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Sacre letture – Pio XII, il Messo di Dio
di Umberto Tarsitano
CITTA’ DEL VATICANO – Il libro “Il Messo di Dio” da me realizzato analizza il rapporto di Papa Pio XII il con i mass media. Il lavoro, pubblicato per i tipi della Lulu, con prefazione di Giulio Andreotti e postfazione di Annalisa Venditti, si sofferma su alcuni aspetti del pontificato di Eugenio Pacelli, per molti poco conosciuti. Sono diversi i documenti pontifici con cui questo grande successore di Pietro si è occupato con interesse del ruolo dei media. Giulio Andreotti, nella prefazione, sottolinea come questo lavoro “si sofferma in modo particolare sul ruolo e sul rapporto di Papa Pacelli con i mass media e analizza l’impulso dato da questo Papa al retto uso di questi strumenti sia all’interno della Chiesa che nell’intera società. La raccolta che è stata ora curata con saggia capacità selettiva, offre uno spaccato molto incisivo su quella che fu l’eco che i mass media riservarono in quei frangenti al Vaticano e personalmente al Pontefice. La lettura di queste pagine non solo completa l’informazione, ma costituisce un tassello importante nella ricostruzione della figura di Papa Pacelli”. Il libro è suddiviso nei seguenti capitoli: La Stampa, voce più potente; Per un mondo migliore; L’opinione pubblica sia guidata dalla ragione; La Radio; Il cinema; La televisione; La professione giornalistica; Dalla censura alla recensione; L’Enciclica Miranda Prorsus. In appendice vengono catalogati i discorsi e documenti di Pio XII sulle Comunicazioni Sociali. I documenti di Papa Pacelli in ordine ai media sono diversi. Sono molti gli interventi interessanti tenuti durante le tante udienze. Dagli scritti di Papa Pacelli sulla mondo dei media si coglie un interesse del Papa ad approfondire anche taluni aspetti tecnici e scientifici. Eugenio Pacelli è stato Papa negli anni più terribili del Novecento. Le aberrazioni dei regimi totalitari, le tensioni a livello mondiale, i cambiamenti epocali vissuti, hanno certamente reso non facile un ruolo così importante. Al tempo stesso, la straordinarietà della persona, dotata di un alto senso di diplomazia e fortemente legata alla visone evangelica della vita, ha fatto epidermicamente incarnare in questo Pontefice non solo il ruolo di Vicario di Cristo in terra ma anche quello di Messo di Dio: Colui – così come dice Dante Alighieri – che è “dal ciel messo”. Dopo la morte di Papa Pacelli, negli ultimi cinquant’anni, si è assistito ad un dibattito generalmente ideologico. Da una parte vi erano gli accusatori del silenzio di Papa Pacelli nella difesa degli Ebrei, dall’altra coloro che sostenevano un ruolo positivo. Questo dibattito, storico e politico, levava ogni altra possibilità non solo nella lettura pacifica dei fatti ma anche nell’approfondimento dei diversi aspetti di un lungo pontificato, per contribuire a completare l’informazione e la ricostruzione della figura di questo grande Papa. Nel cuore e nella mente della gente, però, non si sono cancellate le immagini importanti legate a Pio XII. Ad esempio il bombardamento del quartiere San Lorenzo di Roma del 13 luglio 1943, quando il Pontefice si macchiò la veste del sangue dei feriti. Ancora, l’Anno Santo del 1950, che diventò uno dei primi eventi con la partecipazione della grandi masse. Questo lavoro apre un’ulteriore pista: l’analisi del ruolo di un comunicatore, di colui che ha capito il ruolo dei mezzi di comunicazione e che dopo la morte ne subisce le conseguenze negative… Vi è un rapporto costante tra i media e Papa Pacelli. Già suo padre fu tra i fondatori dell’Osservatore Romano. Negli anni in cui fu segretario di Stato, durante il pontificato di Pio XI, con Guglielmo Marconi, ebbe un ruolo determinante per la nascita di Radio Vaticana. Più volte e costantemente incontrò i giornalisti. Si occupò nei suoi scritti di radio, cinema, televisione. Girò un film – “Pastor Angelicus” – in cui illustrava la vita dentro il Vaticano. Analizzò più volte il rapporto delle masse con gli strumenti della comunicazione. Alla fine del suo Pontificato scrisse l’Enciclica “Miranda Prorsus”, che rappresenta tuttoggi la sintesi della dottrina della Chiesa Cattolica circa la comunicazione. La visione positiva da parte della Chiesa del ruolo dei mezzi di comunicazione si ha grazie a Papa Pio XII. Pacelli, infatti, tracciò la strada alle novità del Concilio Vaticano II anche in ordine alla comunicazione sociale. In un suo scritto, Pio XII riconosceva alla comunicazione “il più prezioso dei servizi sociali”, coniando già nel 1955 il termine che successivamente è stato adottato dal Concilio Vaticano II nella definizione dei media quali strumenti della comunicazione sociale. L’eredità di Pio XII è in parte ancora da scoprire. Per ciò che concerne i media, buon erede di Pio XII è stato sicuramente Giovanni Paolo II. Sarebbe utile approfondire lo stretto rapporto nell’ambito della comunicazione tra Eugenio Pacelli e Karol Wojtyla. I mass media hanno avuto, dopo la morte di Pio XII, un ruolo di cassa di risonanza di taluni aspetti sensazionali che gli storici di diversa estrazione non hanno condiviso. Gli storici che parlavano a difesa di Pio XII spesso non hanno avuto molto spazio da parte dei media. Il film “Il Vicario” del 1964 ha diffuso l’equivoco di Pio XII quale persona codarda e antisemita, e ha contribuito non poco a sviare la verità. I comunicatori che avranno modo di conoscere gli aspetti del suo pontificato legati al mondo dei media, riscopriranno invece la grandezza di questo indimenticabile Papa.
(Per maggiori informazione sul libro è on line il sito web www.papapacelli.info)
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