di Francesco Carrassi*
Tre anni dopo la morte di Papa Giovanni Paolo II, il primo ricordo è legato a quella immensa fiumana di gente che accorse a Roma per dargli l’ultimo saluto. Fu un addio commosso, spontaneo e straordinario, testimonianza palpabile dell’amore della gente nei confronti di un Papa che ha saputo parlare al cuore e alla coscienza di tutti. Il secondo ricordo è legato alla visita di Giovanni Paolo II a Firenze, città non facile agli entusiasmi anche perchè ha visto nei secoli come visitatori tutti i protagonisti della storia del mondo. Il Papa percorreva le strade del centro, con a fianco l’allora arcivescovo, il Cardinale Silvano Piovanelli, a bordo della bianca ‘Papamobile’. Aveva appena percorso via dell’Oriuolo, dove non c’erano cittadini in attesa perchè la strada è stretta e per ragioni di sicurezza si era preferito tenerla libera. Il Papa era assorto quando il piccolo corteo entrò in piazza Salvemini, dove un gruppo di giovani sventolava striscioni di benevenuto e salutava con calore. Giovanni Paolo II rispose benedicendo e con un sorriso, il suo sorriso straordinario, intenso, pieno di umanità: un piccolissimo frammento, appena un flash, ma significativo, importante. Il terzo ricordo è legato all’ultimo viaggio in Polonia. Il Papa immaginava, con tutta probabilità, che non sarebbe più tornato nella terra che amava profondamente, e tutte le immagini di quell’ultimo saluto alla sua Patria sono quanto di più commovente si possa immaginare. Il vecchio Papa, stanco e malato ma indomito, determinato, deciso a portare fino in fondo la Sua missione al servizio della Chiesa e dell’uomo. Quel viaggio riassunse in qualche modo il senso profondo di un Pontificato legato alle tradizioni e alla storia della terra di origine, fedele alle radici spirituali e religiose ma, al tempo stesso, proiettato nel mondo, attento ai bisogni soprattutto dei più poveri, schierato sempre dalla parte dei più deboli. Questo è stato ed è Giovanni Paolo II.
*Direttore Responsabile de ‘La Nazione’