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Benedetto XVI al capezzale del mondo malato di consumismo

di Roberto Miliacca*

CITTA’ DEL VATICANO – Avete presente quei corridori che, dopo aver sfruttato al massimo le proprie energie in una lunga e faticosa corsa, si appoggiano con un braccio a un albero, ansimanti e con il viso paonazzo, per cercare di riprendersi e di prendere una boccata d’aria rigenerante? Bene, oggi il mondo pare trovarsi nella stessa condizione di quei corridori, stanco e provato dalla sua corsa esagerata verso il raggiungimento di un benessere senza regole. E ora inizia a segnare il passo e a rallentare per cercare di prendere fiato. Gli indicatori economici almeno ci dicono questo: recessione in arrivo negli Usa, consumi che esplodono, petrolio alle stelle. Certo, ci sono eccezioni: Paesi come l’India o come la Cina paiono non volersi fermare, e anzi corrono con ritmi impressionanti, forse perché la loro “giovane età”, intesa come più recente tempo di avvicinamento al consumismo e ai nuovi bisogni che questo induce, glielo consente ancora. Ma fino a quando? Fino a quando, poi, sarà possibile bruciare energia per sostenere questo sviluppo senza regole? L’economia del mondo occidentale, volente o nolente, sta tirando il freno e sta subendo gli effetti della corsa fatta finora e, soprattutto, di quella, più attuale e spregiudicata, dei nuovi corridori. E inizia a intravvedere all’orizzonte lo spettro di una nuova povertà, forse ancora più grave, se possibile, di quella che affligge da sempre i popoli del terzo mondo, come quelli africani, perché è una povertà “di ritorno”, cioè discende dalla scoperta del vuoto che il consumismo esasperato ha prodotto tra gli uomini. Ci si stupisce, quindi, se il segretario generale dell’Onu, Ban Ki-Moon, chiama Papa Benedetto XVI al capezzale del mondo? Se chiede aiuto al teorico della “terra maltrattata”, come il Santo Padre ha definito il mondo nella sua omelia nella notte di Natale, richiamandosi all’immagine della stalla nella quale è nato Gesù? No, quando ci si accorge che il modello di sviluppo da sempre sostenuto dalla dottrina sociale della Chiesa è oggi di un’attualità impressionante, perché promuove un’economia etica, che non sia cioè orientata esclusivamente alla logica capitalistica del profitto, ma che promuova e sostenga i diritti basilari dell’uomo, come quello alla vita e alla dignità del lavoro. E in un mondo “stanco” com’è quello del terzo millennio, il conforto e le parole di quest’uomo vestito di bianco acquistano una freschezza e una novità per tutte le persone di buona volontà. A cominciare da quelle che siedono nel Palazzo di Vetro.

 

*Caporedattore di ItaliaOggi