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Il Punto sul Campionato – La Juve sogna il secondo posto della Roma. Intanto gli arbitri continuano a sbagliare
di Luciano Moggi
Almeno nessuno potrà dire che questo scudetto non se lo sia sudato. Nella notte di Torino, per sgolarsi ( complice anche la pioggia), Mancini ha perso finanche la voce. Un progetto facile facile, quello di mantenere la squadra in testa (confermando lo strapotere iniziale), era stato messo seriamente in pericolo dai molti infortuni, dall’inatteso rallentamento dei suoi, dal mezzo mistero di Ibrahimovic, dalle polemiche per i preziosi aiutini: insomma, l’Inter è stata lì lì per vedersi sfuggire ciò che riteneva già suo. L’inattesa frenata della Roma nella gara con il Livorno ha però trasformato l’ultimo anticipo, che avrebbe dovuto incutere preoccupazioni nell’Inter, in un passaggio a nord ovest per il titolo. E a vedere come è stato festeggiato in campo dalla squadra il risultato di misura (che ha dato tre punti fondamentali), sembra che i nerazzurri, dopo tanto strombazzare, non si sentivano troppo sicuri, anche se opposti ad un Torino che sulla carta non poteva far paura alla squadra più costosa d’Italia. La frenata della Roma è sostanzialmente una resa, punteggiata da quel pareggio subìto nell’ultima parte della gara, e dal grave infortunio di Totti (auguri sinceri per la ripresa!) che ha dato l’impressione di spegnere la luce in campo giallorosso, contro il Livorno, ma anche per il seguito. Sul piano teorico Spalletti potrebbe darsi un altro ultimo appuntamento per mettere in apprensione l’Inter, quello del derby di Milano del 4 maggio: i sei punti, però, sono ormai un ostacolo insuperabile. La lunga corsa della Roma si conclude malinconicamente e forse anche a rischio di mantenimento del secondo posto. La delusione può essere forte tra i capitolini, l’assenza di Totti peserà parecchio, la Roma potrebbe anche inconsapevolmente avere un riflusso di tenuta e di ambizioni, quel tanto che potrebbe bastare alla Juve per avvicinarsi ulteriormente. Sono cinque i punti di distanza, molti su uno spazio di quattro giornate, non tantissimi su una squadra ferita, che sognava il grande slam, ma che è stata eliminata dalla Champions, non avrà lo scudetto e le rimane da lottare solo per la Coppa Italia. Quadro forse troppo fosco. Conoscendo però gli ingranaggi delicati di una squadra di calcio, so quanto si faccia presto a passare da uno stato di euforia a uno di pericolosa acquiescenza. E poi c’è il momento straordinario della Juve. Alla lunga, il fatto di aver combattuto su un solo fronte ha dimostrato la sua importanza, e se vi aggiungiamo la condizione di eccellenza di Del Piero, il risultato che ne viene è tale da far passare in secondo piano l’infortunio di Iaquinta, che da qualche tempo si era preso una sua collocazione di riguardo nelle chiamate a partita in corso e relativi gol pesanti. Questo sogno proibito del secondo posto è da tempo nella testa di Ranieri, che non lo dice ma lo pensa; probabilmente resterà un sogno inappagato, ma è già tanto poterci provare. L’ultima è stata una giornata che ha restituito la scena ai giocatori di grande talento, Kakà e Del Piero, due triplette a testa; ha definitivamente cancellato l’incubo San Siro per il Milan (il sorriso smagliante di Galliani e la voglia di parlare lo dimostravano ampiamente) ma è stata anche la giornata di grandi frenesie arbitrali, frenesie ed errori tra un picco mai visto di espulsi (undici calciatori e due allenatori) e decisioni sbagliate sulle quali qualche direttore di gara (Ayroldi su tutti) si è aggrovigliato, aggiungendo errori ad errori. Collina farà bene a valutare con maggiore attenzione le designazioni, evitando di assegnare gare delicate a fischietti che non diano affidabilità. In B si scenderà anche per un solo punto, ed allora non si può dare torto ai presidenti (ieri Spinelli, oggi Ghirardi) quando dicono che gli arbitri ci mettono del loro a complicare una partita. Quella di Ayroldi è una partita campione di come non si deve arbitrare, specie quando una delle due squadre si gioca la sopravvivenza. A mio parere, il Napoli avrebbe vinto lo stesso, ma nessuno toglierà dalla testa del Parma che dopo il primo rigore generoso (al Parma), quello del Napoli è stato letteralmente inventato. Il Toro non ha avuto fortuna sul campo, ma l’hanno aiutato le altre della coda, dove solo il Livorno ha guadagnato un punto. Empoli, Reggina e Parma hanno perso tutte e tre. Per cui i quattro punti di vantaggio dei granata contano ora di più con una giornata in meno da giocare. Però il Toro non può sperare che le altre perdano sempre. C’è chi, come il Cagliari e il Catania, ha fatto un ragionamento diverso, vincere per scappare. Per i sardi di Ballardini e gli etnei di Zenga è un miracolo, alla pari del Siena su cui la sconfitta in casa con il Genoa è scivolata via senza danni apparenti. Il Genoa è invece in piena zona Uefa, inseguito da un Napoli che ha cancellato l’abitudine a lasciare punti in trasferta. Tra Samp e Udinese ha avuto la meglio la squadra di Mazzarri, con Cassano e Bellucci che hanno messo la museruola a Quagliarella e Di Natale.
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