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Il punto sul Campionato di Calcio – Moratti, attento: rischi di vincere il Premio ‘Perdente d’Oro’
di Luciano Moggi
Il 2-1 con cui la Juve ha battuto l’Inter è un risultato forse riduttivo con i bianconeri, che avrebbero certamente potuto portare a casa un bottino più pesante. La squadra, infatti, è andata oltre ciò che aveva chiesto il tecnico Ranieri alla vigilia: ha colto la rivincita che meditava da due anni, prima vittoria da quando la Juve è tornata, prima vittoria dopo i noti eventi, appunto, di due anni fa. Ho sentito i telecronisti di Sky enumerare più volte i “cerotti” che l’Inter aveva, le condizioni fisiche malandate di alcuni suoi uomini, quelli che non aveva potuto mandare in campo. Diciamo che parte di queste cose possono essere anche vere, come le assenze di Cambiasso e di Vieira, ma sono solo attenuanti che celano la realtà, la realtà di un’Inter che gioca da tempo male, che ha nascosto le sue difficoltà grazie agli aiutini, quelli che le hanno consentito di tenere lontana la Roma. Quest’Inter “non si regge in piedi con la testa”, e potrebbe esserle anche difficile difendere il vantaggio che ora si è fatto esiguo sulla Roma (4 punti di vantaggio con 8 partite ancora da giocare). La qualità comunque è dalla sua parte e, inoltre, particolare non da poco, la sua avversaria, la Roma, è ancora impegnata in Champions e contro un avversario del calibro del Manchester. A prescindere da questo, quello che si propone è un campionato che si riscatta dal grigiore della prima parte con uno scudetto che sembrava già assegnato, e chi scrive era ed è ancora un sostenitore di questa tesi: se veramente l’Inter dovesse perdere questo campionato, a Moratti sarebbe da assegnare di diritto il premio “perdente d’oro”, al contrario di Mancini, per il quale andrebbe benissimo anche uno d’argento. Il presidente nerazzurro, infatti, non ha badato a spese pur di mettere a disposizione del proprio allenatore i migliori giocatori, tanti e tali da formare una rosa di campioni. Ed è proprio contro questa “armata” di campioni che la squadra messa campo da Ranieri, in breve, ha indirizzato la partita sui binari giusti, e sono convinto che con un po’ più di attenzione non ci sarebbe stato il 2-1 che ha ridato energie e speranze all’Inter, che, però, si è rivelata ben poca cosa: non ci resta che attendere gli alti lamenti dei suoi molti “difensori-sostenitori”. E mi viene anche da sorridere, perché il gol di Camoranesi era in fuorigioco e già mi fischiano le orecchie per quello che si sarebbe detto se al timone ci fossi stato ancora io. La Juve c’è, ha ripreso la sua dimensione, ne dò atto volentieri alla nuova dirigenza, e Moratti da oggi ha qualche incubo in più, un incubo di ritorno. Cosa gli dicevano in tanti l’anno scorso? Che lo scudetto l’Inter l’aveva vinto da sola, senza avversari adeguati. Ho l’impressione che questa valutazione si sia vista chiarissima nella sconfitta per mano della Juve. La Roma ringrazia per l’ampio spiraglio che le è stato aperto, ma la Juve ha giocato più per il proprio orgoglio che per la propria classifica. Potrebbe pensare anche al secondo posto, distante di sei punti, ma è importante e più vicino che si sia ampiamente consolidato il terzo, che, in caso di risultato negativo, sarebbe stato a portata di bersaglio da parte della Fiorentina. Tra i migliori pongo gli autori dei gol perché si scrivono di diritto alla storia di questo campionato, e poi l’immenso Del Piero, Buffon con tutto il reparto difensivo, e consentitemi di citare poi Nedved, che ho visto un po’ affaticato, ma sempre con la sua impronta personale sulla partita. L’Inter è scesa in campo poco convinta di se stessa, e non mi è parsa mai incisiva. E tali non sono stati nè Ibrahimovic né Cruz. Suazo ha spaventato poco dopo l’ingresso in campo quando in ripartenza si è fatto tutto il campo, lanciando scompiglio in difesa ma accartocciandosi alla fine su se stesso. Sono pochi da salvare in questa Inter, Maicon e Chivu, quest’ultimo limitatamente al primo tempo. In difesa Materazzi ha visto i fantasmi prima di quando accorressero e in mezzo al campo anche Zanetti è stato al di sotto delle sue abituali prestazioni. E’ stata una giornata molto intensa su tutti i campi e se dovessi scegliere un protagonista della giornata, al di fuori di Inter-Juve, indicherei Sebastian Giovinco, il fantasista tascabile, scuola Juve, scovato come tanti altri bianconeri in fasce dai talent scout della Triade. Giovinco sta facendo benissimo nell’Empoli, e forse ha fatto male Malesani a tenerlo un po’ in disparte nelle ultime partite. Scatenato e inafferrabile, si è opposto come Davide a Golia alla potente, seppur un po’ sottotono, armata di Spalletti, facendole correre molti brividi sulla schiena: anche con un palo, prima di andare in gol con un pallone lavorato benissimo da Abate. Per l’Empoli era il pareggio. Ma il piccolo Davide si è dovuto poi arrendere, perché la Roma, sebbene rimasta in dieci per l’espulsione di Perrotta, ha trovato il gol vincente con un colpo di testa di Panucci. Un paio di ammonizioni ad altrettanti giocatori in diffida, De Rossi e Vucinic, comporteranno l’assenza di entrambi, oltre quella di Perrotta naturalmente, per la prossima gara a Cagliari. L’opinionista di fede romanista a Controcampo ha avviato su questo un discorso di dietrologia del tipo ‘qualcuno vuol fermare la Roma’, che mi pare del tutto fuori luogo. E’ lo stesso opinionista che tuonava puntualmente contro la Juve, segno che non ha perso l’abitudine alla cultura del sospetto. Il tempo, in questo, è un ottimo giudice. Comunque sia, la Roma il suo l’ha fatto, ma la condizione mostrata dai giallorossi dovrebbe preoccupare non poco il suo tecnico e la sua tifoseria. Può darsi che i pochi giorni trascorsi non siano stati sufficienti a dimenticare la delusione nel derby, ma a me sembra che la squadra abbia perso molto smalto, e meno male che Totti, pur acciaccato, riesce sempre a incidere in maniera determinante. Un suo colpo di tacco, che ha fatto filtrare il pallone tra i piedi di uno sbigottito avversario, ha dato a Tonetto la possibilità di realizzare il suo primo gol in giallorosso. E’ un campionato che non fa mancare emozioni, che riesce ancora ad entusiasmare e dove le note negative provengono sempre da una classe arbitrale un po’ confusa, incapace di uniformità di giudizi, e tout court di mediocre qualità. Se questo è l’esito della cura Collina, il giudizio lo lascio ai lettori. Le perle della giornata sono il rigore dato al Siena contro il Parma per un fallo su Maccarone che proprio non c’era e il gol annullato ad Acquafresca in Sampdoria-Cagliari, quando i sardi erano già in vantaggio e che a quel punto sarebbero andati sul 2-0. E’ finita invece in parità, ma il Cagliari aveva avuto a suo vantaggio le errate decisioni degli arbitri nelle due precedenti partite. La giornata ha offerto altre attese resurrezioni, come quelle della Fiorentina e del Milan che continuano il loro duello in chiave Champions, la conferma del momento magico dell’Udinese, che è ora a soli due punti dal Milan, nuovi passi falsi stavolta pesanti del Torino, alla terza sconfitta consecutiva, del Palermo ad opera del Genoa, che è ora ottavo, del Livorno, che resta impigliato sul fondo. Potente la risalita del Siena che, rimettendo nei guai il Parma, si è portato a 35 punti, uno in meno appena del Palermo. Il quale Palermo, battuto sul suo campo, fa notizia, ancora una volta, per quella che sembra una pochade o una commedia degli equivoci più che un rapporto non idilliaco tra l’allenatore Guidolin e il presidente Zamparini. Va via o non va via il tecnico? Non si è ancora capito, ma Guidolin ha detto cose pesanti, impossibili da provare, e che avrebbe fatto meglio a tenere per sé. “Abbiamo giocato in una situazione difficilissima – ha detto – che era stata ben preparata”. Mi sembra un po’ troppo. Qualunque cosa sia in precedenza accaduto non si può accusare (pur senza nominarlo) il proprio presidente di aver creato le condizioni per provocare le dimissioni dell’allenatore in un contesto negativo che avrebbe accompagnato la squadra alla sconfitta. E’ da tempo che dico che Guidolin pecca di assenza di autocontrollo, ma un allenatore che giunge a dire quello che ha detto non penso che possa rimanere al suo posto. Le scuse mi sembrerebbero troppo poco. Il Napoli ha continuato il suo cammino favorevole, uscendo imbattuto dal difficile campo della Reggina. Era in vantaggio e si è fatto raggiungere, ma la vittoria sarebbe stata eccessiva. Il Catania ha retto a Bergamo contro l’Atalanta, grazie anche al rigore fallito da Doni.
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