioso pontificato di Giovanni Paolo II, e quello successivo di Benedetto XVI. Con quest’ultimo noi diciamo un vivissimo grazie al Signore per averci dato quei trentatré giorni di luce e di speranza che quella morte imprevista, silenziosa e solitaria non ha affatto spento, ma, vorremmo dire, ha reso ancor più fulgide. Noi non teniamo minimamente conto di quel colore giallo con cui si è voluto tingere – chissà perché – quella morte; abbiamo tuttavia dinanzi una vita interamente donata a Dio e ai fratelli, nella verità e nella carità, nella verità soprattutto, il che, oggi come oggi, se ne convenga, è lezione sommamente importante. L’introduzione della causa di canonizzazione di Albino Luciani è finalmente sopraggiunta a risvegliare una memoria, a illuminare una vita, ad evidenziare una solida virtù. Ciò vorrà dire che potremo d’ora in poi a maggior ragione invocare l’intercessione di questo fratello buono, di questo pastore sollecito, di questo autentico Santo. Se posso svelare un piccolo segreto, incontrando il giorno precedente il Conclave il segretario particolare di Luciani, mio ex alunno, ebbi da lui questa sola conferma: “E’ un vero Santo!!!”. Don Diego Lorenzi poi mi ragguagliò con un pizzico di incredulità, a cui si aggiunse purtroppo anche la mia, che erano insistenti le voci che lo davano quale successore di Paolo VI. Mi permetto un altro ricordo di quei giorni. Ero incaricato per tutto quel fatidico agosto di celebrare la Messa festiva trasmessa dalla Radio vaticana. Mi fu così possibile tessere via etere l’elogio del neo eletto che poche ore prima, in un sabato sera, era apparso al balcone centrale della facciata della basilica di San Pietro ed aveva impartito al mondo intero la sua prima benedizione. Nella tarda mattinata di quella stessa domenica il Papa tornò ad affacciarsi a quel balcone pronunciando quelle semplicissime e memorabili parole interrotte, per una trentina di volte, da scroscianti applausi di una Piazza gremita all’inverosimile. Ritenni d’aver ricevuto una grande grazia nel parlare di lui attraverso le onde della sua radio. Ritenni ciò come una benedizione, che mi accompagna tuttora insieme a quella che egli stesso impartì a me e ai miei colleghi parroci di Roma, allorché raccoltici in udienza, ci parlò della “grande disciplina” di cui la Chiesa ha costantemente bisogno, insieme all’altra che egli chiamò ”piccola disciplina“, entrambi ineludibile decoro di un autentico pastore di anime. Come un piccolo seme caduto in terra a marcire, il brevissimo pontificato di Giovanni Paolo I continuerà certamente, non solo per quanti l’hanno conosciuto, amato ed accostato, ma per il mondo intero un abbondante frutto. Ce lo conceda la sua preghiera presso Dio.
*Vescovo di Santa Romana Chiesa