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Cronaca di una menzogna annunciata

di Giacomo Galeazzi*

CITTA’ DEL VATICANO – Cronaca di una menzogna annunciata. Il falso allarme sulla salute di Benedetto XVI, lanciato sabato dal quotidiano francese “Le Figaro” e subito smentito dalla Santa Sede, non è solo un clamoroso errore giornalistico. E’ qualcosa di più grave, che deriva dalla spasmodica ricerca di tutto quanto possa suscitare clamore, anche a rischio del ridicolo. A noi vaticanisti che lo abbiamo inseguito nello sterminato calendario di impegni dello storico viaggio in America, il Papa è apparso in forma smagliante. Ogni incontro, un bagno di folla, migliaia di mani da stringere, discorsi, celebrazioni e colloqui in una lingua straniera, senza mai una flessione, un segno di stanchezza. Per questo ho chiesto al mio giornale di prendere le distanze dalla paradossale caccia agli indizi (nulli) di un dato di realtà (inesistente). E così hanno fatto i miei colleghi delle altre testate, perciò “Le Figaro” non ha avuto eco nella stampa italiana. La verità è che Benedetto XVI, predicando il Vangelo, “disturba”. E la ragione di questa “allergia” al cattolicesimo la offre in maniera mirabile il portavoce dell’Opus Dei, Giuseppe Corigliano, in spunti di riflessione che rappresentano per me un orientamento fondamentale. La riforma protestante ha seminato la diffidenza verso il cattolicesimo in molti popoli del nord Europa. Un germe affievolito ma non  scomparso. Un altro germe è la filosofia che preparò la Rivoluzione Francese. In particolare, il pensiero di Rousseau che vede nel buon selvaggio il modello di ogni bontà e indica nella morale cattolica il giogo oppressivo che avvelena la società. Il cattolicesimo diventa una realtà da combattere per il bene dell’umanità. Così si spiega lo slancio quasi missionario con cui tuttora si attacca la Chiesa fino a farla diventare l’unica entità di cui si può parlar male a man salva, anzi acquisendo meriti. Allora occorre screditare e calunniare con un crescendo rossiniano: finché il venticello della calunnia diventa un colpo di cannone. Ciò non equivale a vedere la cultura dominante come “cattiva” ma semplicemente come frutto della storia, un’eredità spesso accolta acriticamente. E sono così salve le intenzioni delle persone che ne sono coinvolte. Naturalmente, insegna Corigliano, non c’è nulla di nuovo sotto il sole. “Guai quando tutti gli uomini diranno bene di voi”, dice Gesù nel Vangelo di San Luca. Chi segue Gesù può piacere a molti ma non a tutti. E il “fastidio” provocato dall’evangelico Benedetto XVI è all’origine anche del paradossale scivolone de “Le Figaro”. Ed è la spia di un disagio laicista mentre milioni di persone stanno tornando ad aver sete di Dio e sono deluse dagli idoli di questo mondo. L’idolo del sesso che ti promette le gioie del paradiso e ti delude puntualmente. L’idolo del denaro che ti consente di arrivare al cimitero carico di milioni, ignaro del sapore di una vita d’amore. L’idolo della celebrità pieno di vuoto. L’idolo del potere, che svanisce nella solitudine. Il mistero che ci circonda è grande, ama ripetere Corigliano. Un verso disperato del poeta Carducci riflette il disagio del laicismo che ancora vaga nell’aria e trova assurde concretizzazioni pure nelle odierne pagine dei giornali: “Meglio, oprando, obliar senza indagarlo questo grande mister dell’universo”. Meglio darsi all’azione senza indagare il senso della realtà che ci circonda. “E perché non concedere una possibilità di ascolto a un Dio che si vuole rivelare?”, si domanda opportunamente Corigliano. Il Dio che parla attraverso il popolo eletto e poi all’umanità intera deve essere ignorato? L’apostolato di Benedetto XVI è la risposta provvidenziale a questi interrogativi. Per questo crea tanto fastidio in chi non ha il coraggio di farsi domande. 

 

*Vaticanista del Quotidiano ‘La Stampa’