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Tradizione e non reazione
di Carlo Nesti*
La data dalla quale voglio partire, per esprimere il mio giudizio su questi primi tre anni di Pontificato di Joseph Ratzinger, è il 15 gennaio 2008. A distanza di tempo, mi sento sempre grato, nei riguardi dei 67 docenti dell’Università “La Sapienza” di Roma. Sapete perché? Perché il loro “veto”, indirizzato verso il Papa, è stato talmente idiota da rendere Benedetto XVI, se mai ce ne fosse bisogno, ancor più simpatico. Qualche giorno prima, durante la Santa Messa dell’Epifania, il Papa aveva asserito: “Non si può dire che la globalizzazione sia sinonimo di ordine mondiale. Tutt’altro…”. Affermazione esemplare, perché se è vero che Giovanni Paolo II è stato il grande vincitore sul comunismo, è anche vero che il suo contrario non è l’alternativa ideale. Il 30 giugno 2007 mi ha colpito la diffusione della Lettera rivolta ai fedeli della Chiesa cinese. Non ha avuto intenti polemici, nei confronti delle autorità governative, ma, lasciando intendere certe libertà di espressione negate, è sembrata una sorta di profezia. Qualche mese dopo sarebbe scoppiata la sanguinosa repressione tibetana. Il 7 luglio 2007, infine, è stato promulgato il “Motu proprio”, secondo cui qualunque sacerdote cattolico può, entro precise condizioni, celebrare la Messa con il rito romano antico. In un mondo così secolarizzato, e per troppi senza Dio, una spiritualità più ancorata al passato può fare solo bene. Tradizione, e non Reazione.
*Giornalista Rai
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