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Il Punto sul Campionato di Calcio – Svanisce l’illusione scudetto della Juve, l’Inter ritrova gli ‘aiutini’
di Luciano Moggi
Ho visto una Juve sontuosa nel secondo tempo, tradita da una conclusione impietosa nel finale. Il Palermo ha centrato un gol imprendibile e bellissimo e per i bianconeri è stata notte fonda. Misteri e brutture (per chi le subisce) di un calcio senza cuore che ha annichilito la squadra di Ranieri nel momento in cui aveva dato l’impressione di dar corpo finanche alla grande illusione di riuscire a battersi per il titolo in questo finale di stagione. Il risveglio è pesante. L’illusione non c’è più e diventa irreale anche l’assalto al secondo posto della Roma che, più del miraggio scudetto, appariva percorribile. Quel sinistro terribile di Cassani da 26 metri, che ha lasciato di ghiaccio Buffon, ha cancellato i sogni ma ha tracciato anche il cammino più immediato: riscatto con il Milan sabato e nessuna incertezza nel successivo recupero con il Parma. La Fiorentina è tornata ad avvicinarsi e dovrà essere tenuta a distanza per difendere il terzo posto senza che l’impegno diventi angoscioso dopo che, forse, non è stato adeguatamente apprezzato. E’ stata una Juve poco convincente nel primo tempo, schiaffeggiata da due prodezze di Amauri, e via via salita in cattedra dopo il riposo, con un Del Piero ispiratissimo, che ha pareggiato i due gol del Palermo, con l’aggiunta di un palo su un calcio di punizione dei suoi, ma alla fine alla squadra non rimane niente se non la rabbia repressa e la cocente delusione. Anche il pari avrebbe lasciato rammarico. La Juve, inconsapevolmente, aveva dato ulteriori motivi al bomber del Palermo per sbalordire (“lo seguiamo, ci interessa”) e Amauri ha risposto come da tempo non gli accadeva, ringraziando “il Signore che l’aveva illuminato”. La giornata delle combinazioni e dei sogni impossibili è trascorsa come un getto violento di acqua gelida. Nelle mire bianconere avrebbero dovuto pagar dazio Inter e Roma, o una delle due. Entrambe hanno invece tenuto, dando continuità al campionato a due che stanno combattendo dall’inizio. E’ andata male in sostanza solo alla Juve, unica sconfitta tra le prime sei della classifica. In un niente, tutto lo scenario è cambiato e, detto brutalmente, ha riportato i bianconeri sulla terra, con a disposizione però il terzo posto, che è cosa di gran conto rispetto alle previsioni dell’estate. Un tifoso esperto come Giampiero Mughini, poi, ha dato l’aggettivo giusto all’ipotesi-scudetto per la Juve: un’illusione. Tra Inter e Roma, intanto, non è mutato niente all’apparenza, ma la giornata trascorsa, una giornata in meno da qui alla fine del campionato, avvantaggia Mancini. L’allenatore dell’Inter ha riacquistato l’umore di una volta, gli è tornato intorno il sereno e anche una buona spanna di sicurezza. Gli è tornato anche l’”aiutino” importante nel momento più topico. Mancini, che è uomo scaltro, ha difeso strenuamente il gol di Vieira, ma quel gol doveva essere annullato. Troppo evidente, anche ad occhio nudo, l’appoggio con il braccio dell’ottimo Patrick (tornato quasi ai suoi livelli, e mi fa piacere) sulla spalla, e segnatamente sul collo dell’avversario. L’Inter avrebbe avuto diritto ad un rigore e forse anche a due, ma nel prosieguo della gara, e ciò conferma l’assunto di prima, che l’importante è il momento in cui l’aiutino ti avvantaggia. Ciò nulla toglie ai meriti dei nerazzurri, ma conferma anche i troppi guai degli arbitraggi di quest’anno, come l’errore macroscopico sul gol annullato al Livorno (ed ha avuto ragione Spinelli a lamentarsi, seppur calcando molto i toni) e il mancato rigore alla Reggina contro la Fiorentina quando Makinwa è stato atterrato in area. Risparmio gli altri abbagli per tornare al tema di un’ Inter più vicina allo scudetto, svegliatasi in tempo utile nella giornata più difficile, rilanciata da uno dei suoi fattori vincenti, la ritrovata fisicità della squadra, con Vieira e Cambiasso e anche il giovanissimo Balotelli, una solidità e una capacità sotto rete che va ben oltre la sua età. A Mancini è riuscita la giusta contraria al dinamismo e all’insidiosità di Christian Doni, uomo simbolo dell’Atalanta nel cui raggio d’azione si è posto Javier Zanetti, e l’atalantino ne ha sofferto al punto che alla fine, per un’ammonizione, gli sono saltati i nervi contro l’arbitro e quel giallo è diventato rosso. E in quanto al titolo, al Mancio è tornata anche la voglia di dare lezioni a chi secondo lui non sa: gli scudetti – ha sostenuto – si vincono abitualmente con uno o due punti di scarto e un campionato come l’anno scorso si ha ogni 50 anni. Non è proprio vero. Un campionato come l’anno scorso non si ha mai, perché mai si era vista una squadra gareggiare da sola contro nessuno per effetto di una affrettata rivoluzione giustizialista (Juve eliminata, il Milan e le altre con le ali tarpate). L’Inter è più vicina allo scudetto anche per la settimana di tranquillo lavoro che l’aspetta a fronte dello scomodo e temuto Old Trafford che attende mercoledì la Roma. Il Manchester teme per Rio Ferdinand ma è andato puntualmente in gol con i soliti Cristiano Ronaldo e Rooney. La Roma è senza Totti e con il macigno del 2-0 da superare. Di speranze ce ne sono poche ma fa bene Spalletti a spingere i suoi a provarci. L’esito inciderà sul campionato, perché gli umori e i residui della Champions si riflettono sempre sulle cose di casa nostra. Ci sono squadre che restano brillanti, come la Samp che ha ritrovato anche Cassano, regolando il Livorno; altre che con un po’ di fatica riemergono da debolezze o paure, come il Milan rilanciato da Kakà e Inzaghi e la Fiorentina, tornata a vincere con la Reggina; ci sono rallentamenti come quelli dell’Udinese bloccata a Siena e della Lazio che ha impattato a Parma, dove però non era facile e dove Cuper temeva di peggio, perché la Lazio gli è stata abitualmente nefasta; ci sono anche exploit da mettere in bacheca come la prima di Zenga a Catania, che ha ridimensionato il Napoli, e l’impresa dell’Empoli a Torino che con Cagni restituito alla panchina ha messo nelle peste i granata, tornati in zona pericolo. E’ un’annata terribile per il Toro, che sbaglia con Di Michele un gol a porta spalancata e subisce quasi immediatamente la beffa di Vannucchi con un assist al bacio di Giovinco, schierato a partita in corsa. Fossi stato in Cagni avrei parlato di buona sorte, più che di vittoria meritata. Per Novellino si profila una settimana di tregenda, con voci di rapporti sempre più difficili tra il tecnico e la squadra. La lotta sul fondo si è fatta drammatica. Ultima è ora la Reggina, e due punti più avanti c’è il terzetto Cagliari, Empoli e Livorno. Un punto più su è il Parma, che deve recuperare la gara di Torino con la Juve. Il Catania con il salto triplo compiuto si è tirato fuori, per il momento, dalle botte più dure, ma la scalata è ancora difficile, e sabato c’è lo scontro con il Palermo al “Barbera”.
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