di Sua Eccellenza Reverendissima
Monsignor Andrea Gemma*
CARA ELUANA,
sento impellente il bisogno di rivolgermi a te direttamente, perché non voglio che questo colloquio sia turbato dai clamori già troppo diffusi che si sono levati intorno a te. Non so per quale strada, ma avverto la certezza che in qualche modo – Dio ne ha infiniti – questi pensieri ti raggiungano nella quiete del tuo sonno profondo pluriennale. Solo da pochi giorni ti conosco eppure sento di nutrire per te un grande affetto, una immensa simpatia, una strettissima vicinanza d’anima, per cui mi vedo felicemente presente accanto al tuo lettuccio, dove riposi da tanti anni senza che tu risponda a tutti coloro che ti hanno voluto bene e continuano a volertene. Come vorrei, anche se timidissimamente, sfiorare con la mano il tuo pallido volto e regalarti una carezza fraterna e paterna! Quasi invidio i fortunati che possono liberamente accostarsi al tuo esile corpo giovane che il sonno prolungato – sono sicuro – non solo non ha deturpato ma in qualche modo ha ridotto a forma angelicata. Ho saputo che talvolta hai persino aperto, seppur rapidamente, ma certo significativamente, i tuoi bellissimi occhi: fortunato chi ha potuto specchiarsi in essi. Non so se il clamore suscitato intorno alla tua persona, alla tua situazione, ti abbia in qualche modo raggiunto: “Nulla è impossibile a Dio”, nulla possiamo con sicurezza asserire noi che nel tuo sonno interminabile non possiamo in alcun modo entrare. Il rumore comunque che tuttora occupa non solo le cronache, ma anche i palazzi che contano è fuor di dubbio la risposta imperiosa e immediata che tu, viva, hai dato a quanti prevedevano, assai scioccamente, che una decisione così grave, quale quella che qualcuno vorrebbe si prendesse a tuo irreparabile danno, potesse essere passata sotto silenzio. Nessun silenzio è più parlante di quello che tu, piccola sorella, mantieni da troppi anni. Nessun silenzio è più parlante di quello in cui continuamente vengono spente vite umane a milioni: è per questo che anch’io, con tutti i saggi, con tutti coloro che riconoscono il valore intangibile della vita, non ho voluto associarmi ad un altro ipocrita silenzio che circonda, o vorrebbe circondare, certi drammi incommensurabili. Hanno voluto lodevolmente, con manifestazioni di popolo, rompere questo silenzio tante persone che come me, carissima Eluana, ti vogliono bene, ti vogliono viva, ti pensano giovane e bella e vogliono che tu – non ci potrebbe essere un miracolo? – possa quanto prima risponderci anche con le tue labbra, mentre adesso ci rispondi, – e come! – con la tua semplice, immota, amabile presenza, tanto più amabile in quanto così indifesa e così in balia del gelido potere micidiale dell’uomo che si erge a Dio e diventa riprovevole giustiziere, istigato dal dio della morte, dal dio egoismo, dal dio interesse. Hanno parlato, questi giustizieri improvvisati di vita vegetativa, per buttarci fumo negli occhi e nell’intelligenza, come se non si sapesse che, ad esempio, durante il sonno, durante una anestesia totale, tutti gli uomini vivono solo vegetativamente, anche se temporaneamente. Non ci facciano udire, dunque, ipocritamente, delle affermazioni di comodo, cercando improvvidamente delle improbabili giustificazioni ad un gesto che giustificazioni non né ha e non può averne per chi sa benissimo che autore unico della vita è Dio e Dio solo. Non si tiri in ballo l’arcinoto accanimento terapeutico: qui non si tratta di negare la somministrazione di medicine ermeticamente straordinarie; qui si tratta di negare ad un vivente ciò che gli permette di rimanere tale, il respiro, la idratazione … E poi chi potrebbe mettersi arbitrariamente nella psicologia di una persona che non può essere interrogata nella situazione particolarissima in cui si trova? Ancora una volta, il Caino che sonnecchia dentro ognuno di noi ha levato il suo ululo di morte e brandito la sua clava omicida: orrore! Ma noi, carissima Eluana, siamo tutti intorno a te, anche se comprendiamo coloro che più lo dovrebbero e si rifiutano ricorrendo alla scorciatoia omicida; siamo intorno a te per aggiungere un soffio di calore amicale a quello che continua a pervadere le tue esili membra, per mormorare una tacita preghiera al Dio della vita, perché continui ad accettare il tuo indicibile sacrificio, la tua immolazione di agnella innocente in espiazione degli orribili delitti che insanguinano le zolle della nostra terra. Rimani su quel lettuccio, o piccola vittima innocente: abbiamo bisogno di te.
*Vescovo di Santa Romana Chiesa