di Monsignor Andrea Gemma*
CITTA’ DEL VATICANO – Se c’è un motivo per celebrare con intima e profonda gioia la festa della assunzione al cielo della Vergine Santissima, questo è prima di tutto l’impellente bisogno di sollevare, almeno per un poco, gli occhi dagli spettacoli miserandi e repellenti che la cronaca di questi giorni – peraltro non molto differente da quella abituale – offre a chi indugia sugli scenari che ci raggiungono da tutti gli angoli del mondo. Rumore di guerre, addirittura fraticide, uccisioni di inermi, tra cui bambini innocenti e donne indifese, migliaia e migliaia di disperati costretti a lasciare la propria terra in cerca di riparo, di rifugio e di soddisfazione dei più elementari bisogni; efferati delitti che spesso stentano a rivelare i loro autori, abilissimi nel far perdere le loro tracce; inoltre, sempre in emergenza, le piaghe endemiche di una società ingiusta che non solo sembra aver perso la capacità di reagire al male ma, peggio ancora, sembra voler coprire il male con la gelida indifferenza di chi non riesce ad uscire dal proprio meschino egoismo. Su tutto, poi, male aggiunto al male, la solita colluvie di discorsi, di commenti, di reazioni, di intermediazioni che, oltre a non approdare a nulla, non fanno che acuire il ribrezzo di chi guarda, si stupisce e soffre. Noi ci riteniamo, purtroppo per un verso, e per fortuna dall’altro, fra questi ultimi. Proprio per questo abbiamo bisogno di qualcosa, di qualcuno, che distragga finalmente la nostra atterrita attenzione ed offra riposo e rimedio al nostro sofferente stato interiore. Ci soccorre per questo la festa grande di Maria assunta in cielo. Ci siamo preparati ad essa con l’ansia di chi, come abbiamo detto, voglia finalmente trovare un punto luminoso che squarci la tenebra opprimente di questo mondo confuso, babelico, tormentato soprattutto – pensiamo – dalla constatata incapacità di trovare e far funzionare qualche rimedio. Sotto questo aspetto, lo spettacolo offerto dalla grande diplomazia, dai rinomati registi di una politica inconcludente sia a livello nazionale che internazionale, è il culmine in negativo di una davvero insopportabile situazione. L’invito dunque per me e per quanti hanno la fortuna della mia stessa fede è di distogliere decisamente lo sguardo dalla terra e rivolgerlo con l’intensità di un anelito insopprimibile a quel cielo che ha raccolto trionfante la più bella creatura fiorita sul nostro suolo che una verità di fede ci restituisce continuamente come immagine allettante, come meta di una speranza certissima, come esperienza di un aiuto sovrumano pronto costantemente a soccorrerci, con lo splendore di un esemplare su cui confrontare la nostra vita mediocre ed insignificante per trarne propositi e sobbalzi di impegno, di perfezione morale, di rifiuto del male e di tutte le sue propaggini insidiosissime. Guardiamo a Maria: è l’icona del disegno di Dio antecedente al nostro peccato che gli ha sbarrato la strada, è l’anticipazione di tutto ciò che Dio ha fatto per noi, continua a fare e farà fino in fondo quando Lui stesso sarà tutto in tutti e potrà contemplare finalmente restituito alla originaria grandezza il suo disegno di amore che nessuno ha escluso o esclude, tranne coloro che sciaguratamente, a cominciare dagli angeli ribelli, hanno chiuso ermeticamente l’accesso alla potenza e alla misericordia divina. Guardiamo a Maria: potremo contemplare riflessa in Lei l’immagine pienamente realizzata di figli di Dio, dell’uomo perfetto, oggetto del suo amore, eredi coeterni della sua gloria. Come siamo riconoscenti al grande Pio XII che in una piazza San Pietro inondata di sole e gremita da oltre mezzo milione di persone, tra cui il sottoscritto, in quel primo novembre 1950 poneva sul capo della fanciulla di Nazareth l’ultima fulgidissima gemma del suo diadema, definendo come verità di fede divinamente rivelata l’assunzione al cielo in corpo ed anima della Santa Madre di Dio e sempre Vergine. Riascolto come un soavissimo canto la voce squillante di quel Papa, il quale anche solo per questo meriterebbe una grande corona di gloria. E gli dico, come figlio, come discepolo, come ammiratore devoto, il grazie sincero che non si spegnerà nei secoli. Si sa anche – voglio qui ricordarlo a chi se ne fosse dimenticato – che, come fu riferito chiaramente in quei giorni e senza che ci fosse alcuna smentita, fu la Madonna stessa a premiare il suo fedelissimo servitore facendolo assistere nei giardini vaticani al grande miracolo del sole che a Fatima, il 13 ottobre 1917, decine di migliaia di persone avevano potuto già ammirare. Ora Pio XII è accanto alla sua Regina e colà ci aspetta a braccia aperte poiché, come Gesù ha detto ai suoi discepoli, i nostri nomi sono tutti scritti in cielo. Occhi al cielo, dunque, cari amici, e arrivederci lassù.
*Vescovo di Santa Romana Chiesa