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Un amico che intercede per noi presso Dio
di Saverio Gaeta*
CITTA’ DEL VATICANO – Giovanni Paolo II è stato il Pontefice che più di qualunque altro suo predecessore ha raccontato se stesso e i propri pensieri e sentimenti, rivelando a quanti lo ascoltavano la profondità di un’anima immersa in Dio. È stata una vera e propria ‘autobiografia del cuore’ quella che Papa Wojtyla ha donato al popolo di Dio nelle migliaia di discorsi e di scritti resi noti negli oltre ventisei anni del suo pontificato. Una sequenza di intime confidenze che lo hanno reso davvero un testimone dell’assoluto e un maestro della fede. Dal primo grido, ‘Aprite le porte a Cristo’, sino agli ultimi appelli in favore della pace vera, la voce di Giovanni Paolo II ha costantemente interpellato la coscienza dell’umanità, toccandola nel profondo e sconvolgendone ogni tentazione di “quieto vivere”. Se una cifra caratterizzante si può dare al suo esercizio del ‘munus petrino’, certamente essa è consistita nella dimensione del servizio, espressa in un’accorata invocazione rivolta direttamente a Cristo nel giorno del solenne ingresso al pontificato: ‘Fa’ che io possa diventare ed essere servitore della tua unica potestà! Servitore della tua dolce potestà! Servitore della tua potestà che non conosce il tramonto! Fa’ che io possa essere un servo! Anzi, servo dei tuoi servi’. Una dimensione di servizio che si è trasformata in carità a tutto tondo, mediante il sacrificio della sofferenza e la perenne offerta della preghiera, che in vita avveniva presso il suo inginocchiatoio e oggi – nella mistica comunione dei Santi – lo continua a vedere come potente intercessore e amico.
*Caporedattore di ‘Famiglia Cristiana’, vaticanista e scrittore
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