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Il nuovo regime delle intercettazioni

del Professor

Federico Tedeschini*

CITTA’ DEL VATICANO – Il disegno di legge che disciplina, limitandolo, i ricorso agli strumenti di captazione elettronica delle conversazioni ha suscitato – come era da attendersi – un vespaio di polemiche che si sono però dirette piuttosto sugli aspetti politici del nuovo assetto normativo, invece che sugli aspetti tecnici dello stesso. Già questa osservazione dimostra meglio di ogni altro argomento retorico la necessità di fermare lo strapotere degli inquirenti che in questi anni ha invaso i diritti di libertà di un enorme numero di cittadini attenuandone, in via di fatto, la tutela costituzionale che permea di quei diritti il patto costituzionale in base al quale si pose fine, nel 1948, ad un regime illiberale e alla guerra civile che ne seguì. Solo nei Paesi dell’Est europeo ed in alcuni staterelli del sud America e dell’Africa il potere giudiziario (spesso confuso con gli altri poteri dei rispettivi ordinamenti) ha potuto, negli anni recenti, continuare a servirsi delle intercettazioni per controllare e prevenire il dissenso, e ciò è stato fatto sempre ed ovunque dichiarando che l’invasione della sfera privata si giustificava con l’esigenza di combattere la criminalità, organizzata e non. Un argomento per tutti valga a spazzar via le polemiche di questi giorni: negli Stati Uniti d’America – Paese ove l’ordine e la sicurezza pubblica  sono da sempre considerati problemi giganteschi, da risolvere perciò con le più severe misure – gli inquirenti ricorrono ogni anno alle intercettazioni e alle captazioni ambientali in una misura che interessa, al massimo, un paio di migliaia di utenze; in Italia, invece, le utenze intercettate si misurano in centinaia di migliaia ed i costi sottraggono alla giustizia almeno un terzo delle spese correnti. Sulle intercettazioni è prosperata un’industria del noleggio di apparecchiature non sempre omologate, ma sempre fornite in base ad affidamenti diretti ed in violazione delle regole comunitarie sugli appalti: violazioni che solo alla fine dello scorso anno sono state alla base di una nuova disciplina (tuttora in attesa di entrare in vigore) che finalmente centralizza in capo al Ministero della Giustizia il confronto concorrenziale tra i pochi fornitori delle apparecchiature e delle connesse attività di captazione richieste dai magistrati, anche per trovare sostegno a teoremi fantasiosi come quello secondo cui – in un certo momento storico – avrebbe operato, nel nostro Paese, una associazione a delinquere composta da soggetti che… neanche si conoscevano tra loro! Violazione dei diritti costituzionali e sperpero delle risorse finanziarie pubbliche destinate alla giustizia sono dunque i primi nemici che il Disegno di legge in esame si prefigge di combattere e che non rappresenta né un bavaglio per i mezzi di comunicazione di massa, né tantomeno un mezzo per intralciare l’attività delle molte Procure della Repubblica che in questi anni hanno fatto un vero e proprio abuso delle intercettazioni: sono proprio gli abusi che si vogliono combattere e sono le garanzie costituzionali che si vogliono ripristinare attraverso linee portanti semplici ed efficaci. Così, l’esclusione  dal divieto di intercettare per i reati punibili con la detenzione superiore a dieci anni diviene un modo per concentrare attenzione e risorse sui comportamenti illeciti che sono fonte di più grave allarme sociale. A decidere quando e chi intercettare, sarà un collegio di tre magistrati, onde evitare che il ricorso a tale delicato strumento sia il frutto di scelte affrettate ed opinabili di chi ama la vetrina mediatica. In tal modo, i tre anni di carcere per i giornalisti che pubblicheranno le intercettazioni, prima che queste divengano materiale probatorio utilizzabile in sede processuale, non sono attentato alla libertà di informazione, ma garanzia per gli incolpevoli che troppo spesso vengono sbattuti in prima pagina come dei mostri o, peggio, come dei consumatori di vite private che nulla hanno commesso di penalmente rilevante, ma molto vorrebbero nascondere (ed è loro diritto!) dei propri rapporti interpersonali. Se il Disegno di legge verrà approvato senza significativi stravolgimenti, ne guadagneremo perciò tutti: anche i suoi detrattori, ai quali consiglio di avere maggiore rispetto per quelle che un film di successo ha definito “le vite degli altri”.

 

*Università di Roma ‘la Sapienza