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Io, pellegrino a Lourdes
di Luciano Moggi
Sono tornato con rinnovato piacere quest’anno a Lourdes con alcuni amici che mi sono sempre stati vicini. Lourdes non è un luogo in cui vado a chiedere grazie, come ebbe a far intendere Marco Travaglio nel suo editoriale sull’Unità del 30 agosto 2007 mettendo in risalto il mio pellegrinaggio dell’anno scorso come un modo per chiedere una sorta di miracolo dopo ‘Calciopoli’. Ma, dopo tutto, cosa si può pretendere da una persona che per scrivere un libro di “maldicenze” nasconde la sua vera identità con una firma anonima “mezzala destra e mezzala sinistra”? Già: cosa ci si può attendere da uno che infama giornalmente le persone più in vista, per ottenere contratti televisivi e quant’altro con emittenti atte ad atteggiarsi a tribunali con il solo scopo di condannare mediaticamente coloro che vengono presi di mira? Per questo personaggio, ”la presunzione di innocenza”, pietra miliare del nostro ordinamento di Stato democratico, vige soltanto in casi particolari, e più precisamente per persone che interessano a lui.e a pochi altri… L’articolo in questione recita: ”Una persona è innocente fino a prova contraria, fino a quando non sia stato giudicata e condannata da un tribunale ordinario”. Chi vi scrive, è bene ricordarlo, non ha mai subito condanne penali. Parentesi chiusa, torno al mio pellegrinaggio. Andare a Lourdes è andare in un luogo dove traspare la serenità, dove i malati, anche terminali, non vanno a chiedere grazie ma, al contrario, ad accettare la volontà del Signore. Sono migliaia le carrozzine che sfilano con i portatori di handicap, nei cui volti vedi quella tranquillità, quella serenità tipica di chi ha accettato la propria condizione, che è poi la volontà di Dio; in quei volti vedi anche la gioia autentica, genuina, di chi, avendo la fortuna di trovarsi davanti alla Madonna, La prega e La ringrazia. Questo è Lourdes! Nel mio intimo sentivo di non poter mancare in coincidenza con il 150° anniversario delle apparizioni. Lourdes è tante cose che è difficile definire, ma mi sento di dire che è pure uno straordinario stato d’animo che non ha bisogno di particolari ricorrenze. Quest’anno, comunque, ci siamo accorti tutti che c’era qualcosa di speciale lungo i percorsi della fiaccolata, del giubileo, della Via Crucis, e all’interno della grandiosa basilica, durante la Messa internazionale: una funzione bellissima, impressionante nella natura – che le è propria – di riuscire pienamente a coinvolgerti. Qualcosa di simile ad un grandioso spettacolo, ma la parola rende poco il fascino spirituale di questa funzione multilingue, durante la quale ti sembra di elevarti alle vette più alte del pensiero e della religiosità e di immergerti nel contempo nel tuo ‘io’ più profondo. Il nuovo di quest’anno, il fatto speciale, è stata la presenza imponente di pellegrini provenienti da ogni parte del mondo, un numero impressionante che ha sorpreso persino le autorità della Chiesa, e l’ho capito quando il vescovo di Cremona, Monsignor Dante Lanfranconi, chiudendo il pellegrinaggio al quale ho preso parte anch’io davanti alla grotta delle apparizioni, ha parlato di presenze “strabocchevoli”. Ho avuto accanto a me, come già l’anno scorso, Don Michele Barone, parroco di una cittadina del casertano, un sacerdote giovane ricco di fervore che ai viaggi a Lourdes dedica ogni anno una parte importante del suo apostolato. Quest’anno ho visto molti, moltissimi giovani nei gruppi di volontariato, ragazzi presenti in quel luogo non solo per il desiderio di visitare la terra in cui la Vergine volle apparire l’11 febbraio del 1858 ad una giovinetta umile, Bernardette Subirous, per rivolgere il suo messaggio di amore e di pace al mondo intero, ma anche (e forse soprattutto) per aiutare il prossimo, i più afflitti, i dimenticati. ‘Tutta questa gente che viene a Lourdes – dicevo a me stesso, guardando dal versante della grotta la fiaccolata di centinaia e centinaia di altri pellegrini sull’altra sponda del fiume – mi sembra che sia anche questo un miracolo continuo’. Ho parlato di giovani, ma debbo anche parlare di famiglie intere, con figli piccoli, che vengono qui attratte dalla sacralità del luogo. Ho spesso sentito dire che Lourdes è un’esperienza straordinaria che ogni credente deve fare almeno una volta nella vita. Posso assicurare che è assolutamente vero.
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