|
Papa Luciani, un sorriso lungo trent’anni
di Giuseppe Massari
CITTA’ DEL VATICANO – L’aurora radiosa di un nuovo giorno, quello che il salmista dice essere stato fatto dal Signore, stava per essere segnato sul quadrante della storia, mentre il 26 agosto 1978 il Sacro Collegio, riunito in Conclave, dava alla Chiesa e al mondo il successore di Paolo VI, ma prima ancora di Pietro, il nuovo Vicario di Cristo in terra, nella persona del Patriarca di Venezia, Albino Luciani. I suoi confratelli nella porpora gli avevano fatto il “torto” di eleggere proprio lui sulla Cattedra del Principe degli Apostoli; sì, lui, abituato alla quiete domestica e silenziosa di chi nel nascondimento sapeva pregare e meditare come pochi quel Dio che, in una delle poche udienze concesse, rivelatesi delle autentiche lezioni di vita e di catechismo semplice ed elementare, aveva avuto l’ardire, sfidando i più sapienti teologi, di definire non solo Padre ma anche Madre. Al timone della Barca del pescatore di uomini veniva chiamato un altro Patriarca, proveniente sempre da Venezia, così come era avvenuto, vent’anni prima, nel 1958, con Giovanni XXIII. Di Papa Lucani, che scelse il nome di Giovanni Paolo I in onore dei suoi due ultimi predecessori, piacque subito il suo sorriso fanciullesco che riscuoteva tenerezza candida ed amorevole. Il sorriso di chi aveva scelto, non a caso, come motto papale: “HUMILITAS”. Il sorriso di Dio impresso sul volto della persona che mai aveva lontanamente pensato di arrivare ad occupare il gradino più della gerarchia cattolica. La mitezza di Albino Luciani era stata forgiata tra le valli del bellunese, dove era nato, tra il candore e lo splendore della natura incontaminata e dei cuori umani freschi di genuinità. Era cresciuto silenzioso, docile ed obbediente ai voleri di Cristo, Giovanni Paolo I. Ma, purtroppo, il suo Pontificato fu brevissimo. Fu la meteora della speranza, durata il breve volgere di un tempo ristrettissimo, pari a quello del Battista, che nel corso della sua predicazione diceva di essere venuto a preparare le vie al Signore. Giovanni Battista non si sentiva il Messia, Colui al quale non sarebbe stato degno di sciogliere neanche i calzari. Papa Luciani, come il Battista, fu solo il precursore di colui che sarebbe stato l’uragano di Dio, Giovanni Paolo II. A 30 anni di distanza, spiace ancora ricordare come, all’indomani della sua morte, molte furono le congetture e i sospetti che si levarono come polveroni infamanti al solo fine di innescare un sensazionalismo di basso profilo, di screditare la Chiesa, di farla apparire come l’artefice di macchinazioni perverse e diaboliche. La Chiesa subì questi attacchi resistendo, come sempre, alle usure del tempo maligno e bugiardo. Difese la memoria sconsacrata di un uomo che non doveva meritare un simile vilipendio. Un uomo, sia pure ancora relativamente giovane, che morì per infarto e non perché assassinato. Un uomo non in perfettissime condizioni di salute. A tal proposito si racconta un aneddoto. Giovanni XXIII, che stimava moltissimo quel parroco bellunese, un giorno chiese come mai non venisse mia proposto per la promozione a vescovo. Gli fu risposto che era malaticcio. Il Papa replicò profeticamente: “Allora vuol dire che lo faremo morire vescovo”. Infatti, nel 1958, Albino Luciani ebbe la nomina episcopale; nel 1973, quella cardinalizia, con il titolo residenziale di Patriarca, fino al Conclave che lo elesse Papa, investendolo, forse, di quella dignità troppo pesante per la sua fragile natura che, a quanto pare, non resse davanti a cotanta responsabilità. Un segno di debolezza? Niente affatto: un segno di grandissima umiltà! Per amore di verità, di pietà e di rispetto nei confronti di questo servo del Signore, va precisato che egli già negli anni precedenti aveva conosciuto sofferenza e malattia. Finì in sanatorio e subì otto interventi chirurgici, per questo condusse una vita molto sobria, attenta all’essenziale, cosa che gli fece coltivare quella vena ironica che sfoderò nelle famose lettere indirizzate, ogni mese, dalle colonne del Messaggero di Sant’Antonio, ad alcuni dei maggiori personaggi della storia contemporanea non più viventi: Santi, scrittori, poeti, commediografi, raccolte nel famoso volume intitolato ‘Illustrissimi’. A trent’anni dalla sua morte, il ricordo è ancora vivo. Il Cardinale Joseph Ratzinger, l’attuale Pontefice, qualche anno dopo la morte di Giovanni Paolo I, dichiarò alla rivista “30 Giorni” che il nome di Luciani era affiorato in un incontro fra Cardinali tedeschi e brasiliani. “Non volevamo decidere niente – sosteneva il porporato salito nel 2005 al soglio di Pietro -, ma solo parlare un po’. Mi sono lasciato guidare dalla Provvidenza ascoltando i nomi, e vedendo come si è formato finalmente un consenso sul Patriarca di Venezia. Ne fui molto felice. Avere come Pastore della Chiesa universale un uomo con quella bontà e con quella fede luminosa era la garanzia che le cose andavano bene”.
|