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Focus sul Campionato di Calcio – ‘Yes, we can’: il sogno americano di De Biasi

di Luciano Moggi

Peggior cliente non poteva capitare al Torino ma, chissà, può anche darsi che il sogno di De Biasi si avveri. Il tecnico ha mutuato da Barack Obama l’ormai famosissimo ‘Yes, we can’ e ha lavorato tutta la settimana sulla testa dei giocatori per trasferire loro il suo principio “filosofico”: “Devi credere nella forza dei tuoi sogni, se non credi non ce la farai mai”. Immagino il sorriso con tinte ironiche di Mourinho. Dirà che non è con questi “trucchi” psicologici che si può battere la sua Inter e forse ripeterà che gli basta una squadra normale per battere il Torino. Il problema per il Toro è che l’Inter non è più normale. La Champions ha restituito alla squadra nerazzurra il miglior Ibrahimovic e lo svedese ha illuminato la scena e la squadra, operando anche una robusta iniezione di autostima in un’armata sempre potente ma che si era ingrippata a Genova ed era andata sotto contro il Catania a San Siro riuscendo a recuperare alla fine con un paio di gol solo fortunosi. Insomma, al di là dei proclami di forza di Mourinho e dell’opera di denigrazione di qualche avversario, l’Inter appariva ancora da scoprire e si è scoperta d’improvviso nella prima di Champions su un campo non facile come quello del Panathinaikos. C’è grande entusiasmo ora in campo interista e l’esultanza ti fa assorbire le fatiche dell’impegno in più, sicchè, se così sarà, si spunterebbe subito l’arma sulla quale il Torino confida per avere qualche chance in più nel confronto con un avversario che lo soverchia nettamente come potenzialità di organico. Però niente più del calcio è aleatorio, niente più del calcio autorizza sogni audaci, e allora De Biasi può sognare di battere l’Inter fino a che la partita durerà. E’ un sogno ambizioso anche per età, perché il Toro non batte una delle tre grandi (Juve, Inter e Milan) dal 4 novembre 2001, quando sconfisse (1-0) i rossoneri al Delle Alpi. L’anno scorso l’Inter andò in difficoltà, ma alla fine vinse per un episodio. E’ ammirevole De Biasi nelle sue spinte psicologiche: “Dobbiamo avere umiltà e voglia di lavorare, ma pure orgoglio e dignità. Anche i più poveri possono giocarsela con tutti, se tirano fuori questi attributi”. La conclusione è che a volte  “anche i ricchi piangono”, ma De Biasi se la tiene per sé. I suoi incitamenti hanno fatto sicuramente effetto su Pratali, il difensore centrale venuto dall’Empoli, già molto a suo agio nelle prime due partite. Per niente preoccupato del compito nient’affatto agevole che lo attende – dovrà cercare di tenere a freno Ibrahimovic (ma si può?) -, si distende in un fiume di considerazioni per l’Inter e lo svedese (“non ha punti deboli, è forte fisicamente e tecnicamente”), ma assicura che “questo Toro non ha paura di nessuno”. “Però – aggiunge -.dovremo avere fiducia e consapevolezza nei nostri mezzi, e la piena convinzione nelle nostre possibilità”. Ed è proprio su questo versante che ha lavorato molto De Biasi, senza venir meno naturalmente al lavoro tecnico sul campo, che resta sempre primario. Qui le raccomandazioni di De Biasi derivano direttamente dagli errori che il tecnico ha imputato alla squadra nel secondo tempo della gara con la Reggina. Dunque, maggiore possesso palla e più ripartenze e verticalizzazioni. Qualche narcisismo di troppo c’è stato a Reggio, ma sarà difficile che si verifichi contro l’Inter. Il problema più impellente di De Biasi riguarda l’infortunio al piede destro del terzino Diana, una sicurezza nel suo ruolo, per la cui assenza, se sarà confermata, sono state studiate due soluzioni, l’innesto di Colombo o lo spostamento a destra di Pisano, nel qual caso a sinistra andrebbe uno tra Ogbonna e Rubin. In verità, in questi giorni c’è stato anche un allarme Sereni, per febbre, ma il portierone sarà sicuramente in campo. De Biasi è stato bravo a gestire e a chiudere il caso Rosina. Le scuse del giocatore hanno posto fine ad un’antipatica querelle che purtroppo non è nuova per “il piccolo principe”. Rosina è molto amato dai tifosi del Toro, ma deve capire che certi atteggiamenti possono essere solo controproducenti. E non voglio qui ricordare altri giocatori di grande talento che vanno in panchina o che accettano le sostituzioni senza alcuna recriminazione. Il Toro di quest’anno è più compatto, meglio organizzato, e ha cominciato subito bene. Può proseguire, a prescindere anche dall’Inter, e Rosina, in forza delle sue doti che nessuno gli disconosce, tantomeno l’allenatore, può avere i suoi momenti di gloria e le sue soddisfazioni. Meglio ancora se, come gli ha raccomandato De Biasi, privilegerà cose più semplici a virtuosismi più complicati. Insomma, più pragmatismo e meno poesia. E’ lo stesso concetto che cercò di infondergli Novellino quando disse: “Basta con i colpi di tacco”. Per scelta personale, più che per la prudenza di evitare zuffe di parole con Mourinho che, abbiamo visto, non le misura per niente, De Biasi è stato attento, fino al momento in cui scrivo, ad evitare motivi di scontro. Al contrario, è stato prodigo di lodi per il portoghese: “Si è costruito la sua fortuna e la sua immagine da solo, e dunque con merito, e le sa far valere. In più ha una squadra come l’Inter, forse la più forte d’Europa, che è cresciuta ancor di più quest’anno in potenza e qualità”. Trovo abbastanza ovvio che De Biasi abbia nascosto il suo progetto tattico. Quando gli è stato chiesto se avrebbe proseguito nel 4-3-2-1, e quindi con due attaccanti ed un fantasista in avanti, ha risposto no, non era il caso di dare un altro vantaggio all’Inter. Mi sembra normale, e allo stesso tempo mi appare logica la possibilità di uno schieramento meno coraggioso. Però mi rendo conto che rinunciare ad uno tra Amoruso, Bianchi e Rosina è difficile. Vedremo quale soluzione De Biasi sceglierà.