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San Domenico: o parlava di Dio, o dialogava con Dio
di Matteo Orlando
CITTA’ DEL VATICANO – “Conosco un uomo, che seguì in tutto e per tutto il modo di vivere degli apostoli; non vi è dubbio che egli in cielo sia associato alla loro gloria”. In questo pensiero, Gregorio IX parla del grande San Domenico, il fondatore dell’Ordine Domenicano, che canonizzerà il 3 luglio 1234. di cui l’8 agosto, la Chiesa Cattolica ricorda la memoria. In un periodo storico di grandi tormenti, in una Europa in preda alle guerre, alle persecuzioni, all’oppressione dei giusti e dei deboli, la misericordia di Dio, in quei primi decenni del 1200, è scesa ancora una volta è si è abbassata sulle nostre miserie e sulle nostre angosce, sulle nostre lotte e sulle nostre debolezze, attraverso due grandi uomini, quasi contemporanei, due grandi Santi di Dio che operarono e vissero alla luce del Vangelo: San Francesco d’Assisi e San Domenico de Guzman. La festa del primo è il 4 ottobre. E ne parleremo. Vediamo, invece, il secondo. San Domenico, nacque a Caleruega, diocesi di Osma, nella Vecchia Pastiglia, in Spagna, intorno all’anno 1170, da Felice de Guzmàn e da Giovanna de Aza. Studiò teologia a Palencia e venne fatto canonico della Chiesa di Osma, il cui vescovo, Diego de Azevedo, lo assunse come predicatore per combattere l’eresia degli Albigesi con la predicazione e con l’esempio della vita. Decise, allora, di avere collaboratori coraggiosi e dotti e a questo scopo chiamò intorno a sé dei compagni e fondò, spinto dallo zelo apostolico, pensando alla lotta che attraverso i secoli si sarebbe scatenata contro la Verità e la Chiesa, una famiglia di apostoli, l’Ordine dei Predicatori (Domenicani), nel quale dette molta importanza allo studio della teologia, alla povertà di vita, all’accoglienza. Fu apostolo del Rosario (convertiva i peccatori e salvava le anime anche con questa arma potente del Santo Rosario, in continua comunione filiale con Maria, la speciale patrona dell’Ordine, che più volte vide), si battè per la difesa della fede tra il popolo, pellegrino e missionario instancabile. Morì a Bologna il 6 agosto del 1221, dove è sepolto. “Domenico (si legge nel Libellus de Principiis O.P:; Acta canoniz. sancti Dominici; Monumenta O.P. Mist. 16, Romae 1935, pp. 30 ss., 146-147) era dotato di grande santità ed era sostenuto sempre da un intenso impeto di fervore divino. Vi era in lui un’ammirabile inalterabilità di carattere, che si turbava solo per solidarietà col dolore altrui. E poiché il cuore gioioso rende sereno il volto, tradiva la placida compostezza dell’uomo interiore con la bontà esterna e la giovialità dell’aspetto. Si dimostrava dappertutto uomo secondo il Vangelo, nelle parole e nelle opere. Durante il giorno nessuno era più socievole ed affabile di lui con i fratelli e con gli altri. Di notte nessuno era più assiduo e più impegnato di lui nel vegliare e pregare. Era assai parco di parole e, se apriva la bocca, era o per parlare con Dio nella preghiera o per parlare di Dio. Questa era la norma che seguiva e questa pure raccomandava ai fratelli. La grazia che più insistentemente chiedeva a Dio era quella di una carità ardente, che lo spingesse a operare efficacemente per la salvezza degli uomini. Riteneva infatti di poter arrivare a essere membro perfetto del corpo di Cristo solo qualora si fosse dedicato totalmente e con tutte le forze a conquistare anime. Voleva imitare in ciò il Salvatore, offrendosi tutto per la salvezza delle anime. A questo fine, ispirato da Dio, fondò l’Ordine dei Frati Predicatori, attuando un progetto provvidenziale da lungo accarezzato. Esortava spesso i fratelli, a voce e per lettera, a studiare sempre l’Antico e il Nuovo Testamento. Portava continuamente con sé il Vangelo e le lettere di San Paolo, e meditava così lungamente queste ultime da arrivare a saperle quasi a memoria. Due o tre volte fu eletto vescovo; ma egli sempre rifiutò, volendo piuttosto vivere con i suoi fratelli in povertà. Desiderava di essere flagellato, fatto a pezzi e morire per la fede di Cristo”. E, non a caso, Domenico fu esempio di penitenza e di castità. Affinò il suo corpo con macerazioni, digiuni e veglie, trovò le sue delizie nella preghiera e nell’intima unione con Dio, nella fedeltà della pratica quotidiana dell’orazione, nel fervido amore verso Dio e i suoi precetti. Non dette ascolto alla carne e al sangue. Era lieto quando gli mancava il necessario e quando veniva ingiuriato e minacciato di morte. Così, si conformava a Cristo Crocifisso, rendendo più fruttuoso il tuo apostolato, nello spirito cristiano della pazienza e in quello della fortezza. La sua parola bruciava come fiaccola. Un insegnamento fedele alla Chiesa era sulla sua bocca, e non c’era falsità sulle sue labbra. San Domenico, come distintivo della sua famiglia, ha voluto la Verità. Verità da amare, vivere e propagare con santità di vita e profondità di dottrina, attingendo sempre alla Fonte perenne di Vita, a Gesù Eucaristia. Ha saputo attingere infinita dolcezza dai cuori di Gesù e di Maria. E si commuoveva per ogni miseria: chinandosi con l’amore di Cristo verso tutti gli sventurati recava a ognuno il conforto della fede e della carità, insegnando il mistero profondo del Verbo di Dio fatto uomo per la salvezza dell’umanità. Ecco, allora, i tratti salienti di San Domenico: sapienza; vigilanza contro il demonio; testimonianza del Vangelo in parole e in opere; umiltà (tanto da ritenersi l’essere più indegno e il peggior peccatore); saldezza nella fede (tanto che desiderava il martirio e otteneva da Dio quanto chiedeva); ardore instancabile della continua penitenza (con cui chiedeva a Dio il perdono dei peccatori); intima unione con Dio nell’orazione e carità ardente. Santa Caterina da Siena, in Lettere ad un Domenicano, di lui scrisse: “Tuo Padre Domenico ha legato la sua barca con tre corde, che sono la castità, l’obbedienza e la vera povertà”. E dal 1200 questa barca regge. L’ordine domenicano è uno dei più importanti della Chiesa Cattolica. Nella sua spiritualità sono fiorite, lungo i secoli, figure di Santi straordinari che ne hanno abbracciato l’ideale. Ci sono stati anche alcuni domenicani, anche nell’oggi della Chiesa, che hanno tradito gli ideali dell’ordine. Ma si sa, anche Gesù aveva con sè un traditore! I Domenicani, comunque, sono uno dei pochi gruppi che non si è diviso al suo interno in sottofamiglie varie. Un gruppo, che con i laici domenicani, conta, nel mondo intero, decine di migliaia di seguaci di Cristo sulle orme di San Domenico, maestro di Sapienza e padre della fede, che splende come fiaccola nella Chiesa di Dio; Chiesa che, illuminata anche dalla sua predicazione e sostenuta dalle sue preghiere, tende alla piena comunione fra tutti gli uomini, in Cristo Signore.
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