di Sua Eccellenza Reverendissima
Monsignor Andrea Gemma*
CITTA’ DEL VATICANO – C’è una categoria di persone, intelligenti, intraprendenti, attive, le quali tuttavia hanno un’insopportabile caratteristica: quella di sentirsi gli unici custodi -per così dire – zelanti di qualche settore della verità, per cui si inalberano talvolta in maniera rabbiosa ed ingiuriosa se si accorgono che qualcuno, per caso, osi invadere quello che essi ritengono loro esclusivo monopolio. Io conosco ed approvo e rispetto uno solo di questi “monopolii”: quello che Gesù ha conferito al suo Vicario a tutela della verità rivelata. In questo caso – è una verità che i discepoli di Gesù conoscono bene – non c’è da fare altro che inchinarsi riconoscenti a chi, per disposizione divina, ci offre questo inestimabile servizio. Esso ci dispensa da inutili ricerche e disquisizioni e ci assicura di essere nel vero. Non ringrazieremo mai abbastanza il nostro Salvatore per averci fatto un così grande dono. All’infuori di questo ben delineato settore – riguardante il dogma e la morale cattolica – non ci sono speciali riserve di caccia nel campo dello scibile, della verità storica, esperienziale o scientifica. C’è solo la libertà di analizzare, di documentare, di interpretare; in una parola, di intervenire a proprio agio senza che nessuno possa impedire questa serie di operazioni. Chi così agisce, peraltro, mantiene sempre quella credibilità che il ricercatore e il propagatore riescono a dare alle proprie affermazioni. C’è per tutti e da parte di tutti la possibilità di spaziare a proprio agio in tutti i campi del sapere, storico o scientifico, ed esprimere quindi dappertutto e sempre i risultati della propria ricerca e del proprio ragionamento. C’è anche la libertà di tutti gli altri di accettare o meno le conclusioni a cui qualcuno è giunto e le esprime senza che nessuno – li chiameremo ingiusti monopolii – possa opporsi a questa libera espressione del proprio pensiero. Da questo libero e sereno confronto verrà sempre qualche utile risultato per ciascuna delle parti che si confrontano. E può verificarsi anche il caso in cui uno sia costretto a ricredersi su qualcosa, a mutare pensiero, a modificare giudizio e opinioni. Anche i cosiddetti “specialisti”, purché lo siano realmente, non hanno diritto di sentirsi gli unici autorizzati a percorrere liberamente, e senza trovare opposizioni, il campo della loro specializzazione. Si deve dire che è saggezza di sempre il fatto che quanto più uno si ritiene “specializzato” in qualche campo del sapere, tanto più è aperto agli apporti che gli possano venire da qualunque parte. Ne dovrebbe anzi essere riconoscente, in quanto potrebbe trovare sempre nuovi apporti ai suoi approfondimenti. Se poi si pensa al campo del “mistero” – lo chiamiamo così -, dove è in gioco l’azione sempre imprevedibile di Dio, allora ogni “monopolio” è doppiamente ingiustificato. Sarebbe facile, a questo punto, riferire qualche esempio specifico. Non lo facciamo per amore e per rispetto. Diciamo soltanto che nessuno potrà togliere a chicchessia il diritto di intervenire, ripetiamo, in qualsiasi luogo di speculazione e di ricerca, per sottoporre all’altrui attenzione il suo pensiero col diritto di essere ascoltato e rispettato. Oltretutto, diciamo francamente che in quest’ultimo campo – quello che abbiamo chiamato “mistero” – è assai facile prendere degli abbagli, diventare insofferenti e intolleranti verso chiunque osi avanzare opinioni diverse dalle proprie. Se questo atteggiamento, concludiamo, si esercita insolentemente nel campo della fede e della religione, diventa intollerabile presunzione; e quindi oltre che mancanza di rispetto e di carità, una offesa, almeno presunta, alla verità e, comunque, alla libertà di tutti gli altri. Siamo convinti – d’accordo in questo con la saggezza pagana – che quanto più uno è ricco di scienza e di saggezza, tanto più egli misura la vastità di quanto gli rimane da sapere e da approfondire. E perché non dire che, qualora la diversità di opinioni in materia di libera discettazione si traducesse in pubblico e disordinato scontro, darebbe senza dubbio una distorta immagine di quella comunione ecclesiale che deve ottenere sempre il primo posto nella Chiesa e nelle cose di Chiesa? Abbiamo già detto altrove che proprio questa comunione, questo vicendevole rispetto è segno pregnante di seria volontà di onorare Dio, la Vergine Santa e i Beati del Cielo.
*Vescovo di Santa Romana Chiesa