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Il Punto sul Campionato – L’azzurro del Napoli per uscire dall’incubo, ma con il Toro è dura
di Luciano Moggi
Sa di incubo il campionato del Torino, una terribile serie negativa, sette sconfitte su otto partite, quattro nelle ultime quattro gare, quattro sconfitte anche nelle ultime quattro partite in casa, una marcia a ritroso che si rispecchia nella classifica a precipizio. Alla 27.ma giornata dopo lo striminzito successo sull’Atalanta (magari ce ne fossero stati altri di questi punteggi sparagnini), i granata erano tredicesimi con sei punti sulla zona B. Al trentunesimo turno, con l’insperato e quasi occasionale exploit a Catania (vittoria per 2-1), il Toro era sceso solo di una posizione e manteneva cinque punti sulla zona rossa. Dopo la sconfitta di domenica a Roma (35.ma giornata), la posizione è diventata la numero 16, con un punto solo sulla B. De Biasi ha preso il comando della nave, quando già il mare era grosso. Cairo sperava nell’effetto svolta che spesso produce il cambio di allenatore. Ma c’erano due muraglie da scalare, Inter e Roma, e il tecnico ,scappato dal Levante, non c’è riuscito. Osservatori forse anche generosi dicono che il Toro ha cambiato spirito, si batte con l’ ardore di una volta, in simbiosi con il tecnico, molto più di quanto non accadesse con Novellino. Bisogna però essere realisti e riconoscere che quell’animo indomito visto contro l’Inter, (immeritata la sconfitta del Toro), si è infranto nuovamente a Roma, risucchiando i granata in un gorgo di 15’ che ha reso irreversibile il corso che aveva preso la partita. In situazioni simili spesso si raccomanda di porsi alle spalle il fardello dei guai e di provare a ricominciare da capo con la mente sgombra, ma non mi pare che possa bastare. L’abusata immagine dell’ultima spiaggia non aiuta lo spirito, ma il concetto è questo e non sarà l’illusorio sovvertimento dei dati a cambiare il profilo drammatico di questi ultimi tre turni. C’è prima il Napoli, poi il Livorno fuori, e la Fiorentina in chiusura all’Olimpico. Mi sa tanto che il peggio non è con i partenopei, che però hanno fatto sconti solo al Catania, in una giornata forse di eccessiva beatitudine per gli azzurri, che capita quando le squadre sono troppo tranquille. Allora a Reja non era ancora venuta l’idea di dare l’ assalto alla zona Uefa. Progetto illanguidito per il pari interno con il Siena che ha spento quasi del tutto le velleità europee del Napoli,cui resta l’Intertoto, e ancor più la pressione della tifoseria che pretende prestazioni sempre robuste dalla sua squadra. Tutto questo per dire che il Napoli non sarà forse l’ostacolo più difficile, anche perché il raccolto in trasferta degli azzurri è scarso nel consuntivo, ma il Toro se la dovrà sudare come nello spareggio con il Livorno e la chiusura con la Fiorentina. Guardando senza ottimismo la situazione, ma anche senza eccessi di pessimismo, potrà bastare una vittoria per rimettere quasi le cose a posto, nella speranza che qualche rivale di quelle più vicine inciampi, per esempio nei confronti diretti. Lo scontro Catania-Reggina non può avvantaggiare entrambe. Però c’è una regola che nessuno può sovvertire, ed è quella che impone di fare anzitutto da sé. Poi qualche vantaggio può venire dai guai delle altre, ma solo dopo. La caduta del Toro che ho illustrato all’inizio tra la 28.ma e la 35.ma giornata indica che la discesa è stata prima molto lenta,( perché anche le altre sono andate male), è poi è franata, erodendo il vantaggio sulla zona B dai cinque punti rassicuranti al punto di terrore che è rimasto. Per cui non c’è più tempo, il Toro contro il Napoli si gioca la propria sopravvivenza in serie A e anche, penso, la voglia di Cairo di continuare ad investire grosse cifre nel club. Perché il patron del Torino ha speso male, ma ha speso parecchio e una conclusione nefasta, che nessuno si augura, potrebbe indurlo a tenere assai più sotto controllo la spesa. Non dico a lasciare, perché mi sembra che il patron abbia mutuato completamente il cuore Toro e non vuole metterlo da parte.Ha speso male sbagliando la campagna acquisti e di rafforzamento che chiama in causa direttamente l’ad Antonelli:ha sbagliato a scegliere questo individuo che ha sempre avuto più a cuore la collocazione dei propri giocatori in procura anzichè il resto..Prima del suo avvento al Torino questa era la composizione della sua società:Antonelli-Caravello(cognato)-Pagliari: Antonelli con un parente a fare l’allenatore nel settore giovanile della AS Roma mentre Pagliari , dal canto suo, con due fratelli allenatori:uno tuttora in C1 al Monza e l’altro ,fino a qualche settimana fa, allenatore del Ravenna in B.Successivamente,dopo cioè la sua assunzione al Toro, la società di procure di Antonelli cambiò fisionomia…Caravello(Cognato)-Pagliari e… alla faccia del conflitto di interessi.Tutto ciò sta venendo fuori dal processo di Roma ,dove ,per Antonelli,spirano venti pericolosi,mentre si attende anche l’intervento della Federazione Gioco calcio.Questo l’errore più grande di Urbano Cairo,l’assunzione appunto di Antonelli, che ha portato tra l’altro ad incomprensioni con Novellino per giocatori che quest’ultimo non voleva ,ma che, poi, ha dovuto accettare. Tornando alla partita,sul piano tecnico c’è qualche buona notizia, con i recuperi di Corini, Bottone, Diana e del portiere Sereni. Sono un buon motivo di infusione di forte carica nella squadra, perché quando si arriva alla situazione che c’è, ogni cosa può servire e comunque nel caso l’apporto tecnico di chi rientra è evidente. De Biasi avrà studiato le mosse necessarie per tenere a freno le incursioni talora devastanti di Lavezzi, l’inventiva di Hamsik, assai pericoloso anche sotto rete, le qualità ben note di Blasi e il momento di grazia dell’esterno Santacroce. E’ un buon complesso il Napoli e per questo molto insidioso. Stellone sentirà il ruolo di ex ed è sperabile, per il popolo granata, che riesca a tradurlo in un ritorno al gol. Visto dalla parte granata, è il momento per Rosina di tirare fuori tutti gli attributi, di ripercorrere i sentieri fatati che due anni fa ridiedero, proprio con De Biasi, al Torino la serie A. Voglio esorcizzare la paura e dico allora che il Torino non andrà in B,sapendo però che le cose non scendono dal cielo, ritengo che sia una battaglia dura. Il Toro si tiri su e la gente gli sia vicino, sino al fischio finale.
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