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Gmg 2008, la missione di Benedetto

di Antonino D’Anna

CITTA’ DEL VATICANO – All’inizio del ‘900 era un Paese sconfinato con appena quattro milioni di abitanti: oggi è una nazione sviluppata, abitata da venti milioni di persone, giovane e desiderosa di crescere. Ma senza perdere l’anima: questa è l’Australia del 2008 che Benedetto XVI sta per raggiungere. Un Paese in cui i cattolici sono il primo gruppo confessionale, seguiti dagli Anglicani. Una comunità di cinque milioni di battezzati, il dato più alto tra tutti i Paesi anglosassoni, che vuole riscoprire le proprie radici. Miste e figlie dell’emigrazione (e della deportazione), visto che i primi cattolici a giungere in quella che era detta “Nuova Olanda” furono galeotti irlandesi. Ma il contributo degli emigranti italiani, nel corso del XX secolo, si è fatto sentire, tanto che non mancano piccoli gruppi desiderosi di mantenere vive le tradizioni del Paese d’origine. Come figli e nipoti di Sant’Onofrio, località in provincia di Vibo Valentia, che da anni sognano di vedere per le strade di Sydney l’Affruntàta, l’incontro pasquale tra le statue di Cristo, l’Addolorata e San Giovanni. Una tradizione antica, da sempre curata dalla Confraternita del Santissimo Rosario e destinata a diventare itinerante, visto che è stata replicata anche a Toronto, in Canada.

 

COSA TROVERA’ IL PAPA

 

Queste piccole note vogliono, insomma, sottolineare come l’Australia abbia bisogno di un risveglio spirituale e di una certa sete di fede. Per questo il Papa teologo dovrà farsi, ancora una volta, maestro come sa fare nei suoi interventi durante le visite apostoliche. Ma non solo: questa volta la sfida sarà anche quella di parlare a dei ragazzi che vivono ai confini del mondo e che, come ha suggerito il Cardinale George Pell, Arcivescovo di Sydney, devono potersi rendere conto del ruolo di ponte con l’Asia che l’Oceania potrebbe giocare nei prossimi anni. E la Chiesa australiana, per Pell, non vuole rinunciare a nulla: la Gmg allora può essere “un attacco di tipo spirituale, questo sì. In Cristo abbiamo la verità e riteniamo che questa verità sia necessaria e utile per la vita quotidiana di ciascuno”, ha detto il porporato in un’intervista al Sir nei giorni scorsi. Ma soprattutto: “La Gmg di Sidney offre all’intera Chiesa australiana un forte spunto di missione e di annuncio”.

 

UNA COMUNITA’ IN CAMMINO

 

Pell, insomma, è chiaro: anche in Australia la Chiesa sa essere segno di contraddizione, soprattutto sui temi dell’aborto, dell’eutanasia, della bioetica. E i giovani sono nel mirino, visto che dalla Gmg si spera di avere una maggiore attenzione dei ragazzi: non si può smettere di predicare che l’uomo non può vivere senza Dio. Per non parlare del ruolo degli aborigeni, oggi schiavi di pregiudizi e di un certo razzismo nei loro confronti. “È’ difficile impostare un lavoro pastorale – ha spiegato il CardinalePell -, abbiamo un servizio all’interno della nostra Conferenza episcopale proprio per gli aborigeni. Ma la volontà di andare avanti c’è tutta. È anche un problema di lingua. Molti di loro, infatti, parlano la lingua nativa e non conoscono l’inglese, necessario anche per il lavoro e l’integrazione”. Insomma, per il Cardinale le basi ci sono tutte, c’è da lavorare ma c’è speranza: “Credo che l’Australia abbia in sé la possibilità di farsi ponte con l’Asia. Noi accogliamo molti convertiti, dai cinesi ai vietnamiti e coreani. A Sydney questi tre gruppi sono molto numerosi. La Gmg può darci una spinta ulteriore”.

 

BENEDETTO, COLUI CHE VIENE NEL NOME DEL SIGNORE

 

A questo punto si può pensare che il Papa dovrà scaldare – ma non sarà molto difficile – l’anima di un Paese che ha bisogno di alcune risposte. È questa la missione che Benedetto XVI ha assunto all’inizio del suo mandato e si è fatto Papa catecheta e teologo per aiutare l’uomo di questo nuovo millennio nella ricerca di risposte. È’ da presumere che Joseph Ratzinger farà appello ai ragazzi australiani, chiedendo loro di essere spinta rigeneratrice per la società. Un richiamo severo ma giusto ai grandi temi della bioetica, al rispetto del proprio corpo, alla lotta per un domani più giusto. Se ci sarà, l’incontro con i rappresentanti di altre religioni potrebbe offrire spunti molto interessanti. Insomma, le premesse per un buon viaggio in Australia sembrano davvero esserci.