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La ‘maledizione’ del Quirinale

del Professor

Saverio D’Amelio*

CITTA’ DEL VATICANO – La storiografia ignora la “Maledizione” che sovrasterebbe sul palazzo del Quirinale e tantomeno la attribuisce a Pio IX. In verità, nell’acceso contrasto tra “regalisti” e “papalini”, nel decennio ‘60-’70 dell’Ottocento, tra l’ingresso in Roma dei bersaglieri di Lamarmora e la dichiarazione di Roma capitale, molto è affidato alla fantasia popolare o, se si vuole, alla malevolenza di quanti, nel contrasto, ci guazzavano agevolmente, massoni compresi. Suscitò, allora, reazioni violente la notizia che Pio IX avesse emanato la “Scomunica Maggiore” contro il re Vittorio Emanuele II e accese polemiche la sua reiterazione che colpiva nuovamente il Re, oltre la sua famiglia e i ministri, colpevoli dell’esproprio di alcuni palazzi Vaticani, Quirinale compreso, per  farne la reggia dei Savoia. La cronaca, si sa, spesso si arricchisce di fatti inventati di sana pianta, specie quando si fa fervida la fantasia popolare, tanto da scambiare la scomunica per maledizione. Del resto, a seguire le prediche infuocate di certi predicatori invasati che invocavano la “vendetta divina” per l’oltraggio subito dal Papa, si può comprendere come la fideistica attesa della cacciata da Roma degli “odiati piemontesi usurpatori” facesse ipotizzare una qualche invettiva, foss’anche una maledizione. Tanto più che lo stesso Pio IX non era affatto tenero verso gli occupatori, e verso i Savoia, specie nei momenti, purtroppo per lui non rari, di “esaltazione o di depressione”, finanche di ira. Il mio libro “La maledizione del Quirinale” nasce da una curiosità, accesa in me dal Presidente Giulio Andreotti che, a commento di un’invettiva di Flaminio Piccoli contro il Presidente Francesco Cossiga, tra sé e sé, così commentava: “E’ la maledizione del Quirinale…”. Incuriosito, cercai di saperne di più, chiedendo a Giovanni Spadolini che, da storico prudente, mi disse: “E’ probabile che una qualche invettiva se la lasciasse scappare Pio IX, un sant’uomo, ma bizzoso e facile all’ira”; e Cossiga, quasi conficcandosi le unghie nel petto, disse che “se la sentiva addosso, nella carne, la maledizione”; mentre Andreotti ammetteva: “C’è e si vede! Eh! Eh! Eh!”. Di qui l’avvio della ricerca, grazie all’aiuto di mio figlio Luca il quale, pazientemente, ha sfogliato “Fogli”, “Diari” e “Gazzette” dell’epoca, giornali Cattolici e liberali, governativi e massonici, di colore o di cronaca, pasquinate e filastrocche dialettali, documenti vaticani, riservati o secretati del tutto. Vera o falsa, è certo che la maledizione accese la fantasia popolare, tanto più, quando si seppe che Giovanni Capanna, il falegname che procedeva alla effrazione delle porte del Quirinale, era crollato a terra, stroncato da ictus mortale, e Dio sa quanto la notizia innervosisse il Re. Dunque, la maledizione pare che abbia colpito non solo i Savoia, ma anche i Presidenti della Repubblica, alcuni dei quali non vollero abitare mai in quel palazzo: De Nicola non vi mise mai piede e Pertini se ne stette alla larga. Ma c’è di più. A ben osservare, pare che la maledizione abbia colpito anche quanti aspirassero ad entrare in quel palazzo: Fanfani e Andreotti su tutti. E ora, Dio non voglia che colpisca anche noi per avere osato indagare sulla presunta maledizione del Quirinale.

 

*Già Senatore della Repubblica