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L’Onnipotenza di Dio è l’Onnipotenza dell’Amore
del Cardinale Angelo Comastri

L’inferno esiste ed è eterno
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Quando l’Eucaristia è vittima dei satanisti
di Stefano Cropanese

Gli Ordini dei Canonici Regolari: numeri e abiti
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Sul valore teologico del Concilio Vaticano II
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Se anche le altre religioni recitassero il ‘mea culpa’
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Il Generale e la cappella del disonore
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La Grazia e il Peccato, nostro pane quotidiano
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Lettera a un seminarista
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Pompei, dove la Madonna appare ai cuori
di Padre Antonio Rungi



God save Italy and Mary lead policy

di Mauro Bontempi

CITTA’ DEL VATICANO – Che sia stata ritenuta una battaglia politicamente valida o meno, che sia gradito o meno il suo leader, alla lista conto l’aborto di Giuliano Ferrara, ai suoi aderenti, ai suoi elettori, non è stata riconosciuta e garantita la stessa dignità politica prevista per le altre formazioni politiche. La campagna elettorale 2008 dovrà esser ricordata per la pervicace campagna ostile contro la persona e il programma di Giuliano Ferrara (nella foto con Benedetto XVI). Le uniche uova, pomodori e slogan pesantemente ingiuriosi volati in campagna elettorale hanno avuto come bersaglio il direttore de “Il Foglio”. L’evento è stato deprecato da tutti, come è ovvio e naturale. Perché, però, questa amara sorte è toccata proprio alla lista contro l’aborto e non ad altre formazioni, tanto più per quelle sostenitrici di programmi politicamente più radicali e fortemente ideologizzate? La risposta è sotto gli occhi di tutti: la battaglia di Ferrara è l’unica in cui la questione etica risulti pregiudiziale. Nei punti programmatici dei due principali schieramenti non c’era traccia di questioni etiche, ma solo, nella migliore delle ipotesi, riferimenti generici o impliciti. Da queste semplici constatazioni emerge nitido un dato: quando la politica si schiera esplicitamente in favore della vita e fa eco alle posizioni della Chiesa, immediatamente scatta l’attacco laicista. Un attacco sempre duro e pesante, aggressivo e scarsamente dialettico. Tutto l’opposto della posizione cattolica: logica e chiara. Se l’embrione ha la dignità di creatura umana, ha una sua soggettività giuridica, è titolare di diritti e doveri, primo tra tutti quello alla vita. L’aborto, per logica conseguenza, è un omicidio. La Chiesa, però, per sua natura, fondamento e scopo, non ama condannare ma redimere, non ama punire ma convincere, è solida nei principi che professa ma è vicina ai propri figli che si trovano nel momento della prova. Lo ha ribadito recentemente Benedetto XVI: divorzio, aborto e eutanasia sono “colpe gravi che, in misura diversa e fatta salva la valutazione delle responsabilità soggettive, ledono la dignità della persona umana, implicano una profonda ingiustizia nei rapporti umani e sociali e offendono Dio stesso, garante del patto coniugale ed autore della vita. E tuttavia la Chiesa, sull’esempio del suo Divino Maestro, ha sempre di fronte le persone concrete, soprattutto quelle più deboli e innocenti, che sono vittime delle ingiustizie e dei peccati, ed anche quegli altri uomini e donne che avendo compiuto tali atti si sono macchiati di colpe e ne portano le ferite interiori, cercando la pace e la possibilità di una ripresa”. Concetti e parole dispersi nel mare magnum dell’informazione. Diffuse ma non approfondite, le argomentazioni che Santa Romana Chiesa da anni sviluppa sul diritto alla vita suscitano interesse solo nell’istante in cui vengono calate in circostanze concrete. A quel punto esplodono con un fragore sproporzionato le accuse più invereconde. Il martirio, più simbolico e verbale che materiale (grazie al Cielo), è stato il frutto di quella intolleranza laicista che come un fiume carsico percorre il sottosuolo dello Stivale ed emerge, all’occasione, senza argini o percorsi prevedibili. È accaduto nel caso della mancata visita del Papa all’Università “La Sapienza” e accade ogniqualvolta la fede si manifesta apertamente. Non avviene, di certo, nelle continue manifestazioni comunitarie, soprattutto attorno e a fianco del Santo Padre (grazie al Cielo, per la seconda volta), ma solo in quelle sedi ed occasioni in cui numeri sono dalla parte dei contestatori. Pur di dar battaglia è lecito infrangere i principi basilari del confronto politico ma anche i requisiti minimi della democratica convivenza civile. La campagna elettorale è terminata così come era principiata: retorica e stanca, falsamente innovatrice o ostentatamente disinvolta, essa si è trascinata sotto per le vie strette ed anguste di una pessima congerie per la “italica Patria”. Con l’aiuto di Dio e con la buona volontà degli Italiani se ne uscirà, anche questa volta. Ciò di cui “non abbiamo bisogno” è “questo triste contorno di irriverenze e di violenze” (come scrisse Pio XI nel 1931, in circostanze indubbiamente assai più gravi d’ora) rivolte alla fede e a coloro che ne professano il culto o, in qualche modo, aderiscono alla proposta formativa che la Chiesa di Dio offre al mondo. In questa battaglia, tutti i cattolici sono coinvolti, al di là e al di sopra delle proprie convinzioni politiche. Considerate la massima neutralità da parte della Santa Sede nelle preferenze elettorali, le critiche a entrambi gli schieramenti provenienti da un autorevole e diffuso settimanale come “Famiglia Cristiana”, nonché la corretta valutazione di Civiltà Cattolica circa la novità politica rappresentata dal “Partito Democratico”, la netta vittoria del Pdl sul PD, all’interno del quale si aprirà probabilmente una delicata fase di assestamento o di ridefinizione degli equilibri nel Centro-sinistra, e la parziale tenuta dell’Udc evidenziano per via deduttiva che molti cattolici abbiamo riposto la loro fiducia nel programma del Centro-destra convinti che i valori e le istanze in cui credono potranno essere ben rappresentati e difesi nell’esecutivo guidato da Silvio Berlusconi. In Campidoglio, dopo il tandem Rutelli-Veltroni, siede un sindaco del Centro-destra, di Alleanza Nazionale ad esser più precisi, Gianni Alemanno. Il telegramma indirizzato al Pontefice è un’ottima premessa per rapporti più che distesi tra il primo cittadino di Roma e il Vescovo della Città Eterna. Nella prima decade di maggio Berlusconi si presenterà alla Camere per ottenere la fiducia al suo terzo esecutivo. Nell’esporre il suo programma, il futuro Presidente del Consiglio non oblitererà la battaglia di Ferrara (non apparentatosi con il Centro-destra ma pur sempre vicino a quella comune matrice cattolica, vero e forte mastice della coalizione), l’elettorato “democratico cristiano” (nocciolo duro del corpo elettorale ed ago della bilancia nella società e nella politica italiana) e la fausta coincidenza di ottenere la fiducia nel mese che la Chiesa dedica alla Madonna. Affidandosi a Lei, Mater Dei et Mater Eclesiae, ogni impresa, anche la più ardua, può essere compiuta con successo. ‘God save the Queen’, invocano gli anglicani Oltremanica. ‘God save Italy and Mary lead policy’, è la versione italiana.