di Luciano Moggi
A un passo dal precipizio, l’Inter si è tirata su con Ibrahimovic, il suo campione più vero e più grande, e si è cucita sulle maglie lo scudetto rendendo vana l’ultima rincorsa della Roma, che per più di un’ora aveva dato alla tifoseria giallorossa l’illusione del sorpasso vincente. Non è andata così e alla squadra di Spalletti va reso l’onore delle armi. E’ un paradosso l’immagine dello scudetto a due, evocata da sostenitori romanisti che hanno cercato un modo per consolarsi, ma rende bene la tenacia con cui fino all’ultimo la Roma ha inseguito l’impresa impossibile, sfuggita quando ormai i giallorossi pensavano di avervi già posto le mani. E’ questo che ha accresciuto la delusione. Le difficoltà dell’Inter a Parma erano evidenti, mentre la Roma dopo otto minuti era già in vantaggio e l’intervallo che dava i giallorossi campioni d’Italia aveva accresciuto il sogno di tutto il popolo romanista. L’evolversi assai differente della situazione con l’ingresso di Ibrahimovic ha rappresentato una frustata violenta che via via ha spento tutte le speranze. Mi chiedo cosa sarebbe stato questo campionato senza la Roma, e senza la Juve che tallonando di un soffio la squadra di Spalletti ha contribuito a spingerla sempre più vicina all’Inter, nel frattempo incorsa in una crisi gravissima dai contorni ancora poco chiari. O forse invece charissimi. Ci sono giocatori dei quali una squadra non può fare a meno, che riescono a modificare con la loro sola presenza la forza collettiva e a coprire anche gli errori della panchina (non è casuale il riferimento a Mancini). Uno di questi, il migliore, è sicuramente Ibrahimovic, come è apparso evidente anche a Parma. L’Inter ha recuperato il suo giocatore più importante nella puntata finale di questa sfiancante stagione e il marchio rimasto impresso lo dice in maniera chiara. La Roma, senza nulla togliere a tutti gli altri calciatori, è stata invece in quel match point finale ancora senza Totti, e forse è tutta qui la differenza tra l’Inter, che rimane prima, e la Roma, che finisce seconda, una magnifica seconda, ma la collocazione esclusivamente in chiave Champions League. Nel nostro campionato, si sa, conta solo il primo posto. L’Inter ha festeggiato lo scudetto con grande entusiasmo e con toni celebrativi all’eccesso, ma a ben vedere questo è un merito della Roma, perché significa che in via Durini la paura era stata tanta. L’immagine dell’esultanza di Moratti la dice lunga e anche la ricompattazione totale, all’apparenza, dell’ambiente. Siamo un gruppo unito, dice il patròn, e non ci sono né screzi né incomprensioni tra di noi. Effetto miracoloso e salvifico di una situazione che si è disfatta in un amen di tutti i problemi, ma che in realtà lascia molto fuoco sotto la cenere. Io penso che Moratti, passata l’euforia, si farà i conti annotando una vittoria al fotofinish che non avrebbe imposto investimenti così costosi e potranno sorgergli dubbi sulle capacità di Mancini come stratega di panchina, di tenuta del gruppo e del proprio autocontrollo. E’ qui probabilmente il vero nodo del futuro nerazzurro dell’attuale allenatore dell’Inter, che per suo conto e per sua fortuna ha la possibilità di trasferirsi altrove con eguali lauti prebende. Di ben diverso profilo è il dopo campionato in casa Roma. Rosella Sensi e Pradè possono essere soddisfatti del lavoro loro e della loro equìpe. La stagione non ancora conclusa – c’è un supplemento importante nella finale di Coppa Italia di sabato, manco a dirlo con l’Inter, una chiara rivincita del campionato – è stata straordinaria per la Roma, che ha migliorato il percorso degli anni passati, guadagnando da parte di tutti l’etichetta della squadra che ha giocato il miglior calcio dell’anno. Non è poco, e per questo è giusto fare i complimenti alla Roma, insieme alle felicitazioni che non debbono mancare a Moratti per lo scudetto. Un titolo, guadagnato sul campo, va sempre onorato. Ma non posso dar torto a De Rossi, quando ha richiamato i momenti più acuti della crisi dell’Inter, in cui la squadra di Mancini è stata chiaramente sorretta, aiutata e mantenuta a debita distanza dalla Roma. I commenti ironici alle affermazioni di De Rossi che si è limitato a ricordare episodi incontestabili a favore dell’Inter mi sono sembrati molto fuori posto. Ma il ricompattamento sul carro del vincitore si è visto anche tra opinionisti e commentatori. C’è l’altro traguardo importante della Champions League, dove all’esultanza della Fiorentina, che è riuscita con merito a raggiungere questo traguardo, si è contrapposta la delusione del Milan, che aveva accarezzato l’illusione di avercela fatta. Ancelotti dovrà disputare la Coppa Uefa e ciò forse indurrà Galliani, oggi più plenipotenziario di ieri, a valutare con maggiore freddezza e attenzione le mosse di mercato che dovranno irrobustire la squadra. Per la Fiorentina l’ingresso in Champions è un altro suggello alla meritoria gestione dei fratelli Della Valle e una conferma delle qualità di Prandelli, che io farei in fretta a blindare. Sul fondo si è salvato il Catania, grazie al pareggio negli ultimi minuti contro la Roma che ha vanificato la vittoria inutile dell’Empoli. Il Parma, perdendo con l’Inter, è retrocesso in serie B. L’era Tanzi con i suoi splendori e le sue grandi alleanze è proprio finita. Ma io penso che Ghirardi abbia imparato molto da quest’anno e saprà riportare subito la squadra in serie A.
P. S. Consentitemi una riflessione su quanto ha potuto dire alla Rai Paolo Bonolis, buon tifoso nerazzurro, circa lo scudetto dell’Inter, verso il quale il mio pronostico a favore era indirizzato già prima dell’inizio del campionato. Caro Paolo, nell’Inter c’è un calciatore, Ibrahimovic, che giocava in Olanda e che la tua società, come tante altre, aveva, al tempo, snobbato, non ritenendolo un goleador (sbaglio madornale), trascurando completamente le particolarità di gioco che questo atleta riesce a mettere in campo: oltre che segnare, sa tenere costantemente alta la propria squadra impegnando sempre le difese avversarie e facendo cosi riposare anche il proprio centrocampo; sa creare, come pochi, gli spazi ai compagni per andare in rete; è forte atleticamente ed è un cannoniere di razza. Da quando è in Italia ha vinto quattro campionati, quest’ultimo compreso, e, nonostante non stesse bene, ha giocato ugualmente per aiutare la sua squadra, ovviamente con rendimento altalenante. Bene, in quel tempo fu bollato come un giocatore che sapeva segnare solo su rigore (Candido Cannavò – Gazzetta dello Sport – Rubrica ”Fatemi capire”). Io mi sono sforzato di far capire al Candido tante cose… che il pallone è tondo e tant’altro, ma non c’è niente da fare, ”non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire” (propongo a Cannavò questo titolo per la sua prossima rubrica). A te, Paolo, voglio soltanto dire che ritengo giusto tu possa gioire per questa vittoria importantissima della tua squadra, ma ritengo profondamente ingiusto offendermi, come hai fatto tu in un’intervista Rai di queste ore, senza tener conto della presunzione d’innocenza e che nessun tribunale ordinario ha emesso sentenze di condanna nei miei confronti. La mia colpa principale è stata di lavorare meglio di altri, e di questo giovate anche voi tifosi interisti perché potete utilizzare un campionissimo come Zlatan che, senza di me, non sarebbe mai venuto in Italia. Un po’ di coscienza, caro Paolo Bonolis, non guasterebbe: già mi è stato fatto tanto male!