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Se a Marcello Lippi si attribuiscono frasi mai dette
di Luciano Moggi
Ricevo da Marcello Lippi una telefonata accorata e sicuramente sincera, tipica di un uomo vero, che sa quello che dice e non vuole che altri, per i soliti noti motivi, strumentalizzino le sue parole facendogli dire ciò che lui non pensa. Durante un’intervista televisiva rilasciata al giornalista Beppe Severgnini, tifoso interista per eccellenza, Lippi si era sentito domandare quale reazione avrebbe avuto se avesse ricevuto una mia telefonata di chiarimenti su quanto accaduto negli ultimi due anni (vedi Calciopoli). Lippi, preso in contropiede, non avendo “studiato la parte” come invece aveva fatto il suo interlocutore, ha risposto che sì, gli avrebbe fatto piacere ricevere una telefonata da Moggi. Sicuramente, però (era implicito nella risposta), per il piacere di sentire Moggi e non per altri scopi. Ed è qui che è scattato il solito perverso sistema di estrapolare il concetto che fa più comodo da un’intervista per creare una notizia infondata; di conseguenza, è stata attribuita artatamente a Lippi, un galantuomo, una frase da lui mai pronunciata sulla vicenda Calciopoli: “Moggi mi spieghi cosa è successo”. Mi spiace per Severgnini che a telefonare sia stato Lippi al sottoscritto e non il contrario, a dimostrazione che quanto lui voleva far intendere con la sua intervista-trabocchetto non rispecchiava i sentimenti di amicizia, stima e rispetto che legano me e il Commissario tecnico che ha portato la Nazionale di Calcio a guadagnare meritatamente il titolo di Campione del Mondo. Lippi, conoscendo bene la dirigenza della Juve con cui ha operato complesivamente ben 10 anni, sa perfettamente quanto zelo mettevamo nel lavoro, al contrario di “altri incapaci” che sapevano solo difendersi offendendo e calunniando. Non so se Severgnini si vergognerà per quello che ha fatto (ne dubito); gli posso solo dire che l’onestà non è quella che rivendica lui e che farebbe bene a stare un po’ di più all’estero, dove, tuttavia, sarebbe stato già censurato per come si è comportato con il sottoscritto. A Severegnini, e a chi la pensa e agisce come lui, voglio fare presente che l’Italia è un Paese democraticoin cui esiste il concetto della “Presunzione di Innocenza”, che vuol significare l’innocenza del cittadino fino a quando, dopo aver avuto la possibilità di difendersi, non sia condannato in via definitiva. E io, fino a prova contraria, non sono mai stato condannato da nessun Tribunale. Severgnini, la deontologia professionale dovrebbe farla vergognare!
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