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L’Onnipotenza di Dio è l’Onnipotenza dell’Amore
del Cardinale Angelo Comastri

L’inferno esiste ed è eterno
di Maurizio Fois

Quando l’Eucaristia è vittima dei satanisti
di Stefano Cropanese

Gli Ordini dei Canonici Regolari: numeri e abiti
di Daniele Di Sorco

Sul valore teologico del Concilio Vaticano II
di Don Curzio Nitoglia

Se anche le altre religioni recitassero il ‘mea culpa’
di Sergio Rolando

Il Generale e la cappella del disonore
di Gianluca Barile

La Grazia e il Peccato, nostro pane quotidiano
di Luciano Nicastro

Lettera a un seminarista
di Andrea Maniglia

Pompei, dove la Madonna appare ai cuori
di Padre Antonio Rungi



Tre anni con il Papa umile che si muove con sicurezza

di Antonio Fazio*

CITTA’ DEL VATICANO – Alla morte di Giovanni Paolo II, il 2 aprile 2005, molti si chiedevano chi e come avrebbe potuto continuarne l’opera grandiosa per la Chiesa e per l’umanità. Opera che aveva visto il Pontefice esser presente in tutti i luoghi della terra, ovunque accolto con fede e con interesse, recando un messaggio di speranza e di rinnovamento per le sorti del mondo. Aveva fatto crollare il comunismo. Si era invero ripetuto alla morte di Giovanni Paolo II quanto era già accaduto, per aspetti e con toni diversi, alla morte di Pio XII, il Pastore Angelico che aveva guidato la Chiesa negli anni drammatici della seconda guerra mondiale. Giovanni XXIII portò l’aggiornamento della Chiesa attraverso l’epocale Concilio Vaticano II. Alla sua morte, Paolo VI, che anche nella scelta del nome aveva manifestato l’intenzione di parlare a tutte le genti, iniziò a viaggiare nei punti più problematici della terra, ma anche in luoghi in cui il Vangelo avrebbe portato frutti abbondanti per la storia umana: la Terra Santa e il Medio Oriente, l’India, le Filippine e l’Asia. Le Nazioni Unite. Portò a conclusione il Concilio producendo orientamenti, costituzioni, innovazioni i cui frutti la Chiesa sta tuttora meditando. Scrisse alcune mirabili Encicliche sull’Eucaristia, sulla vita umana, sullo sviluppo dei popoli. Il suo successore, Papa Luciani, pur regnando soltanto 33 giorni, ci lasciò con la sua vita e con le sue parole alcuni mirabili insegnamenti. La morte di Giovanni Paolo II commosse e mosse il mondo (ma non posso dimenticare l’applauso che il 13 agosto 1978 concluse in Piazza San Pietro i funerali di Paolo VI). Benedetto XVI si è mosso con dichiarata umiltà, ma con grande sicurezza, nella direzione di continuare e consolidare l’opera del suo predecessore, sicuramente l’uomo più influente nella storia mondiale nell’ultimo quarto del XX secolo. Il regnante Pontefice, ne siamo sicuri, aprirà nuove vie. In un mondo pervaso dal relativismo, corrosivo dei valori e alla fine anche della Fede e della fiducia nel nostro futuro, ha riaffermato con forza, con dolcezza e soavità di eloquio, nonché con luminosa chiarezza, i fondamenti del nostro essere cattolici. Ci ha trasportati e istruiti nel vertiginoso cielo della Carità divina, ci ha consolati con il solido sostegno della nostra speranza, individuale e sociale. Seguendo da vicino quanto intrapreso dal suo predecessore, ci ha portati a contemplare la gioia e la bellezza dell’Eucaristia. I suoi insegnamenti sono offerti in maniera piana, anche quelli più alti immediatamente da tutti comprensibili per la felicità del linguaggio. Benedetto XVI è una guida sicura per gli anni avvenire pur tra l’evolversi e talora tra i marosi della storia. Sarà un grande. Il Signore lo illumini, lo conforti, gli dia salute per guidarci a lungo.

 

*Già Governatore della Banca d’Italia