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Il Punto sul Campionato – Il Toro prova a scalare l’Inter: impresa difficile ma non impossibile

di Luciano Moggi

Voglio dare anzitutto un caloroso in bocca al lupo al nuovo allenatore del Torino, Gianni De Biasi (nella foto), che è poi una vecchia conoscenza del club granata. Eredita una situazione difficile e un impatto – prima l’Inter e poi la Roma – da far tremare le vene e i polsi. Ha avuto coraggio, forse per la grande voglia di tornare, e sono convinto che possa far bene. Però voglio dire qualcosa anche sul faticoso e molto meditato esonero di Novellino. Dopo il rovescio di Genova, quinta sconfitta su sei gare – un consuntivo terribile -, Cairo ha provato a resistere alle pressioni della piazza e di qualche giornale che aveva già silurato da almeno un paio di settimane il tecnico granata. L’accumularsi dei risultati negativi poteva giustificare questa presa di posizione, ma il modo con cui veniva portata avanti era oltremodo pesante. Un titolo già otto giorni fa diceva “Novellino ha rotto”, allusione alla spaccatura che sarebbe diventata insanabile nello spogliatoio, ma il significato voleva probabilmente andare oltre. Poiché Cairo fingeva di non sentire, lo stesso giornale ha picchiato ancora più duramente lunedì scorso invitando tutti quanti ad andarsene, un chiaro segnale a Cairo che il bicchiere era ormai colmo e non poteva più sottrarsi alla decisione dell’esonero. Il patròn ha resistito altri due giorni dopo Genova ed ha poi raccolto il suggerimento, facendolo proprio per salvare, come succede, la dignità della società. Ed infatti Cairo ha tenuto a dire che la decisione l’aveva assunta da solo, che non aveva ascoltato la tifoseria, nessun riferimento naturalmente ai giornali, e che la squadra non gli aveva chiesto affatto la testa dell’allenatore. Questo punto è importante, perché un po’ nascosta tra le righe, ma in maniera abbastanza chiara, era venuta fuori la storia dei rapporti molto più che compromessi tra il tecnico e alcuni giocatori e qualche cronista aveva scritto che un paio di calciatori avevano giocato male perché sotto tensione e per questo terrorizzati dalle reprimende che avrebbero poi subito dall’allenatore. Bisogna essere chiari: se la situazione era giunta a questo punto, allora l’interruzione del rapporto non era più rinviabile, ma a difesa di Novellino debbo dire che l’ambiente gli si era fatto da tempo molto ostile, e in queste condizioni nessun allenatore riesce a lavorare bene, ed inoltre mi pare giusto aggiungere che il tecnico paga anche colpe non sue, a cominciare da una campagna acquisti sbagliata nella concezione e nei fatti, con una serie di errori che sottendono alla fallimentare stagione fin qui svolta. In tempo reale ebbi a lanciare l’allarme e fui naturalmente inascoltato e peggio ancora indicato come chi critica per un qualche motivo personale (lo sosteneva l’ad Antonelli, che nel frattempo ha mutato anche il proprio incarico). La verità, che non è mai troppo complicata, è stata poi capita da tutti, anche se sono prevalsi ancora concetti molto edulcorati, come quello di una campagna “non equilibrata” e della difficile convivenza fra “i tre giocatori di maggiore fantasia”. Qualcuno ha ricordato che due di quei tre “tenori”, Recoba e Di Michele, erano stati i “colpi di mercato” di Cairo. “Colpi di mercato”, strategie che i club importanti non fanno più da tempo, perché le campagne di rafforzamento non si fanno con i nomi ma con un disegno preciso e ragionato della squadra che si vuol formare. Era a quel tempo che Novellino avrebbe dovuto battere i piedi, non l’ha fatto e adesso raccoglie la sua prima stagione negativa. Sono certo che saprà rifarsi altrove, e anche bene. Gianni De Biasi si è preso una brutta rogna. Dubito che in pochi giorni possa dare una nuova identità alla squadra, pur conoscendo bene l’ambiente e una buona parte dei calciatori in organico. A questo punto il tecnico dovrà giostrare con il poco che gli passa il convento e in più deve fare a meno contro l’Inter di tre squalificati, Recoba, Di Michele e Lanna, tutti in diffida e tutti ammoniti nella gara contro il Genoa. E nella critica devastante c’è stato anche chi ha dato corpo all’orribile ipotesi che qualche ammonizione sia stata cercata, tanto “plateale” essa è sembrata. Forse sono state le poche giornate a disposizione, e lo scudo, in verità piccolo, dei quattro punti che il Toro ha ancora sulla zona retrocessione, a frenare Cairo sui tempi dell’esonero di Novellino, ma se si ha un minimo dubbio che la squadra non segua più l’allenatore – detto in maniera elegante -, non conta più sapere o scoprire perché ciò avvenga. Se le paratie si stanno nel frattempo aprendo e l’acqua ha cominciato ad entrare, il patròn deve tagliare, riservandosi però, e impegnando se stesso a ricordarsene, di fare a tempo debito e a paratie chiuse un’indagine su quello che è veramente successo. Ho risottolineato poco fa che la campagna di rafforzamento era sbagliata, ma mai al punto da far scendere il Toro a questo punto di crisi, una squadra senz’anima, più ancora che senza cuore, con segni di impotenza, di incapacità di battersi. De Biasi è tornato per la terza volta alla guida della squadra granata. Nelle precedenti esperienze il rapporto si è interrotto prematuramente e traumaticamente, ma è ricordato per la promozione in A e per una salvezza non facile. Precedente che può essere beneaugurante. Cairo l’ha presentato come un allenatore che sa motivare i giocatori, e il particolare è sembrata un’indiretta accusa a Novellino che sarebbe venuto meno soprattutto su questo aspetto.  L’Inter è una montagna da scalare. Preferisco esprimere così l’idea altrimenti detta di “missione impossibile” che è molto gettonata ma che a me non piace perché vi vedo contenuto un messaggio di per sè funesto. A Mancini mancano Vieira per squalifica, e altri per infortunio, ma per tranquillizzare De Biasi ci vorrebbe un’ ”ecatombe” nerazzurra, in termini calcistici, s’intende. Al Toro consiglio di provare a mettere da parte tutta la tensione accumulata in questi giorni, la serie terribile di risultati negativi (quattro sconfitte consecutive in casa, un solo punto nelle ultime sei partite), l’incubo di non sapersi più battere, di non riuscire più a far gioco e meno che meno ad andare a rete, a dimenticare ancora la contestazione della tifoseria che ora le sarà di nuovo intorno. In più mi aspetto che il Toro scenda in campo con il sacro furore di potercela fare. L’Inter può essere scalata, qualcuno c’è già riuscito, interamente o a metà. L’impresa si può fare, l’importante è crederci, dal primo all’ultimo minuto. Concludo con un apprezzamento al club per dire che ha avuto coraggio. In situazioni simili a quella determinata dalla sconfitta con il Genoa, di solito si porta la squadra lontano dalla città, si blindano gli allenamenti, ci si cautela per quello che si può fare. Il Toro è rimasto a casa, si è allenato a porte aperte, ha subito una forte contestazione martedì quando Novellino era ancora confermato. Nessuno è scappato e di questo debbo rendere atto a Cairo.