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Se il dragone rosso parla per bocca del marxismo
di Matteo Orlando
CITTA’ DEL VATICANO – “Le parole della Sacra Scrittura trascendono sempre il momento storico. E così, questo dragone (quello dell’Apocalisse di Giovanni) indica non soltanto il potere anticristiano dei persecutori della Chiesa di quel tempo, ma le dittature materialistiche anticristiane di tutti i periodi. Vediamo di nuovo realizzato questo potere, questa forza del dragone rosso nelle grandi dittature del secolo scorso: la dittatura del nazismo e la dittatura di Stalin avevano tutto il potere, penetravano ogni angolo, l’ultimo angolo. Appariva impossibile che, a lunga scadenza, la fede potesse sopravvivere davanti a questo dragone così forte, che voleva divorare il Dio fattosi bambino e la donna, la Chiesa. Ma in realtà, anche in questo caso alla fine, l’amore fu più forte dell’odio. Anche oggi esiste il dragone in modi nuovi, diversi. Esiste nella forma delle ideologie materialiste che ci dicono: è assurdo pensare a Dio; è assurdo osservare i comandamenti di Dio; è cosa di un tempo passato. Vale soltanto vivere la vita per sé. Prendere in questo breve momento della vita tutto quanto ci è possibile prendere. Vale solo il consumo, l’egoismo, il divertimento. Questa è la vita. Così dobbiamo vivere. E di nuovo, sembra assurdo, impossibile opporsi a questa mentalità dominante, con tutta la sua forza mediatica, propagandistica. Sembra impossibile oggi ancora pensare a un Dio che ha creato l’uomo e che si è fatto bambino e che sarebbe il vero dominatore del mondo. Anche adesso questo dragone appare invincibile, ma anche adesso resta vero che Dio è più forte del dragone, che l’amore vince e non l’egoismo”. Così poco più di un anno fa insegnava il Santo Padre Benedetto XVI durante l’omelia pronunciata nella Solennità dell’Assunzione della Beata Vergine Maria, nel celebrare la Santa Messa nella parrocchia “San Tommaso da Villanova” a Castelgandolfo. Prendendo spunto da questo discorso del Papa, conoscendo le nefandezze che il nazifascismo ha prodotto in giro per l’Europa e i partiti che almeno in Italia per legge non possono essere ricostituiti, analizziamo l’altra grande dittatura del secolo scorso, il comunismo, che ancora esiste ed agisce nella società internazionale. Molti, purtroppo, non conoscono la natura e la storia del comunismo, che ha in Carlo Marx (nella foto) la sua mente primigenia, né la natura e la storia della Chiesa. Perciò mettono sullo stesso piano il comunismo e la Chiesa che, si dice (al pari del comunismo), “ha ucciso (vedi le crociate) per tanti e tanti anni”. Dall’epoca dell’Illuminismo in poi la storia che si studia nelle nostre scuole è stata scritta ed è scritta dagli anticlericali, dai massoni, dai liberali, dai marxisti, dagli atei e dagli agnostici, i quali presentano la Chiesa come nemica della società, oscurantista e retrograda. La verità è che non si possono mettere sullo stesso piano comunismo e Cristianesimo. La distanza è abissale. Se si conoscessero bene il comunismo e la Chiesa, si capirebbe che il comunismo è la menzogna su Dio e l’uomo: esiste solo la materia; l’uomo è solo materia, un frammento della società: se non sta ai parametri marxisti lo si può uccidere, perché quel che conta é il partito, la classe operaia nel suo insieme: perciò gli oltre 100 milioni di morti ammazzati dal comunismo reale, ancora esistente in tanti Stati del mondo. La Chiesa è la Verità: proclama la verità su Dio e sull’uomo, il “Vangelo della Vita”. L’uomo è creatura di Dio, redento dal Sangue del suo Figlio incarnato: Gesù Cristo. L’uomo è persona, con diritti inalienabili sin dal concepimento. L’uguaglianza, la fraternità, la libertà sono valori evangelici che la Chiesa ha infuso nella società religiosa e civile. La Chiesa ha sempre rifiutato la violenza secondo il comandamento di Cristo; l’ha, invece, sempre subita perché perseguitata sino ai nostri giorni: infatti, ci sono ancora tanti martiri. Ha dato al mondo tutti gli uomini migliori, coloro che sono stati i veri benefattori della società. Certo, la Chiesa non è fatta di angeli, ma di uomini che possono sbagliare e sbagliano. Neppure la comunità degli Apostoli, formata da Gesù stesso, fu perfetta: ne uscì anche un traditore, Giuda. Quindi, ci possono essere stati, e ci sono, nella lunga storia della Chiesa, uomini di Chiesa, preti e laici, che possono avere sbagliato e sbagliano; ma essi sono condannati dalla stessa dottrina della Chiesa: il Vangelo. Tali sbagli non possono essere paragonati a quelli comunisti di Lenin, di Stalin, di Mao, di Pol Pot… I loro sbagli mastodontici, le loro stragi di una grandezza e crudeltà mai notata nella storia dei popoli, sono sbagli e crudeltà assoluti davanti alla realtà del Vangelo. Ma essi non sono considerati sbagli per la dottrina comunista, per Marx, per Lenin, per Stalin e così via, ma frutti logicamente scaturiti dalla loro dottrina e dalla loro ideologia. La dottrina di Carlo Marx che sta alla base del comunismo è una filosofia fallace e profondamente anticristiana. Se vogliamo, diabolica; una filosofia che nella sua realizzazione pratica risulta, quasi nella sua totalità, contro la legge morale naturale e, di conseguenza, contro la morale rivelata. Perché? In sintesi, per il Marxismo: 1. Esiste solo la materia, in evoluzione finché non giunge alla produzione dell’uomo razionale; 2. Lo Stato è una sovrastruttura borghese, destinata a scomparire il giorno in cui il Proletariato celebrerà il suo definitivo trionfo sulla borghesia; 3. L’uomo, il singolo, è una mera sovrastruttura, un’astrazione, un’illusione di realtà che, sottratto ai rapporti economici del corpo sociale, si dissipa, si volatilizza; 4. La vera realtà è il ‘corpo sociale’, il Proletariato, il Partito, che è il depositario e il custode della verità; 5. Il comunista si regola secondo quanto ordina il Partito; moralità è uguale a fare l’interesse del Partito, della Classe operaia… ad occhi chiusi. La religione? “E’ l’oppio dei popoli!”. E poi fra tutti i sistemi rivoluzionari ideati dagli uomini nel corso dei secoli, e aventi, purtroppo, il fine di contrastare o addirittura distruggere i valori della civiltà spirituale, il più perfetto, efficiente e spietato è senza dubbio il sistema comunista. Esso rappresenta la tappa più avanzata della rivoluzione mondiale, i cui postulati puntano non soltanto alla distruzione di determinate istituzioni politiche, sociali, economiche o morali, ma anche alla distruzione della Santa Chiesa Cattolica o quantomeno di tutte le manifestazioni della cultura cristiana, cultura che costituisce e rappresenta l’ossatura e il fulcro della nostra civiltà. Basta questo? Evidentemente no se milioni di persone, ancora oggi, nella stessa Italia, non hanno alcuna remora nel definirsi (forse anche perché fa tendenza o perché è un lascito di generazione in generazione) “comunisti”. Situazione che raggiunge il culmine della contraddizione in quelli che, forse per scarsa conoscenza degli ideali in gioco, o per malafede, o per reazione (sbagliata) ai mali di questo mondo, lasciandosi abbindolare si dichiarano “comunisti perché cattolici”. Purtroppo, il comunismo non è solo un partito politico o una setta filosofica: il comunismo è anche un vizio intellettuale e morale di cui gran parte degli uomini moderni, e non soltanto i comunisti dichiarati, finiscono per essere preda. Ecco perché il compito del cristiano anticomunista odierno è quello di trasformarsi in controrivoluzionario, in combattente che colpisca il drago (il comunismo) al cuore (la sua ideologia materialista) attraverso una chiave vittoriosa: la completa conversione dei cuori all’amore di Gesù Cristo. Il marxismo (poi “attualizzato” dal leninismo) non è una astratta teoria filosofica, né un semplice metodo storiografico, e neppure un limitato campo di dottrine economiche e politiche, ma una completa concezione del mondo poggiante sul materialismo dialettico e storico, in cui tutti questi aspetti sono presenti in un tutto organico che deve essere considerato sempre nel suo insieme. Considerazioni del tipo “accetto l’analisi economica del marxismo ma non la filosofia”, “accetto questa singola parte e rifiuto quest’altra”, denunciano una fondamentale incomprensione del carattere globale del marxismo, e denunciano, perché non dirlo, un certo grado di ignoranza nello pseudo-comunista che ha pronunciato queste parole. Il comunismo è una vera e propria utopia che falsa le leggi necessarie della natura, falsa l’ordine che è stato dato da Dio e a cui l’uomo deve conformarsi. L’odio per Dio porta a negare la Sua creazione, cioè la natura. Così l’uomo non può realizzarsi. La famiglia, come la religione e la proprietà, è per il comunismo una realtà di storia e non di natura: quindi “che l’abolizione dell’economia sia inseparabile dall’abolizione della famiglia è cosa che s’intenda da sé”. Secondo Marx, il comunismo finirà per introdurre “una forma superiore del rapporto tra i due sessi” fondata sulla “composizione del personale operaio combinato con individui d’ambo i sessi e delle età più differenti”. Secondo Engels, “la famiglia monogamica è nata con la proprietà privata e col diritto del padre di trasmettere il capitale. Nell’epoca primitiva l’orda originaria viveva non solo nel comunismo primitivo, ma anche nella completa promiscuità sessuale. Soltanto successivamente nella società di classi nata con la proprietà privata, nasce la famiglia, dove la donna è vittima e l’uomo sfruttatore: anzi, c’è un rapporto fra l’alienazione familiare e lo sfruttamento della classe oppressa, il proletariato. Il passaggio al comunismo comporterà dunque la liberazione della donna mediante la soppressione della famiglia”. Sempre secondo Engels, “il comunismo sopprimerà la duplice base dell’odierno matrimonio, e cioè la dipendenza della donna dall’uomo e dei figli dai genitori”. Le due soppressioni sono collegate. Infatti, emancipare la donna per il marxismo vuol dire emanciparla dal lavoro domestico e toglierle l’educazione dei figli, che sarà effettuata dallo Stato socialista: “Col passaggio dei mezzi di produzione in proprietà comune la famiglia singola cessa di essere l’unità economica della società. L’amministrazione domestica privata si trasforma in una industria sociale. La cura e l’educazione dei fanciulli diventa un fatto di pubblico interesse; e la società ha cura in eguale modo di tutti i fanciulli”. Tutto questo dovrebbe portare all’abolizione del matrimonio e al libero amore. ”I rapporti dei due sessi diventeranno rapporti del tutto privati che riguardano soltanto le persone direttamente interessate e nei quali la società non avrà minimamente di che immischiarsi”. Così nell’allora Unione Sovietica ci sono stati atteggiamenti diversi: 1. Tentativo di distruggere il vecchio tipo di matrimonio, con l’introduzione immediata del divorzio e, per la prima volta nella storia, dell’aborto (1° dicembre 1917); negazione della validità del matrimonio religioso (20 dicembre 1917); nuovo diritto di famiglia (settembre 1918); 2. Nuovo Codice Civile del 1926 (in vigore dal 1° gennaio 1927). Viene riconosciuto il “matrimonio non registrato”, cioè l’unione libera, accanto al matrimonio registrato. E’ il momento del libero amore; la promiscuità sessuale viene incoraggiata. Di fronte alle necessità, industriali e belliche, gli allora capi dell’Unione Sovietica sentono il bisogno di una certa integrità psico-fisica della popolazione e decidono di arrestare il processo dissolutivo del “libero amore”. Le “unioni libere” vengono scoraggiate; ma l’abolizione del matrimonio resta il fine della società. Anche la proprietà privata è, per il marxismo, un’altra realtà storica e non naturale: “La proprietà privata dovrà essere abolita e sostituita dall’uso in comune di tutti i mezzi di produzione e dalla distribuzione di tutti i prodotti secondo un’intesa generale, cioè dalla comunanza dei beni. L’abolizione della proprietà privata é anzi la più significativa sintesi della trasformazione dell’intero ordinamento sociale, come necessariamente deriva dallo sviluppo dell’industria, ed è quindi a ragione messa innanzi dai comunisti quale rivendicazione principale”. Dunque, abolizione della proprietà privata, per gradi, mediante varie tappe. Per esempio: – limitazione della proprietà privata per mezzo d’imposte progressive, imposte sull’eredità, ecc -, graduale espropriazione della proprietà fondiaria, dei proprietari di fabbriche e di ferrovie e degli armatori di navi, accentramento del credito nelle mani dello Stato per mezzo di una banca nazionale con capitale di Stato e soppressione di tutte le banche private, concentrazione dei mezzi di trasporto sotto il controllo dello Stato. Quanto alla religione, il marxismo, presentandosi come materialismo e negando quindi l’esistenza di Dio, nega di conseguenza la religione come rapporto necessario che lega, attraverso il rito, l’uomo a Dio. La religione è una sovrastruttura: “L’uomo fa la religione e non la religione l’uomo”. La religione è “la realizzazione fantastica dell’essenza umana”, “essa è l’oppio del popolo”. “La religione – aggiunge Lenin – è una specie di acquavite spirituale, nella quale gli schiavi del capitale annegano la loro personalità umana e le loro rivendicazioni di una vita in qualche misura degna di uomini”. Insomma, la religione è antisocialista per definizione, e costituisce il frutto dell’impotenza e dell’ignoranza umana. La religione è dunque un male sociale che la rivoluzione comunista deve combattere: “La nostra propaganda comprende necessariamente anche la propaganda dell’ateismo”. Secondo l’articolo 124 della allora costituzione sovietica: “La libertà di culto e la libertà di propaganda antireligiosa sono riconosciute per tutti i cittadini”. Quindi, mentre la propaganda religiosa e l’insegnamento religioso erano proibiti, era, invece, favorita la propaganda ateistica e antireligiosa. Come ogni forma di pensiero rivoluzionario, il marxismo vuole sostituire il culto dell’uomo al culto di Dio. L’uomo è Dio dell’uomo, e l’utopia del paradiso che la rivoluzione creerà sulla terra sostituisce la fede nella vita eterna. Molti pensano che l’obiettivo del comunismo sia stato e sia l’instaurazione di una società perfetta, da cui tutte le ingiustizie siano eliminate: e la Rivoluzione sarebbe un mezzo per raggiungere questo fine. Nulla di meno marxista! Lo scopo è fare la Rivoluzione: e i mezzi sono le contraddizioni che si incontrano (o che il Partito crea) nella società. “Marx non si rifece… dal proletariato, dai suoi bisogni e dalle sue sofferenze, dalla necessità di liberarlo, per trovare poi, come unica via della salvezza del proletariato, la Rivoluzione. Al contrario, egli camminò proprio all’inverso… Nel cercare la possibilità della Rivoluzione, Marx trova il proletariato”. Il marxismo non ha come scopo l’eliminazione della miseria: “Il marxismo non arreca un umanitarismo sentimentale e piagnucoloso. Marx non si è chinato sul proletariato perché esso è oppresso, per lamentarsi della sua oppressione… Il marxismo non si interessa al Proletariato in quanto esso è debole ma in quanto esso è una forza… In una parola, il marxismo vede nel proletariato il suo avvenire e le sue possibilità”. “Lo scopo della riforma agraria non è di dare delle terre ai contadini poveri né di alleviare le loro miserie: questo è un ideale da filantropi, non da marxisti… Il vero scopo della riforma agraria é la liberazione delle forze rivoluzionarie nel Paese”. Anzi, il marxismo si serve della miseria come strumento: senza la miseria del proletariato non sarebbe possibile la rivoluzione; essa non è dunque un male da eliminare, ma un mezzo da sfruttare per il fine. Al contrario, “la prosperità industriale determina i tentativi di comprare gli operai e di allontanarli dalla lotta: questa prospettiva in genere demoralizza gli operai”. Così, nei loro scritti sull’India e sulla Cina, Marx ed Engels si rallegrano cinicamente della miseria generata dai tentativi inglesi di industrializzazione forzata dell’Oriente: essa alimenterà la Rivoluzione. Anche dal sistema del libero scambio e degli eccessi del capitalismo nascente Marx si rallegra. Quindi, il marxismo non ha per fine la riforma, ma la rivoluzione. Ma quale Rivoluzione? Quella che si compie in due fasi: 1. Una fase negativa: la distruzione di tutte quelle realtà e quegli istituti che, essendo naturali, sono stabili, tendono a permanere nel proprio essere, a restare uguali a se stessi, e di conseguenza sono colpevoli di “lesa evoluzione”. Per questo la Rivoluzione deve abbattere la famiglia, la religione, la proprietà, la stessa natura umana; 2. Una fase positiva dopo l’instaurazione della società comunista: il lavoro collettivo, corale, incessante di tutti gli uomini per ottenere la propria auto-evoluzione attraverso la modificazione della natura esterna e interiore. La Rivoluzione perciò non è un semplice rivolgimento storico; per il proletariato la liberazione e la vittoria politica sono soltanto l’inizio della Rivoluzione”. La società rivoluzionaria é la società della contraddizione incessante, la società della negazione della natura, della negazione di Dio nella sua opera, e il marxismo è l’adorazione filosofica del divenire, una setta filosofica che attraverso un’organizzazione sovversiva si propone la conquista del mondo. La pseudo-crisi del marxismo di oggi è solo apparente. Si parla tanto di crollo del comunismo, della sua trasformazione e della sua conversione in una forza politica nuova. Cosa vi è di vero in questo? Nulla! Se si scoprono le origini del comunismo, se si tengono presenti le finalità e le direttive che i suoi burattinai gli hanno tracciato e imposto, allora, si può concludere che le metamorfosi del comunismo odierno non sono altro che l’inesorabile svolgersi di un copione già scritto da registi occulti che, tramite gli attori di turno, deve essere recitato fino in fondo! Nata dall’odio contro Dio e la sua Chiesa, la strategia comunista non ha mai mutato i suoi intenti e non ha mai subìto deviazioni. Questa costante e insidiosa strategia va semplicemente compresa nelle sue diverse fasi, tutte, però, necessarie per raggiungere lo scopo finale. Per conoscere a fondo la “strategia comunista” non vi è metodo migliore che cedere la parola agli stessi ideatori e burattinai del comunismo: gli alti iniziati e i Capi Incogniti della Massoneria! Tanto per citare solo due passi: “Falce e martello sono entrambi simboli massonici, presenti nel “quadro di loggia” già nel 1° grado di iniziazione, quello di “Apprendista”, in forma separata di martello e falce di luna. Altro che alleanza tra operai e contadini! Il martello simboleggia il potere e la forza con lo stesso significato del pugno chiuso. La falce, invece, è l’emblema della filosofia, intesa come surrogato assoluto alla religione”. Ed ancora: “In una circolare massonica del 1905 è riportato il seguente programma: I cristiani si sciupino prima del matrimonio (immoralità sessuale); Non giungano al matrimonio (non sentano il bisogno, si tolgano loro i mezzi); Se vi giungono, lo frantumino (divorzio facile e protetto); Non facciano figli (contraccettivi); Se i figli arrivano, li ammazzino (aborto facile e gratuito); Se li fanno, non li possano allevare (sfavorire le famiglie numerose, difficoltà per la casa); Se li allevano, non li educhino cristianamente (guerra agli Istituti Religiosi e alla Religione nella scuola); Se qualcuno scampa, non arrivi all’università (in tutto l’Est comunista i cristiani non potevano accedere alle università, ndr.); Comunque, venga escluso dalla direzione sociale”. La marcia storica del comunismo, dunque, è incominciata ufficialmente con il Manifesto del Partito Comunista nel febbraio del 1848, scritto da Marx e da Engels. Già prima di quella data il comunismo era stato condannato da Papa Pio IX il 9 novembre del 1846 con l’Enciclica ‘Qui pluribus’ con queste parole: “Quella nefanda dottrina del così detto comunismo è sommamente contraria allo stesso diritto naturale; una volta ammessa, porterebbe al radicale sovvertimento dei diritti, delle cose, e della stessa società umana”. Il Manifesto incomincia con la frase: “Uno spettro s’aggira per l’Europa: lo spettro del comunismo”, e si conclude con l’appello: “Proletari di tutti i Paesi, unitevi!”. La realizzazione della società comunista esige, come conditio sine qua non, l’eliminazione della religione: “Oppio dei popoli”. Leone XIII, il 28.12.1878, nell’Enciclica ‘Quod Apostolici muneris’, definiva il comunismo “peste distruttrice, la quale, intaccando il midollo della società umana, la condurrebbe alla rovina”. E fu profeta! Anche dal Cristianesimo il comunismo mutuò alcuni elementi. Eccone alcuni: – Ecumenismo: “Proletari di tutto il mondo, unitevi!”. – Prassi: quinte colonne di “apostoli” sparsi per tutto il mondo. – Un redentore: Marx, “il leader proletario che guida il resto d’Israele”; – Un redento: il proletariato – Quattro vangeli… economici: Marx, Engels, Lenin, Stalin; con una sola interpretazione ortodossa: quella di Stalin, pontefice massimo di assoluta integrale infallibilità (infinitamente più estesa di quella del Papa…) in tutti i campi teorici e pratici – Eresie (di Bucharin, Deborin, Zinoviev, ecc.) inesorabilmente condannate; i loro capi giustiziati, anche dopo le abiure più umilianti – Un culto delle reliquie: il corpo di Lenin esposto alla venerazione dei popoli. Un catechismo, il Politgrammota, per le scuole popolari – Dieci comandamenti (1948: Bolscevik): tra i quali si legge (nonostante la conciliazione avvenuta con la Chiesa ortodossa, durante la guerra, in funzione antitedesca): “Stalin è il capo dei senza Dio di tutto il mondo: un buon comunista deve essere ateo militante; l’ateismo è indissolubilmente legato al comunismo”. Con un certo subdolo compromesso culturale, mediante una lenta e accorta penetrazione di tutte le sue strutture (scuola, economia, magistratura, parte dello stesso mondo cattolico), il marxismo redivivo cerca, lentamente, di infiltrarsi all’interno della società. Non si capisce che il comunismo, negando la religione, la famiglia e la proprietà, nega le istituzioni naturali, riflesso a loro volta di una legge naturale che ha in Dio il suo autore, e si qualifica come una delle manifestazioni storiche di quel rifiuto che la società moderna opera di Dio. La negazione di Dio comporta immediatamente la negazione dell’essere, che il marxismo vorrebbe dissolvere nel movimento e nel divenire. Con un grazie speciale da parte di Satana.
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