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Il Punto sul Campionato di Calcio – Gli arbitri continuano a sbagliare clamorosamente
di Luciano Moggi
Ancora gli arbitri protagonisti, e stavolta per due episodi che sembrano inverosimili. Ci sono stati altri abbagli, ma mi soffermo su questi due casi clamorosi che la dicono lunga sullo stato della categoria. E forse stavolta sarà saltato sulla sedia anche Collina vedendo le immagini. Primo caso a Roma, durante la gara tra i giallorossi e il Torino. L’arbitro Celi di Campobasso, non nuovo a discusse direzioni di gara, accorda un rigore alla Roma al 17’ del primo tempo, e spiattella il cartellino giallo davanti all’autore del fallo, Dellafiore, mentre è ancora a terra. Le immagini sono chiarissime. Non c’è nessun altro calciatore lì vicino. Al 16’ della ripresa Celi agita un altro giallo allo stesso giocatore, ma non lo fa seguire dal rosso. La prima ammonizione è scomparsa, o come logica dice, l’arbitro l’ha dimenticata. Il difensore del Torino rimane in campo e a fine partita si viene a sapere che nella lista degli ammoniti, in occasione del fallo da rigore, è stato scritto il nome di Pisano. Un pateracchio evidente, un errore madornale che è stato “arrangiato” e che l’arbitro non ha voluto ammettere. Casarin su questo non ha dubbi: Celi ha sbagliato ma non c’è niente di nuovo, nessun arbitro in casi del genere ha mai ammesso di aver sbagliato, aprendo la porta a una possibile ripetizione della partita. Ma non è l’errore tecnico il fatto più grave ma l’”aggiustamento” successivo e il coinvolgimento nel guazzabuglio anche di Trefoloni, quarto uomo della gara ed anche lui cieco o smemorato nella circostanza, al pari dell’assistente Faverani, qualche precedente poco rassicurante anche per lui. Altro caso a Napoli. Attacca il Siena, il difensore del Napoli Garics colpisce di testa e batte il proprio portiere Iezzo. Un autogol classico che però l’arbitro Giannoccaro di Lecce, su segnalazione dell’ assistente Costa, annulla per un fuorigioco dell’attaccante senese Riganò. Un caso di scuola? No, un caso “inventato”, perché a parere anche di Casarin, un’opinione che io privilegio perché è quella di un ex grande arbitro ma anche di un ex designatore, l’autogol andava convalidato. Mettiamo anche queste due “prodezze” dei direttori di gara nell’elenco della sequela di errori fatti quest’anno dalla truppa di Collina ed abbiamo la conferma di un’annata assolutamente fallimentare. Sul piano dei risultati la giornata ha rimescolato ancora una volta le posizioni del fondo classifica, ma è stata deludente, fatta eccezione per il Milan, per le squadre che attendevano segnali favorevoli per le loro “missioni impossibili”. L’Inter ha tenuto e la Roma ha ormai capito che la situazione per lo scudetto non muterà più. Spalletti aveva visto chiaro davanti a sé già dal turno precedente, ma il tecnico ha tenuto accesa la fiammella per difendersi dalla Juve che, in forza anche di uno straordinario momento di grazia, puntava a scavalcarla. Missione, dunque, non riuscita per la Roma sul piano del primato e non riuscita neanche alla Juve, che ha visto illanguidita la certezza matematica dell’arrivo in Champions League dal rammarico per il fallimento dell’obiettivo più ambizioso, il posto della Roma appunto. Sul piano teorico quella possibilità rimane in piedi, ma dubito che qualcuno in casa Juve ci creda. La squadra gioca a memoria, esaltata da Del Piero e da Camoranesi, fa caterve di gol, anche alla Lazio, ma il sogno rimane nel cassetto, e suggerirei a Ranieri e alla squadra di non dispiacersi troppo. Meglio pensare a ciò che si è raggiunto, che non era facile. Il Milan vede più vicino il quarto posto, grazie al pareggio all’ultimo secondo che la Samp ha agguantato a Firenze. Un risultato che riduce a due punti il vantaggio di Prandelli su Ancelotti e nel frattempo mette più o meno fuori la Samp dal discorso Champions. Mazzarri dice che non è così, che la Samp continuerà a provarci, ma la logica dei numeri (non l’aritmetica) dice che il discorso del quarto posto resta una questione tra Fiorentina e Milan. Con il surplus per la squadra di Prandelli della semifinale di Coppa Uefa – giovedì c’è il ritorno con i Rangers – che può compromettere molte risorse fisiche e mentali. Però il Milan ha il derby con l’Inter, una grande sfida secondo tradizione, con un elemento favorevole per i rossoneri che giocano in casa e potranno dunque contare sull’apporto più numeroso del loro pubblico. La partita vale tanto per i rossoneri, ma non di meno per i nerazzurri che vincendo si attribuirebbero comunque matematicamente lo scudetto. Il titolo se lo potranno aggiudicare anche senza vincere (se la Roma non dovesse fare risultato a Genova contro la Samp), ma l’Inter non vorrebbe ricorrere a questi calcoli di riserva e semmai c’è chi ha in mente il sottile gusto di distruggere le speranze rossonere di qualificarsi per la Champions. Tra le due grandi rivali sta meglio il Milan, in fatto di condizione dei calciatori (l’ “highlander” Inzaghi, la garanzia Kakà, il ritrovato peso di Seedorf) e anche di facilità di risultati (i rossoneri hanno vinto largamente a Livorno), mentre l’Inter appare impacciata, atleticamente sofferente, in difficoltà anche come duttilità di manovra. Mancini conosce lo stato della truppa, lo strapotere della prima parte di campionato non c’è più e non vede l’ora di finirla, in bene naturalmente. Nel frattempo non è affatto tranquillo, lo si vede anche quando il barometro in campo vira sul sereno, e come lui appare anche Moratti, prudente fino all’eccesso, forse perché l’incubo del 5 maggio gli fa ancora paura. Sul fondo è continuato il percorso a ritroso di Livorno, ora ultimo, e Parma, penultimo con un solo punto in più. Cuper ha perso la voce, negandosi alle interviste del dopo partita, ma non voglio infierire. Gli avevo suggerito di pensare ai guai presenti, anziché a provare a revisionare i suoi fallimenti passati: evidentemente non mi ha ascoltato. Gli direi di darsi una mossa. Finchè c’è vita c’è speranza. E lo dico anche al Livorno, che potrà giocarsi il suo campionato domenica a Bergamo:e non so a questo punto quanto valga il richiamo del cavallo di ritorno Orsi e il conseguente esonero di Camolese. Empoli e Reggina si sono giocate al meglio le carte di giornata. Benissimo la squadra di Cagni che ha espugnato con un gol di Abate, scovato dal genio di Giovinco, il non facile campo del Genoa. Più faticosa la vittoria della Reggina che era andata sotto su rigore ed è poi riemersa con una doppietta di Cozza. Foti respira ma al varco c’è lo spareggio con il Catania, sul campo degli etnei, battuti senza colpa ad Udine. In quella fascia hanno perso tutte, anche il Cagliari a San Siro contro l’Inter (anche se la squadra di Ballardini non meritava di perdere) e il Torino cui la cura De Biasi non ha aggiunto neanche un punto in più: due sconfitte di seguito, che fanno quattro consecutive, e sette nelle ultime otto partite nel totale. Per il momento il Toro è ancora salvo, ma non potrà continuare a starsene a 34 punti anche domenica contro il Napoli che per suo conto ha visto naufragare la sua speranza di un inserimento in zona Uefa, ma che resta protagonista di un campionato esaltante. Pareggio senza emozioni tra Palermo e Atalanta, due squadre che non hanno più nulla da chiedere al campionato.
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