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Se le parole mancano di amore
di Sergio Rolando
CITTA’ DEL VATICANO – Ancora pervaso dalla soddisfazione per il grande successo riscontrato dall’evento della XXIII Giornata Mondiale della Gioventù, comincio ad affiancare all’entusiasmo che mi ha preso osservando l’espressione di una Chiesa veramente ecumenica ed universale, l’approfondimento dei messaggi lanciati da Benedetto XVI. In particolare, mi sono soffermato su una frase pronunciata dal Papa nell’omelia tenuta in occasione della Messa conclusiva celebrata nel grande ippodromo di Randwick, parole che ho avuto modo di leggere sul nostro ‘Petrus’ :”L’amore è il segno dello Spirito Santo”. E ancora: “Le idee o le parole che mancano di amore – anche se appaiono sofisticate o sagaci – non possono essere dello Spirito”. Mi è sembrato di leggere in questa espressione un chiaro invito a diffidare di quelle parole e di quelle idee che, se pure sofisticate e sagaci, quindi dotate del grande fascino di quell’intelligenza così attuale che si vuole porre e connotare come libera e laica, non sono tuttavia permeate da vero amore. Ad un cristiano, potrei dire, per spiegarmi meglio, mi sembra di cogliere un’esortazione a saper cautamente distinguere tra le tante parole che ci giungono ed il Verbo, unica espressione dello Spirito Santo. Vorrei, poi, esprimere una considerazione del tutto personale, nonchè una certa emozione nel pensare che in quelle parole: “L’amore è il segno dello Spirito” si scorge la vera personalità di Benedetto XVI, un Papa molto diverso dalla descrizione che, soprattutto agli esordi, facevano di lui taluni, che lo raccontavano prevalentemente o addirittura esclusivamente come eminentissimo teologo, adombrando in quest’immagine riduttiva e fuorviante, quella del freddo ed austero intellettuale. Nelle sue espressioni si riscontra invece una sorta di affermazione del primato dell’amore, elemento primario ed insostituibile quale segno caratteristico dello Spirito Santo e del suo provvidenziale intervento sull’uomo. Dalle sue parole deriva anche, se pure indirettamente, una critica alla razionalità cinica e materialista che riduce l’uomo a mera entità biologica privandolo proprio con quelle “idee che mancano di amore” di ciò che la vera ragione identifica come elemento imprescindibile per la compiutezza dell’essere umano e per l’appagamento delle sue più profonde istanze. Così pure ci giunge l’esortazione a non cedere al linguaggio dei sofismi, dei ragionamenti capziosi, apparentemente logici ma sostanzialmente fallaci; un’esortazione a servirsi ed a servire il linguaggio semplice dell’amore autentico, di quella carità vera e senza riserve così esaustivamente descritta ed esaltata da San Paolo nella lettera ai Corinzi (I 13,1-13). Idee e parole sagaci e sofisticate, se prive di amore, non giovano veramente all’uomo e soprattutto non vengono da Dio, che è Spirito di amore. Inoltre, quanto alle parole sagaci e sofisticate, come non ripensare alle parole di San Paolo nella lettera ai Corinzi (13,1-13): “Il dono delle lingue cesserà e la scienza svanirà. La nostra conoscenza è imperfetta…”. Da un lato, quindi, l’intelligenza umana con i suoi limiti; intelligenza che purtroppo molto spesso è disgiunta dall’amore, se non addirittura antitetica ad esso; dall’altro, il lume dato all’uomo dallo Spirito Santo, quella luce fatta d’intelligenza permeata dall’amore nella sua più alta espressione. In tutta modestia vorrei chiudere questo mio approfondimento con una breve digressione, riportando questi miei versi pubblicati nel 2004 e scaturiti proprio da una mia riflessione sull’intelligenza: “L’intelligenza è una gran luce e quando è tanta brilla come il sole, ma non è mai abbastanza quando pensa di poter fare a meno dell’amore; chè in tal caso, brillerà pure come il sole, ma di certo, non darà il suo calore”.
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