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Anomalie di un Campionato

di Luciano Moggi

Forse è un campionato anomalo o forse non lo è, non sono certamente due sole giornate a poter dare indicazioni attendibili su quello che sarà, ma qualcosa di anomalo c’è ed è quello zero in classifica del Milan, che non era logico prevedere. Le difficoltà tattiche del Milan e i rischi connessi erano noti, ma da questo a pensare a due sconfitte consecutive all’inizio e contro avversari rispettabilissimi ma non proprio temutissimi, sarebbe stato a dir poco paradossale. Eppure è avvenuto, scaraventando Ancelotti nell’occhio del ciclone. A ‘Sky’ hanno girato molto intorno al problema, chiedendosi chi avesse dato origine ai “sussurri” sulla panchina del tecnico rossonero. In effetti non ci voleva molto a dirlo, ma qualcuno avrà pensato di non far torto a chi aveva fin troppo clamorosamente posto la questione (altro che sussurri). Poi è arrivato Galliani e ha detto, papale papale, “checché ne dica la “rosea” (cioè la Gazzetta dello Sport), Ancelotti resta con noi”, e l’arcano, che tale non era, è stato svelato. Il tecnico non aveva dato apparentemente molto peso al chiacchiericcio,  al contrario aveva rivelato che altre volte gli aveva portato fortuna: quando lo mettevano a rischio, puntualmente la squadra vinceva. Ma in questa circostanza l’effetto inverso non c’è stato. Il Milan ha perso nuovamente e malamente, e quello che ha fatto sensazione è che nella seconda di campionato sono andati in campo tutti i pezzi da novanta, qualcuno non al meglio della condizione, ma insomma c’erano tutti, compresi i tre palloni d’oro. E due di questi (Ronaldinho e Shevchenko) sono stati richiamati in panchina alla fine del primo tempo, innescando ironie e cattivi pensieri, secondo i quali Ancelotti aveva voluto lanciare un messaggio alla dirigenza, come a dire che i due grandi acquisti della campagna estiva non gli servivano. Non la vedo proprio così, anzi credo che le cose stiano decisamente in maniera diversa: dubito, infatti, che il progetto tattico del Milan, sicuramente molto ardito, sia stato portato avanti senza consultare l’allenatore. Ciò non toglie che assemblare la squadra con un surplus di attaccanti (e di molti campioni) comporta parecchi problemi e imporrebbe un adeguato tempo di sperimentazioni. E invece – si è lamentato Galliani – il tempo di metterli insieme non c’ è stato affatto. Questo capita soprattutto quando, per le convocazioni delle Nazionali, ci sono di mezzo viaggi intercontinentali (proprio per questo io alla Juve cercavo di ingaggiare pochi sudamericani), ma sono problemi nient’affatto nuovi, e forse non è questo il problema centrale. Non  posso pensare che Ancelotti non abbia in testa una sua idea precisa di squadra, in funzione dell’organico di cui dispone; posso ipotizzare semmai che non abbia avuto il tempo per metterla in atto. In ogni caso, i tempi dell’attesa sono finiti ed è chiaro che il Milan deve uscire dalla sua crisi con una chiamata alle armi per  tutti e dopo un confronto, se necessario anche scorbutico, con i calciatori. Solo una presa di coscienza generale, ivi compresa l’accettazione di scelte dure da parte dell’allenatore, potrà risolvere la crisi, sperando nel frattempo in un miglioramento della condizione atletica e nel recupero degli infortunati. Nonostante la situazione assai poco allegra, Ancelotti l’ho visto tranquillo, quasi come se avesse già intravisto la strada da percorrere. Ma il calendario non l’aiuta. A parte l’impegno di coppa con lo Zurigo, che ha fatto sette gol al Vaduz, domenica a San Siro è attesa la Lazio, un cliente prevedibilmente più pericoloso dei due ostacoli contro i quali ha urtato. Sarebbe però anche tempo che il Milan  si riappropriasse del suo stadio. Con molti patemi vi è riuscita l’Inter, grazie a due autoreti, che hanno indotto Mourinho, con molto senso pratico, a dire che così si vince lo scudetto. Fatto sta che il bel gioco resta lontano dalle parti dei nerazzurri, e c’è da aggiungere che per il momento non è bastato nemmeno Quaresma. La Juve è invece piaciuta molto contro l’Udinese, un ostacolo che preoccupava molto, ma il temutissimo Di Natale ha reso al di sotto delle possibilità, al pari di tutta la squadra, e così i ragazzi di Ranieri hanno portato i tre punti a casa. Per la Juve è una vittoria tonificante che, grazie pure al turnover praticato dall’allenatore, le consentirà di affrontare con piena convinzione nei propri mezzi l’atteso ritorno in Champions contro lo Zenit, l’avversario più pericoloso rispetto al gruppo delle italiane. La Roma, caduta rovinosamente a Palermo, ha  l’attenuante delle molte assenze, ma la squadra soffre anche di una sorta di idiosincrasia ad andare a rete e se non riesci a metterla dentro, finisci puntualmente per perdere. Un’altra anomalia di questo inizio di campionato è fotografata dall’inedito tandem di testa composto da Atalanta e Lazio, entrambe a punteggio pieno. L’Atalanta non me ne vorrà se dico che la vedo di passaggio in quella posizione. Quello che ha fatto è comunque bastato per passare a Bologna contro la squadra che sette giorni prima aveva sbancato San Siro. La Lazio mi intriga molto con quello Zarate, puntuale a realizzare un altro gol che ha esaltato Lotito. Prevedo un’ottima annata per la squadra di Delio Rossi, così come per il Napoli, la cui maturità cresce di partita in partita. Alla Fiorentina non è bastato passare in vantaggio per uscire indenne dal San Paolo. Un uno-due da uppercut ha consentito alla squadra di Reja di regolare i conti. Giampaolo, allenatore del Siena ed ex allenatore del Cagliari, si è gustato la rivincita personale contro Cellino, battendo la squadra sarda, mentre il Lecce, strapazzato sette giorni prima dal Torino, ha regolato con relativa facilità il Chievo.