|
|
|

|
|
Il ‘Cardinale buono’ Testimone di Santità
di Gianluca Barile
CITTA’ DEL VATICANO – C’era una volta il ‘Papa buono’: era nato in un paesino di montagna, apparteneva ad una famiglia numerosissima e contadina, andava a trovare i carcerati e gli ammalati, aveva sempre il sorriso sulle labbra e i suoi prediletti erano i più piccoli. “Tornando a casa – fu il suo invito rivolto ai fedeli la sera in cui inaugurò il Concilio – troverete i bambini: date una carezza ai vostri bambini e dite: Questa è la carezza del Papa; troverete tante lacrime da asciugare, dite una parola buona: il Papa è con noi, specialmente nelle ore della tristezza”. Si poteva non amare Giovanni XXIII? Umanamente impossibile. La sua espressione, la sua dolcezza, la sua umanità toccano ancora oggi i cuori di tutti gli uomini di buona volontà, compresi quelli di chi lo ha conosciuto solo attraverso qualche reportage televisivo o i libri di storia. Chi non ha avuto bisogno di rifarsi a immagini d’epoca o a opere librarie, è sicuramente il Cardinale José Saraiva Martins, anche lui nato in un piccolo paesino di montagna, Gagos do Jarmelo, in Portogallo, da una famiglia molto numerosa (9 figli), il Prefetto della Congregazione per le Cause dei Santi che, sotto il Pontificato di Giovanni Paolo II, ha portato il ‘Papa buono’ all’onore degli altari istruendo e conducendo in porto il processo di beatificazione. Tanto si assomigliano, caratterialmente, fisicamente e nelle dolci maniere, Giovanni XXIII e il porporato portoghese (entrambi molto devoti ai pastorelli e alla Madonna di Fatima), che il parallelo viene spontaneo e ancora più spontanea arriva la risposta: sì, il Professor Saraiva (un glorioso trascorso da Docente Universitario e di Rettore dell’Università ‘Urbaniana’), è davvero il ‘Cardinale buono’. L’occasione per avere la conferma a ciò che si pensa spontaneamente guardandolo mentre presiede un rito di beatificazione o canonizzazione, mentre passeggia per Borgo Pio sorridendo a tutti, grandi e piccini, o molto più semplicemente quando rilascia un’intervista (uno dei pochi porporati sempre disponibili a concedersi ai giornalisti), è il conferimento del Premio Internazionale ‘Testimoni di Santità’ istituito dal nostro quotidiano ‘Petrus’ e dall’Associazione Cattolica ‘Giovanni Paolo II – Benedetto XVI’ di Salerno. L’appuntamento è per Domenica 28 Settembre a Buccino, l’antica Volcei, dove il Cardinale Saraiva celebrerà la Santa Messa nell’ambito dei festeggiamenti in onore di San Pio da Pietrelcina, per poi ricevere, dopo la benedizione finale, il riconoscimento (una icona di ‘Santa Maria della Speranza’) che abbiamo inteso tributargli con sentimenti di sincera stima e ammirazione. Accogliamo il ‘Cardinale buono’ al casello di Mercato San Severino. Con lui, i suoi angeli custodi, due Suore portoghesi, Suor Teresina e Suor Deolinda. Il Cardinale Saraiva non attende che l’autista gli apra lo sportello, scende subito dalla vettura e con un sorriso a 32 denti esclama: “Che onore!”. C’è da restare senza fiato e senza parole. Il Prefetto che ha contribuito in maniera determinante a portare all’onore degli altari negli ultimi dieci anni il maggior numero di Beati e Santi nella storia della Chiesa, il Cardinale amico di Suor Lucia di Fatima e fedelissimo collaboratore di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, l’uomo che ha ‘sigillato’ l’eroicità delle virtù cristiane di personaggi amati e acclamati dai fedeli di tutto il mondo come Padre Pio, Madre Teresa di Calcutta e Suor Faustina Kovalska, dice ‘che onore’ nell’incontrare un povero vaticanista di provincia e i suoi umili collaboratori. La giornata non potrebbe iniziare meglio. Da Mercato San Severino ci dirigiamo a Battipaglia, dove ad attenderci ci sono l’Angelus in televisione di Benedetto XVI e un pranzo molto familiare. Un caloroso abbraccio alla mamma, il saluto degli ospiti (una ventina in tutto), un rapido brindisi ed ecco apparire sullo schermo il Papa in collegamento da Castel Gandolfo. Il Pontefice parla dell’umiltà che caratterizzò Giovanni Paolo I, un altro futuro Santo che il Cardinale Saraiva conosce bene essendosi occupato personalmente in tutti questi anni della sua causa di beatificazione. Fa un certo effetto, è inutile negarlo, recitare l’Angelus con accanto un Principe della Chiesa. Un dono di cui ringraziare infinitamente il Signore. Viene poi il momento di mostrare al Cardinale la torta realizzata in suo onore, e lui resta sorpreso come un bambino nel vedere che sul dolce sono impresse due sue foto con Giovanni Paolo II e Benedetto XVI. E gli occhi del suo stupore sono gli stessi di Suor Teresina e Suor Deolinda. Dopo un via vai incredibile di persone che chiedono di essere ammesse al baciamano e di posare per una foto, porto il Cardinale nel salone in cui sono esposte le foto dei miei incontri con Papa Benedetto. Lui osserva compiaciuto e resta particolarmente colpito dalla sequenza in cui il Santo Padre impone le mani sul mio capo per benedirmi. Arriva quindi il momento del pranzo. Antipasto prosciutto e bocconcini (Battipaglia è la capitale indiscussa della mozzarella di bufala), lasagne, rosbif con piselli e funghi, frutta e torta, il tutto innaffiato da un goccio di buon vino. Il Cardinale siede a capotavola, con me alla sua destra e Suor Teresina alla sua sinistra; con noi siedono il Comandante della locale Compagnia dei Carabinieri, il Capitano Giuseppe Costa, con consorte, Suor Deolinda e un amico unico per chi vi scrive, Francesco Voria, che tutti in Campania conoscono e apprezzano come ‘Franco’s Pizza’, uno dei pochi a strappare i giovani dalla strada attraverso corsi di formazione per pizzaioli che, tra l’altro, tiene anche in Paesi come la Russia e gli Stati Uniti. Nel salone, tutti gli altri invitati, non per emarginarli, ma perché la camera da pranzo davvero non contiene un numero superiore a quello dei presenti. Durante il pranzo, il Cardinale Saraiva racconta tanti aneddoti personali: dalla vita accademica al rapporto con Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, passando inevitabilmente per la gran mole di Beati e Santi in cui si è piacevolmente imbattuto da Prefetto. Il ‘Cardinale buono’ non si sottrae ad alcuna domanda o curiosità, ha sempre una risposta pronta e una parola gentile da offrire. E’ un uomo tra gli uomini. Parliamo, ad un certo punto, del ministero della liberazione dagli spiriti infernali. Gli racconto che me ne occupo da 13 anni e che sto lavorando a un testo per spiegare cosa possono e cosa non possono fare i laici durante le cosiddette ‘preghiere di liberazione’. Il Cardinale sa che gli esorcisti delegati dai Vescovi sono sempre meno. Chiede la mia opinione. “La maggior parte dei Vescovi non crede al demonio”, rispondo. Aggiunge: “Lo scetticismo dei Vescovi è un gran peccato, il diavolo esiste e va combattuto”. Il pranzo termina con il taglio della torta e un nuovo brindisi augurale. E’ il momento del riposo pomeridiano. Facciamo accomodare Sua Eminenza in camera da letto, gli ospiti vanno via per dirigersi già a Buccino, mezzora d’autostrada da Battipaglia. Ma non passano che quindici minuti e il Cardinale è già pronto: in così poco tempo, si è ristorato ed ha indossato l’abito rosso da cerimonia. E’ incantevole. Nel salone è in bella evidenza al muro una foto di Giovanni XXIII. Gli facciamo notare la somiglianza fisica. Sorride compiaciuto, è contento di essere paragonato al ‘Papa buono’. Gli dico: “Eminenza, in caso di elezione al Conclave, credo che Lei avrebbe scelto il nome Giovanni…”. Un nuovo sorriso. Intanto siamo in netto anticipo sulla tabella di marcia: manca un’ora alla partenza per Buccino ma per ‘ammazzare’ il tempo accompagniamo il Cardinale alla Chiesa Madre e al Santuario ‘Santa Maria della Speranza’ di Battipaglia. Il Parroco e Rettore, Padre Ezio Miceli, dopo aver fatto visitare questi splendidi luoghi a Sua Eminenza, ci consegna un guanto di San Pio da Pietrelcina da portare a Buccino. Il Cardinale guarda con grande ammirazione la reliquia del Frate con le stimmate di cui ha definito i processi di beatificazione e canonizzazione. Adesso è giunto davvero il momento di recarsi a Buccino per la Messa in onore di Padre Pio e la consegna del Premio ‘Testimoni di Santità’. Arriviamo nella piazza centrale del paese, quattromila abitanti ma oltre cinquemila fedeli presenti ai festeggiamenti, in perfetto orario, alle 17,15. Il Cardinale Saraiva viene accolto dal dinamico Gregorio Fiscina, che ha voluto fortissimamente questa cerimonia in memoria di Padre Pio dopo una grazia ricevuta, dal Sindaco, dai primi cittadini del comprensorio, dalle forze dell’ordine in alta uniforme e dal parroco, Don Vincenzo Addesso; i suoni della banda musicale si mescolano incantevolmente al piacevole rumore dei fuochi d’artificio e il porporato si sente subito a casa. E’ un continuo scroscio di applausi. Saraiva sorride e benedice con ampi gesti della mano destra recandosi in Chiesa tra due ali sterminate di folla. Un pensiero particolare è per i bambini, che accorrono incontro al ‘Cardinale buono’ come altri bambini prima di loro, circa mezzo secolo fa, facevano con il ‘Papa buono’ per le strade di Roma durante le sue passeggiate a sorpresa fuori dal Vaticano. Dopo questo breve corteo, entriamo in sagrestia e aiutiamo il Cardinale ad indossare i paramenti. Con quella casula chiara, la Mitria e il Pastorale, la solennità dell’evento è davvero eccezionale. La processione introitale parte dall’esterno, sempre tra due ali di folla (la gente è così tanta che la Chiesa non basta a contenerla tutta e fuori hanno dovuto allestire dei maxi-schermi) e sempre tra applausi scroscianti. Inizia la celebrazione Eucaristica. C’è tanta commozione, in molti hanno il viso rigato dalle lacrime per l’emozione. Non si tratta solo di anziani, come si potrebbe pensare, ma anche (e soprattutto) di giovani. Durante l’omelia, dopo aver ringraziato ‘Petrus’ e l’Associazione che porta il nome degli ultimi due Pontefici per il Premio ‘Testimoni di Santità’, il Cardinale concentra il proprio intervento, mirabilmente, sulle figure di Padre Pio e Giovanni Paolo II. “Tra i grandi testimoni della fede che in questi ultimi tempi hanno letteralmente affascinato il mondo – dice il Cardinale -, vogliamo ricordare in modo specifico Padre Pio da Pietrelcina e Papa Giovanni Paolo II: il primo ha già raggiunto la gloria degli altari; del secondo è in corso il processo richiesto per poter giungere a riconoscerne l’eroicità delle virtù. Ambedue, nella diversità delle loro condizioni di vita, si presentano alla nostra considerazione come autentici fari di perfezione umana e cristiana”. Per il Cardinale Saraiva, c’è un avvenimento in particolare che “accomuna questi due giganti della spiritualità: mi sembra di poterlo indicare nell’esperienza della croce vissuta in un modo addirittura visibile”. Per Padre Pio e Papa Wojtyla, infatti, “l’incontro con la croce non fu un qualsiasi episodio, ma il senso pieno della loro vita e della loro tensione verso la santità, al punto che il Signore li ha ritenuti degni di chiamarli a condividere la sua stessa passione per la salvezza del mondo”. Così, aggiunge il Cardinale, “la croce si è talmente impressa nella loro anima che anche il loro corpo ne portò i segni: le stimmate per Padre Pio e la dolorosa malattia per Giovanni Paolo II”. Ma nella vita di Giovanni Paolo II, continua il porporato, “c’è un insegnamento che a me sembra il più grande di tutti, ed è quello che giunse in tante case quando, l’ultimo venerdì Santo della sua vita, lo vedemmo in televisione, inquadrato di spalle, abbracciare quella croce che lo aveva segnato e coinvolto. In quel momento, egli non disse alcuna parola, perchè egli stesso era diventato parola, la ‘parola della croce’, il libro che tutti sono in grado di leggere e di capire, perchè è il linguaggio dell’amore”. Sono frasi toccanti, che scuotono il cuore e inevitabilmente commuovono i presenti. La Santa Messa procede secondo i canoni della Liturgia, e dopo la benedizione finale, il Cardinale riceve, tra gli applausi, il nostro Premio. Gli illustro le motivazioni che sono alla base del riconoscimento; lo ringrazio a nome dei presenti per quanto fatto per la Chiesa universale di Cristo; evidenzio che in un’epoca come quella attuale in cui prevale la piaga del relativismo, la vita dei Santi, che lui ha contribuito in maniera determinante a portare alla luce in tutti i loro aspetti, sono un esempio da seguire concretamente se non ci si vuole far ingannare dai falsi idoli della ricerca assoluta del denaro, del benessere e del potere. L’emozione si taglia a fette. “Vostra Eminenza – dico – è testimone di Santità non solo per la missione di Prefetto della Cause dei Santi, ma perché in tutta la sua vita ha seminato santità quale esemplare annunciatore del Vangelo, divenendo un modello da seguire per i tanti studenti incontrati nelle Università durante la vita accademica e per i fedeli che lo hanno potuto conoscere ed amare nel servizio prestato con fedeltà e senza risparmio di energie alla Sede Apostolica”. Non è un caso, faccio notare, se il coro ‘Padre Angelo Mutterle’, giunto appositamente da Battipaglia, ha intonato l’Ecce Sacerdos Magnus alla vista del Cardinale. A cui chiedo di portare il nostro saluto a Papa Benedetto XVI e di pregare Giovanni Paolo II, di cui non era solo preziosissimo collaboratore ma anche grandissimo amico, affinché vigili dal Cielo su di noi e sui nostri cari. Il Cardinale prende la parola: “Questo Premio – afferma – mi accompagnerà per tutta la vita: lo considero un dono prezioso e un omaggio gradito, ve ne sono riconoscente”. “Eminenza, affidiamo la Sua cara persona e la Sua opera al servizio della Chiesa alla Vergine Maria, ed è per questo che Le consegniamo proprio l’icona della Madonna della Speranza”, riprendo. Lui sospira: “Maria, Maria… Maria vigili su tutti noi”. Applausi e congedo momentaneo. Ritorniamo in sagrestia. Tolti i paramenti, il Cardinale Saraiva indossa nuovamente la talare rossa per accompagnare la statua di Padre Pio per le vie di Buccino. Il cielo è nuvoloso e minaccia pioggia. Ci procuriamo un ombrello e ad un certo punto pensiamo addirittura di annullare la processione, tanto è seria la minaccia di temporale. Ma il ‘Cardinale buono’, con quel candore che è proprio dei puri di cuore, ci esorta a non avere paura: “Amici miei, ma credete davvero che Padre Pio possa far piovere mentre facciamo festa per lui? Su, posate l’ombrello e incamminiamoci: vedrete che non cadrà una goccia d’acqua”. E, incredibile ma vero, così è: per tutta la durata della processione, malgrado quel grande addensamento nuvoloso, non piove (“Visto? Ve l’avevo detto”, esclama soddisfatto e gioioso come un bambino il Cardinale Saraiva). Anzi, malgrado la temperatura bassa, a tratti sembra far addirittura caldo. Certo è che il tragitto della processione, trovandosi Buccino a 600 metri d’altezza, è impervio: salite da scalatori e discese ripide si danno il cambio ogni tre metri. Ad un certo punto, preoccupato che il Cardinale possa affaticarsi troppo, gli chiedo se intenda fermarsi e terminare anzitempo la processione. Ma la sua risposta, data con un sorriso che realmente ricorda quello di Giovanni XXIII, è serafica e, allo stesso tempo, divertente: “Ma no, grazie, proseguiamo pure. Sa, io non soffro né il caldo né il freddo e mi piace molto passeggiare. Pensi che in un Comune in cui mi diedero la cittadinanza onoraria alcuni anni fa, il Sindaco, dopo avermi visto salire 100 scalini di un fiato per raggiungere un edificio storico, mi definì il ‘Cardinale sprint’. Piuttosto, amico mio, dica la verità: non è che quello stanco tra noi due è lei?”. E giù risate. Finisce così anche la processione. Ancora dieci minuti per le foto con le autorità, i gruppi di preghiera e le associazioni del luogo prima di tornare a Battipaglia. Ci accomodiamo in auto. Parliamo della bella esperienza vissuta e il discorso, ad un certo punto, scivola sul calcio. Il Cardinale è laziale, io juventino. Ci lanciamo qualche innocente frecciatina calcistica. Il Cardinale mi chiede di informarmi sul risultato di Roma e Lazio. Hanno vinto entrambe. “Confido nel Milan – ammette lui a derby in corso -: se i rossoneri battono l’Inter, la Lazio diventa prima in classifica”. E, come è noto, così sarà. La giornata, sulla carta, sembrava interminabile e invece è volata via in un soffio. C’è, però, un’ultima tappa da affrontare. Una tappa a sorpresa. Non appena entrati a Battipaglia, ci dirigiamo verso il locale di Franco’s, dove ad attendere il Cardinale c’è la ‘Pizza Saraiva’, preparata in onore dell’illustre ospite. Che quasi non crede ai suoi occhi e chiede di poterla assaggiare. Viene subito preparato un tavolo all’aria aperta. Il locale si affaccia sulla Statale e ci sono centinaia di auto che passano e ripassano per assistere alla scena ‘fuori protocollo’. C’è fermento. Il Cardinale si siede e, su nostro suggerimento, inizia a gustare quella prelibatezza come è d’uso in Campania: non con coltello e forchetta ma direttamente con le mani. Il Cardinale è il ritratto della felicità. Gli altri clienti assistono divertiti. Una ragazza esclama: “Questa scena riconcilia con la Fede: a volte si pensa alla Chiesa come a qualcosa di distante, e invece il Cardinale Saraiva sta dimostrando a tutti noi che la Chiesa è della gente e tra la gente”. All’improvviso, un uomo, quasi leggendo nel nostro pensiero, si avvicina e dice: “Ma questo Cardinale è davvero bravo! E poi mi ricorda tanto Papa Giovanni, il Papa buono!”. Parole sante! Si è fatto tardi. Sono circa le 22,00. Il viaggio di ritorno a Roma non durerà meno di tre ore. Il Cardinale torna a casa mia per cambiarsi e ripartire alla volta della Capitale. Non fa altro che ringraziarci ma siamo noi a dover ringraziare lui per l’immenso dono che ci ha concesso. E’, ahinoi, il momento dei saluti. “Vi aspettiamo a casa nostra”, dicono all’unisono Sua Eminenza e Suor Teresina. Mi congedo dal Cardinale tentando di baciargli la mano, ma lui, anticipandomi, mi abbraccia e mi bacia sulle guance, come si fa tra due vecchi amici. Nella mia mente si fa largo un vecchio canto imparato in Chiesa ai tempi del catechismo: ‘Resta con noi, Signore, la sera… resta con noi e avremo la pace…’. Sì: nel Cardinale Saraiva ci è stato concesso di vedere realmente la bontà e l’umiltà di Cristo, l’amore materno della Madonna, l’umanità dei Santi. E per questo abbiamo un nodo in gola quando vediamo questo esemplare Principe della Chiesa andare via. Ma, grazie a Dio, siamo certi che resteranno indelebili nelle nostre menti e nei nostri cuori i ricordi di una splendida giornata vissuta all’insegna della Fede e dell’amicizia, di un grandissimo esempio di cristianità e l’immagine di quel ‘Cardinale buono’ che ci accompagnerà per sempre durante e dopo la vita terrena.
|
|
|