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A cena con il Cardinale Arinze
di Gianluca Barile
Serradarce. Il nome sarà sconosciuto ai più. E’ la frazione del Comune di Campagna, piccolo Comune della provincia di Salerno, che il Cardinale Francis Arinze, Prefetto della Congregazione del Culto Divino e della Disciplina dei Sacramenti, ha scelto per trascorrere il Giovedì e il Venerdì Santo, ospite di Padre Michele Vassallo, cuore e cervello del Movimento ‘Servi di Cristo Vivo’, una delle più belle realtà carismatiche del mondo cattolico. Il porporato giunge da Roma, dove ha concelebrato in mattinata con il Papa, e malgrado qualche contrattempo non sembra affatto stanco: “Sono arrivato di corsa alla stazione Termini per prendere il treno, ma c’è stata oltre mezzora di ritardo: si vede che si erano persi il locomotore…”. E giù risate. L’occasione per scambiare amichevolmente qualche battuta e confrontarsi anche su temi importanti è la cena impeccabile preparata dai collaboratori di Padre Vassallo nel loro quartier generale di Serradarce dopo la Santa Messa presieduta dallo stesso porporato nella piccola parrocchia del paese. Accanto al Cardinale siede un medico che è Malinconico di cognome ma non di fatto e che rallegra tutta la serata con le sue inconfondibili barzellette napoletane; di fronte, Padre Vassallo, il nostro preziosissimo collaboratore, Don Marcello Stanzione, ed io in rappresentanza di ‘Petrus’. Illustriamo il giornale al Cardinale Arinze, gli spieghiamo che è molto letto, che è disponibile solo in Internet e che è leader nel settore della comunicazione religiosa. Il Cardinale chiede come facciamo ad affrontare le spese. ‘Con l’aiuto dello Spirito Santo – gli rispondiamo – perché non accettiamo pubblicità, offerte e donazioni: al massimo ci auto-tassiamo’. Spalanca gli occhi: “Siete da ammirare”. E poi fa: “Perché è nato Petrus?”. ‘Per la devozione al Papa, in particolare a Benedetto XVI’. “E allora avete fatto doppiamente bene”, aggiunge sorridendo. All’improvviso, e pensare che siamo appena all’antipasto, il discorso cade sul caffè: sarà vero o no che disturba il sonno? Il Dottor Malinconico si definisce ‘caffeinomane’ e assicura di riposare tranquillamente; io porto la mia esperienza personale e lo smentisco, il Cardinale Arinze con un sorriso a 32 denti cerca il problema altrove: “Magari – dice rivolgendosi a me – lei ha difficoltà a prender sonno per altri motivi…aumenti la dose di caffè serale…”. E ancora risate. Ti trovi di fronte ad uno dei più autorevoli Principi della Chiesa di Cristo e lui non ti fa assolutamente pesare o notare alcun tipo di distacco. Il più grande dono che si potesse ricevere in questa Pasqua di Resurrezione! Che il Cardinale Arinze sia davvero tra i membri più autorevoli del Sacro Collegio, poi, lo testimoniano anche i ‘rumors vaticani’ che nel 2005, prima e durante il Conclave, lo davano per papabile. Il porporato ricorda quelle previsioni con una battuta ficcante: “In Conclave entriamo noi elettori, non i giornali; il Papa stesso è eletto per mezzo dello Spirito Santo e non delle indiscrezioni”. A un certo punto il Dottor Malinconico azzarda la domanda che un Cardinale non vorrebbe mai sentirsi rivolgere: “E se il prossimo Papa fosse lei?”. Il porporato assume prima un’espressione serissima, poi rassicura: “Il problema non si pone, Benedetto XVI gode di ottima salute, la sua successione non sarà all’ordine del giorno per un bel po’ di anni. E poi essere Papa significa portare una grande Croce”. Ma Malinconico incalza: “E’ opinione diffusa che dopo Benedetto XVI possa essere eletto un Papa di colore: lei andrebbe alla perfezione…”. Arinze glissa: “Ci sono già stati altri Papi africani, ma io non ci penso”. Ci facciamo avanti noi di ‘Petrus’. In caso di elezione, chiediamo al Cardinale, quale nome avrebbe scelto? Lui, con lo sguardo vispo di un bambino, vede che non ho ancora toccato cibo e capovolge i ruoli: “Mi chiedo io quale portata avrebbe scelto lei al ristorante, considerato che siamo al primo e non ha ancora toccato nulla”. E’ vero. Ma lo stomaco è chiuso. Dico: “Eminenza, la gioia di incontrarla è tanta, colgo l’occasione per ringraziare il Signore con un po’ di digiuno”. Il Dottor Malinconico sottolinea, scherzosamente, che ho peccato, facendo sapere alla mano destra ciò che fa la sinistra, mettendo in pubblico la mia piccola penitenza, ma ad un certo punto, ascoltate le mie intenzioni di desistenza dal consumare la pasta, Don Marcello Stanzione si offre volontario per il bis e chiede il mio piatto. Glielo cedo volentieri. Il Cardinale nota la scena: “Ora ha fatto una buona azione, ha dato da mangiare ad un affamato…”. Sorrisi ampi per tutti i commensali. Poi il discorso scivola su temi molto più seri. Al Cardinale ricordano l’intenzione di Giovanni Paolo II di dimettersi a causa della malattia; il Prefetto del Culto Divino e della Disciplina dei Sacramenti rammenta che “venimmo a conoscenza di questa sua intenzione solo dopo la lettura del testamento spirituale”. Facciamo notare che con le dimissioni di Wojtyla ci sarebbe stato il precedente di un ‘Papa emerito’. Arinze annuisce ma sottolinea che le dimissioni di un Papa per gravissimo impedimento, come la malattia in stato avanzato, potrebbero, prima o poi, anche essere prese in considerazione dalla Chiesa. Anche se, ribadisce, grazie a Dio, “la questione non è attuale, il Santo Padre gode di ottima salute: l’ho incontrato poche ore fa ed era in forma e molto sorridente”. E poi, fa notare dal canto suo Malinconico, un ‘Papa emerito’ c’è già stato, Celestino V. Il discorso scivola a questo punto sulle folle che accorrono ad ascoltare Benedetto XVI. ‘La stampa mondiale aveva fatto credere che Joseph Ratzinger fosse un teologo di ferro che viveva nella stratosfera, e invece si è dimostrato un uomo dal cuore grande’, faccio notare io citando anche qualche esperienza personale. E il Cardinale Arinze rincara la dose: “Ha ragione, i media, almeno all’inizio, sono stati prevenuti nei confronti di Papa Benedetto”. Passiamo al capitolo Bin Laden e alle persecuzioni dei cristiani in Cina. Ci scambiamo le nostre opinioni, ma il Cardinale non interviene, si limita ad osservare e ad ascoltare. Io lancio il sasso nello stagno per smuovere un po’ le acque: “Eminenza, che Bin Laden minacci il Papa è nell’ordine delle cose: è un terrorista e odia l’uomo di Pace per eccellenza. Ma cosa dire dei sacerdoti, dei Vescovi e dei Cardinali che disobbediscono continuamente al Santo Padre?”. Il Cardinale mi chiede di fare un esempio pratico. Lo faccio. Cito il Motu Proprio ‘Summorum Pontificum’ che ha stabilito norme meno rigide per accedere alla celebrazione della Messa pre-conciliare, in latino, cosiddetta ‘tridentina’ o ‘di San Pio V’: molti Vescovi, anziché applicare la direttiva del Papa, hanno addirittura vietato questo tipo di cerimonia Eucaristica nelle proprie Diocesi. E siccome al peggio non c’è mai fine, anche autorevoli Cardinali come Carlo Maria Martini si sono schierati contro il documento pontificio. Il Cardinale Arinze sorseggia una bevanda, quindi risponde al mio quesito iniziale: “La disobbedienza al Papa è un atto grave”. Sintetico e chiarissimo. Ora, già che ci siamo, parliamo del modo migliore per amministrare l’Eucarestia. Arinze non è un Cardinale a caso, ma il Prefetto della Congregazione che disciplina proprio questa materia, cioè i Sacramenti. Racconto al porporato che, come tanti, mi sento indegno di prendere la Comunione con le mani e che la preferisco sulla lingua; aggiungo che trovo umilmente inopportuno dare il Corpo di Cristo nelle mani perché c’è la certezza che dei piccoli frammenti di particola, e quindi dello stesso Corpo di Cristo, restino incollati. Il Cardinale mi dà pienamente ragione: “Lei ha detto tutto, c’è davvero il pericolo che pezzi di particola restino sulle mani dei fedeli e che venga così oltraggiato il Corpo di Cristo. Se all’epoca avessi partecipato all’assise che consentì l’amministrazione della Comunione anche nelle mani, avrei votato contro questa disposizione senza esitazioni. Lo ripeto: per me la Comunione andrebbe data sempre sulla lingua, ma siccome la Chiesa prevede entrambe le modalità, bisogna, anche se a malincuore, adattarsi”. Non oso chiedere se ci siano cambiamenti in vista. Preferisco testimoniare un ricordo personale: una decina d’anni fa accompagnai il mio confessore, ora scomparso, Padre Giuseppe Guglielmoni (stimmatino) a casa di un ammalato che voleva essere comunicato. Dopo aver ricevuto l’ostia, il poveretto vomitò e nel vomito c’era la particola. Penso allo sguardo di dolore di Padre Giuseppe e all’umiliazione del povero malato. Furono secondi interminabili. Poi Padre Giuseppe prese la Comunione da terra e malgrado fosse impregnata del vomito altrui la mise in bocca e la deglutì lui. I familiari dell’ammalato volevano dargli da bere e rimasero estasiati da tanta devozione, ma Padre Giuseppe rispose: “No, grazie, ora ho tutto: ho appena ingerito il Corpo di Cristo”. Il Cardinale Arinze ascolta con attenzione, quasi con ammirazione, e dice: “Quello sì che era un vero sacerdote!”. La serata sta ormai per volgere al termine, il Cardinale è stanco ma non si sottrae a qualche foto-ricordo e al taglio della torta. Ma prima di congedarci, visto che ‘Petrus’ da tempo denuncia il dilagare dei fenomeni legati al satanismo e alle possessioni diaboliche, chiediamo al Cardinale – lui che disciplina, lo ricordiamo ancora, lo svolgimento delle Sante Messe – cosa pensa di un’eventuale reintroduzione nelle cerimonie Eucaristiche della preghiera a San Michele Arcangelo composta da Papa Leone XIII contro gli attacchi e le insidie del Maligno. “Ne penso tutto il bene possibile – dice Arinze -, ma temo che anche in quella occasione qualcuno anziché guardare alla bontà dell’iniziativa, preferirebbe porre il problema di quando recitare la preghiera, se all’inizio o alla fine della Messa, se farlo in piedi o in ginocchio, se farlo in lingua nazionale o in latino…”. Come dire, i ‘bastiancontrari’ sono dappertutto, anche nella Chiesa. E’ il momento dei saluti finali, ma torna alla carica il Dottor Malinconico: “Eminenza, ma come facciamo a sapere se i Gesuiti sono davvero fedeli al Papa?”. Il Cardinale sorride e non risponde, ma intervengo io: “Dottore, Lei che fa tanto il tifo per un Pontefice di colore, dovrebbe essere contento: i Gesuiti hanno appena eletto il loro ‘papa nero’. Quindi, si accontenti: lo ha detto anche Sua Eminenza, grazie a Dio Benedetto XVI gode di ottima salute”.
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