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Adoro te devote…
di Seripando
Nelle settimane scorse tutta la stampa ha riportato il fatto che ormai nelle celebrazioni papali si è stabilito che i fedeli che riceveranno la Santissima Eucaristia dalle mani del Santo Padre lo facciano mettendosi in ginocchio. Che questa scelta abbia fatto così tanto scalpore mi ha stupito non poco. Il Santo Padre ha semplicemente voluto servirsi di una norma che è contemplata nel messale di Paolo VI. Dunque, nessuna ‘restaurazione’! Molti reazionari-avanguardisti (adesso bisogna appellarli così questi poveri infelici orfani del non rimpianto Annibale Bugnini), continueranno a vomitare il loro sdegno contro il Papa e contro Monsignor Guido Marini, colpevoli di credere veramente che l’unico protagonista delle celebrazioni è Cristo Gesù (altrimenti perché dà tanto fastidio quel Crocifisso al centro dell’altare?). Non ritengo dignitoso dover scendere ai loro livelli: “Hanno Mosè e i Profeti” per ravvedersi: non sarà certo la mia parola a persuaderli! Credo fermamente che quanto venga stabilito direttamente dal Romano Pontefice debba essere accolto con filiale rispetto e obbedienza; senza alcun commento. Obbedendo al Papa siamo sicuri di stare con Cristo. Non abbiamo forse fatto così negli ultimi venticinque anni, quando la liturgia è stata letteralmente stravolta? Come dimenticare la motivazione addotta dall’allora Maestro delle Celebrazioni pontificie, Monsignor Piero Marini, affinché la celebrazione si svolgesse “decorosamente secondo il rito”: “Ci sono le televisioni”, soleva dire. “E il bello della diretta dov’è?!”, avremmo voluto chiedergli. Torniamo all’argomento principale. La mia attenzione resta fissa sul sacramento dell’Eucaristia. Tutti vedono (grazie alle televisioni di cui sopra!) come nel corso delle celebrazioni papali al momento dell’offertorio una schiera di ministri sacri, recanti fra le mani pissidi stracolme di particole, si pongano ai lati o dinanzi all’altare per permettere la consacrazione delle particole stesse. Questa consuetudine è sacrosanta. È giusto (e dovrebbe avvenire nel corso di ogni Santa Messa, anche nella più piccola cappella di montagna) che anche i fedeli ricevano il corpo di Cristo appena consacrato sull’altare. A motivo delle migliaia di fedeli che accorrono in Vaticano per vedere e farsi confermare nella fede dal successore di Pietro, è giustificato, poi, il numero delle pissidi e la quantità delle particole consacrate nel corso delle celebrazioni papali. Ovviamente, però (e vorrei aggiungere: purtroppo!), le particole consacrate non vengono consumate tutte nel corso dell’Eucaristia. Dove vengono riposte? Ero giovanissimo prete. Le mie mani profumavano ancora di crisma quando ebbi la ventura di concelebrare all’altare della Confessione con un Cardinale attualmente non ancora in pensione. Il transetto e metà della navata principale erano colmi di fedeli. L’emozione per il grande onore che quella mattina mi era stato concesso non mi fece rendere conto che all’offertorio sull’altare erano state poste soltanto le particole per noi sacerdoti e che non vi erano quelle per i fedeli. Al momento della distribuzione della Comunione ai fedeli, un cerimoniere mi fece cenno di recarmi alle spalle dell’altare dove su un tavolo trovai, con sopra una tovaglia, un numero spropositato di pissidi colme di particole consacrate. Distribuii l’Eucaristia ai fedeli e mi attardai nella speranza di poter consumare tutte le particole, ma così non fu. Mi rifiutai di deporre nuovamente la pisside su quel tavolo. Guidato da un addetto della Basilica venni condotto nella cappella del Santissimo Sacramento. Ingenuamente (ma mi sembrava la cosa più ovvia) mi avviai tramite il corridoio centrale verso il ciborio; l’addetto mi redarguì (sic!) e riportandomi indietro mi condusse verso il corridoio laterale destro. Trasecolai quando a destra dell’altare venne aperto una sorta di armadio a muro con all’interno ripiani in legno su cui erano deposte numerosissime pissidi prive di coperchio e stracolme di particole. Altresì i ripiani erano privi di qualsiasi rivestimento. Ecco dove andavano a finire le pissidi con le particole consacrate nelle celebrazioni papali. Non ho la forza e il coraggio di commentare un tale trattamento delle sacre specie; lo sdegno mi annienta. Lascio ad altri questa titanica impresa. In verità devo subito dire che da allora sono cambiate tante cose o meglio tante persone in Vaticano. Innanzitutto, splende di luce meridiana il nuovo esemplare maestro delle celebrazioni pontificie, Monsignor Guido. Che dire, poi, dell’umilissimo eppur grande Arciprete, il Cardinal Angelo Comastri? Il suo amore e la sua devozione all’Eucaristia e alla Vergine Santissima è risaputa ovunque. Sappiamo con certezza che lo stimatissimo attuale Arciprete ha provveduto in qualche modo a rimediare a quella situazione: magari decorando l’interno di quell’armadio e provvedendo che quelle innumerevoli pissidi fossero provviste di idoneo coperchio. Ma, mi si consenta, è giusto che quelle particole consacrate vengano custodite in quel modo? Quale erede di Bugnini ha concepito tale ripostiglio? Sarebbe davvero bello e anche decisamente significativo se al termine di ogni celebrazione papale quelle pissidi venissero portate, magari da diaconi, nelle varie parrocchie romane, invece che essere conservate inutilmente (quando saranno consumate?), e direi anche senza alcun rispetto, in quell’armadio. O ancora più bello e significativo sarebbe se venissero portate negli ospedali, nei ricoveri, nelle case di cura! Ancora una volta confidiamo in Monsignor Guido Marini.
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