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L’Onnipotenza di Dio è l’Onnipotenza dell’Amore
del Cardinale Angelo Comastri

L’inferno esiste ed è eterno
di Maurizio Fois

Quando l’Eucaristia è vittima dei satanisti
di Stefano Cropanese

Gli Ordini dei Canonici Regolari: numeri e abiti
di Daniele Di Sorco

Sul valore teologico del Concilio Vaticano II
di Don Curzio Nitoglia

Se anche le altre religioni recitassero il ‘mea culpa’
di Sergio Rolando

Il Generale e la cappella del disonore
di Gianluca Barile

La Grazia e il Peccato, nostro pane quotidiano
di Luciano Nicastro

Lettera a un seminarista
di Andrea Maniglia

Pompei, dove la Madonna appare ai cuori
di Padre Antonio Rungi



O Kefa o Kaos

di Matteo Orlando

CITTA’ DEL VATICANO – “In un mondo in cui la menzogna è potente, la verità si paga con la sofferenza”, ha ricordato il Santo Padre Benedetto XVI durante l’omelia tenuta presso la Basilica di San Paolo fuori le Mura il 28 giugno 2008, in occasione dell’apertura dell’anno paolino. Ha continuato il Papa: “Chi vuole schivare la sofferenza, tenerla lontana da sé, tiene lontana la vita stessa e la sua grandezza; non può essere servitore della verità e così servitore della fede. Non c’è amore senza sofferenza, senza la sofferenza della rinuncia a se stessi, della trasformazione e purificazione dell’io per la vera libertà. Là dove non c’è niente che valga che per esso si soffra, anche la stessa vita perde il suo valore. L’Eucaristia – il centro del nostro essere cristiani – si fonda nel sacrificio di Gesù per noi, è nata dalla sofferenza dell’amore, che nella Croce ha trovato il suo culmine. Di questo amore che si dona noi viviamo. Esso ci dà il coraggio e la forza di soffrire con Cristo e per Lui in questo mondo, sapendo che proprio così la nostra vita diventa grande e matura e vera”. È una sofferenza constatarla ma la verità non va taciuta. Oltre ai protestanti e, per altre questioni, gli ortodossi, non pochi cattolici, purtroppo, spesso quelli della galassia catto-comunista o, se vogliamo essere più soft, i cattolici progressisti, non tengono in considerazione il Magistero del Papa e, se lo fanno, lo considerano secondo le convenienze personali e lo rifiutano quando, invece, mette a nudo le loro contraddizioni. Alcuni catto-progressisti arrivano a dire anche: “Chiesa sì, Papà no”! Ma non è possibile fondare “una Chiesa d’élite” fuori della Chiesa visibile. Il pastore protestante danese, Peter Schindler, si convertì nel 1914 alla Chiesa cattolica, e scrisse un grosso volume sull’apostolo Pietro. E sostenne: o KEFAS (il nome aramaico dell’apostolo Pietro) o KAOS!. Ed ancora: “L’eterno Pietro, la grande ombra di Pietro, che vigila sulla Chiesa, non è soltanto il monumento di Pietro, ma la sua stessa realtà nella Chiesa. Come il Signore Gesù è “con noi tutti i giorni” nascosto sotto i segni del pane dell’Ostia, così il suo grande Apostolo è tra noi nella persona del Papa; quel che è oggetto di scherno per il mondo, è realtà per la fede, è la pietra stessa su cui noi costruiamo”. Ed è davvero così. Proviamo a dimostrarlo. Come? Leggendo la Bibbia. Persino protestanti e ortodossi, se amano davvero le Sacre Scritture, potrebbero arrivare ad una tale conclusione. La Chiesa Cattolica è la sola che può sostenere di essere stata edificata da Gesù Cristo in persona. Può, infatti, facilmente dimostrare di avere duemila anni di età e di avere conservato il Primato di Pietro come Cristo lo ha voluto. Per la dottrina cattolica il Papa è infallibile quando sancisce, cioè quando conferma, propone alla attenzione e alla fede del popolo cristiano, verità di fede e di morale. E le condizioni richieste per parlare di infallibilità del Santo Padre sono: il Papa deve sancire, confermare, come maestro supremo, pastore universale della Chiesa; il Papa deve insegnare a tutta la Chiesa, e non a una singola parte di essa; il Papa deve esplicitamente far comprendere che sta facendo uso del carisma, del dono dell’infallibilità, ossia deve far comprendere bene che sta confermando con atto definitivo una dottrina di fede e di morale; la materia su cui si esercita il carisma dell’infallibilità: fede e morale. “Tu sei Pietro e su di te edificherò la mia Chiesa”, leggiamo nel capitolo 16 di Matteo. Se Pietro o alcuno dei suoi successori potesse cadere in errore in materia di fede o di morale, ne risulterebbe che Cristo avrebbe edificato, o continua ad edificare, la sua Chiesa sull’errore. Ma questo è impossibile, essendo Cristo figlio di Dio. Ancora Cristo ha detto a Pietro che ciò che “lega e scioglie” è “legato e sciolto anche da Dio”. Ne consegue che anche Pietro, e i successori di Pietro, nell’esercizio del loro compito di “legare e di sciogliere”, devono essere infallibili, non possono errare, non possono sbagliare. Infatti, se i Papi potessero sbagliarsi nell’esercizio del potere di legare e di sciogliere, se così fosse, il loro errore dovrebbe essere ratificato anche da Dio! Nel linguaggio biblico legare e sciogliere significa proibire e permettere. Dunque, il Papa ha il potere di proibire o permettere, cioè di dichiarare, sancire lecita o illecita una dottrina di fede, di confermare come lecito o illecito un comportamento, di dichiararlo morale o immorale. E questo potere viene riconosciuto anche in Cielo, cioè da Dio stesso in persona: “Tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli” (Mt, 16). Luca al capitolo 22 ci dice che Gesù ha pregato perché la fede di Pietro non venga mai meno. Gesù prega e nessuno può mettere in dubbio che la preghiera di Gesù venga esaudita. Siccome la preghiera di Gesù è certamente esaudita dal Padre – chi nega questo non è cristiano -, ne consegue che Pietro, in materia di fede, non sarebbe sicuramente mai venuto meno, quindi sarebbe stato assolutamente infallibile. A meno che non vogliamo arrivare a dire che Gesù ha pregato per niente, oppure che non è stato esaudito da suo Padre, che è Dio! Nello stesso brano troviamo Gesù che aggiunge: “E tu, una volta ravveduto, conferma i tuoi fratelli”. L’ordine di confermare i fratelli dato a Pietro implica il compito di dirigere i fratelli nella fede. Ora, è impensabile che Gesù avesse dato questa altissima missione a Pietro, se Pietro avesse potuto sbagliarsi proprio in materia di fede. Se Pietro potesse sbagliare, non vi sarebbe alcuna conferma e sarebbe impossibile eseguire l’ordine dato da Gesù. Ci troveremo di fronte ad una situazione inaccettabile: Gesù avrebbe dato un ordine assurdo. Al capitolo 16 Marco descrive la scena in cui Gesù ha appena dato il compito alla sua Chiesa di predicare il Vangelo ad ogni creatura. Poi aggiunge: “Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo, ma chi non crederà sarà condannato”. Qui si sta parlando della salvezza del Paradiso e della condanna dell’Inferno. Gesù lega il destino eterno di ogni uomo alla fede che insegnerà la Chiesa. Chi crederà alla fede insegnata dalla Chiesa andrà in Paradiso. Chi, per colpa propria, non crederà alla fede insegnata dalla Chiesa andrà all’Inferno. Ora, è impossibile, visto le conseguenze che derivano dall’accettare o dal rifiutare l’insegnamento della Chiesa in materia di fede, che la Chiesa si possa sbagliare. Chi rifiuterà la fede proposta dalla Chiesa rifiuterà la vera fede, annunciata infallibilmente dal Papa, che è capo visibile della Chiesa. Chi rifiuterà, sarà condannato alla dannazione eterna. Chi accoglierà la fede proposta dalla Chiesa, accoglierà la vera fede, annunciata senza errori dal Papa, capo visibile della Chiesa, e sarà destinato al Paradiso. Concordate cari amici protestanti, ortodossi, catto-progressisti?