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L’autre Paris
di Sergio Rolando
CITTA’ DEL VATICANO – L’eco della visita di Benedetto XVI a Parigi e Lourdes ha certamente assunto grande risonanza, non solo negli ambienti cattolici, sconfessando quanti avrebbero scommesso su un evento in tono minore riferendosi ad una Francia fredda quanto a sentimenti religiosi. Quello del Papa, non v’è dubbio alcuno, è stato un viaggio memorabile, una missione di apostolato ed evangelizzazione in uno dei tanti Paesi dei nostri giorni caratterizzato da quel processo di scristianizzazione che insidia pericolosamente da anni l’Europa; ma, nel contempo, è stato anche un devoto pellegrinaggio in uno dei luoghi più rappresentativi del fervore del culto mariano. Tralascio le considerazioni sull’accorata sosta del Santo Padre a Lourdes, inchinandomi alla sacralità di questo luogo e richiamando un mio precedente approfondimento sull’argomento, mentre mi lascio andare invece a qualche personale impressione proprio sull’immagine delle folle accorse a Parigi ad accogliere Benedetto XVI. Non posso tacere al riguardo la mia emozione o, piuttosto, il mio compiacimento nell’aver constatato come la luce irradiata dal Pontefice con la Sua presenza, in quanto Massimo Latore del messaggio di Cristo, abbia donato alla sempre splendida Parigi un fulgore tutto diverso da quello che abitualmente tutto il mondo attribuisce alla “ville lumiere”. E’ bastata la sia pur breve presenza del Papa per rischiarare Parigi di ben altra luce! La metropoli del “glamour”, la città che nell’immaginario collettivo si identifica con uno dei luoghi più rappresentativi della trasgressione e delle seduzioni e suggestioni mondane, ha tutto a un tratto, come per prodigio, volto lo sguardo a Notre Dame, quasi riscoprendoLa, e si è raccolta devotamente per ascoltare con entusiasmo le parole del Vicario di Cristo. Perdonate questa mia personale suggestione ma, osservando le folle radunate all’Esplanade des Invalides, ho visto “l’altra Parigi”, quella magari nascosta abitualmente ai riflettori dei media, così pervicacemente efficaci nel mostrare la Parigi convenzionale: quella Parigi famosa nel mondo per la sua indiscutibile bellezza, per il fervore della vita mondana, la Parigi che ha inventato la “joie de vivre” per dimenticare ogni tristezza, la Parigi della moda e della “haute couture”, la Parigi degli artisti “a la page”, quella delle griffes di Cristian Dior, di Cartier, quella della “grandeure” intrisa di glorie passate e pur sempre orgogliosamente presenti e quella stretta nella morsa di problemi comuni a tante metropoli alle prese con le sfide poste dalla globalizzazione ed infine anche la Parigi di un Presidente molto presente sulla ribalta mondiale non solo per il suo ruolo istituzionale ma pure per i suoi tratti di personalità piuttosto marcati e per il fatto che appartiene a buon diritto, con la propria consorte, a quella società del glamour che tanto stuzzica i media e le platee di un certo tipo. Ebbene, questa Parigi positivista, estranea alle tematiche cristiane, disinvoltamente ed ostinatamente intrisa di fondamentalismo laico, prorompente e moderna (di una modernità talvolta però antica come il suo Can-Can per turisti), per qualche ora è rimasta dietro le quinte lasciando tutta la scena alla pacata, sobria ed efficace mitezza della personalità del nostro Papa e di quanti nel tributo a Lui confermavano un tributo a Cristo ed alla Sua autentica regalità. Non mi appartengono i toni trionfalistici, ma non nascondo l’intima soddisfazione che ho provato assistendo alle manifestazioni che hanno accolto Benedetto XVI: malgrado le afflizioni comuni a tanta società della Francia, dell’Europa e dell’Occidente, catalogato ancora come cristiano ma spesso di fatto scristianizzato, è bello sperare che sotto il grigiore della cenere del conformismo imperante arde ancora quel fuoco che il Pontefice è tornato ad attizzare con coraggio e fermezza facendoci intravedere “l’autre Paris”.
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