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Le note stonate di Rotondi e Brunetta
di Giuseppe Massari
CITTA’ DEL VATICANO – DI. DO. RE: attenzione, non sono le nuove note musicali da apporre sul vecchio pentagramma inventato da Guido d’Arezzo. No. Sono le sigle abbreviate di Diritti e Doveri di Reciprocità. Un’invenzione laico-cristiana per reintrodurre i Pacs-Dico-Cus di felice e progressistica memoria, in salsa neo-conservatrice, stando ai proponenti. Due ministri dell’attuale Governo di centrodestra: Renato Brunetta e Gianfranco Rotondi, l’interfaccia di un protagonismo sfrontato e meschino, subdolo e vigliacco. Il primo laico e, forse, ateo; il secondo, anagraficamente cattolico, nel senso di essere iscritto nei registri di Battesimo della sua Chiesa parrocchiale. La farsa commedia di due ministri che precisano la validità e la tempestività della loro iniziativa, tutta a titolo personale, escludendo e pensando così di mettere il governo al riparo da ogni legittima rappresaglia degli altri partners di maggioranza. Al di là di questo inutile distinguo, è solo vero quello che ha affermato il ministro Giovanardi nel ribadire la sua contrarietà e l’inopportunità di introdurre un sistema difensivo e a paracadute sulle unioni di fatto, non contemplate nel programma di questo governo. Noi condividiamo le perplessità di Giovanardi, le facciamo nostre, nel pieno convincimento che non si possono difendere le unioni anomale, fasulle, contronatura, tra l’altro in contrasto con il dettato costituzionale, che riconosce la famiglia fondata sul matrimonio e non altro tipo di unioni transessuali o pansessuali, e non favorire e incoraggiare l’unione sponsale sancita, non da un contratto, ma da un vincolo d’amore fatto di diritti e di dovere fra coniugi dediti alla procreazione responsabile della prole. I Brunetta e i Rotondi, fuori dalle loro deleghe ministeriali, hanno invaso un campo delicato e al di fuori delle loro competenze. Hanno infranto il muro della correttezza istituzionale con i loro colleghi di governo preposti a discutere e dibattere sulla materia delicata delle unioni civili. Già questo fatto è di una inaudita inciviltà comportamentale, oltrechè etica e morale. E’ insopportabile che una compagine governativa, faticosamente e laboriosamente accreditatasi presso le gerarchie vaticane, abbia nel proprio seno alcune schegge impazzite, dedite a sovvertire l’ordine naturale della vita quotidiana, quella basata sul fondamento solido di una famiglia e sul rapporto reciproco ideale fra coniugi, cioè tra coloro che si integrano per una vita comune e duratura e non fra coloro che si integrano per una vita di passaggio, temporanea, estemporanea. La bassezza dei livelli culturali raggiunti da alcuni esponenti non proprio di spicco e neanche di altezza istituzionale e costituzionale ci preoccupa non poco e seriamente, visto le loro ostinazioni e le reiterazioni a delinquere in una materia delicatissima. Sulla scorta delle nostre convinzioni religiose, è evidente che non vogliamo ingaggiare crociate contro nessuno, ma non ci può essere impedito di riconfermare il deposito della nostra fede incoraggiata dall’incrollabile sentimento di implorare perdono per i miseri e per i deboli invocare pietà. Questo è quello che meritano i nostri fratelli separatisi dalla fede e scismatici dalla dottrina della Chiesa e dello Stato. Non siamo noi fuori dalle logiche eterne della vita quotidiana e contemporanea, ma altri che pensano di interpretarla solo a modo loro, convinti come sono che le minoranze vadano tutelate a tutti i costi. Le minoranze etiche, linguistiche, forse, dovrebbero avere asilo di convivenza, di tolleranza e solidarietà, ma le altre no, soprattutto quelle che agiatamente vogliono sfoggiare l’abito della loro nuova prima festa nuziale, dimenticando di averne già indossato un altro. E’ assurdo, paradossale e meschino che a questo gioco si prestino alcuni parlamentari e ministri della nostra Repubblica, scarsamente dotati di un comune senso di responsabilità verso una maggioranza, non di persone, ma di valori e sentimenti. Hanno giocato sporco. Il loro destino non sarà neanche quello di salire su un podio per dirigere un’orchestra e fare intonare le loro note dell’ inno dissacrante dell’amore. Resteranno nei fondali dei loro inferi. Resteranno piccoli ed esclusi dal novero della società e dalla civiltà dell’amore, nonostante i nostri sforzi per recuperarli alla credibilità.
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