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Troppi errori, Campionato irregolare. Inter-Juve l’ultima speranza per la Roma
di Luciano Moggi
Vorrei chiedere all’arbitro Stefano Farina (nella foto) se la sequela di errori di mercoledì sera possano definirsi “errori scolastici”, come lui identifica i precedenti, o non rappresentare invece la conferma di un’annata disastrosa per la categoria arbitrale. Il soggetto non è il riferimento istituzionale né dell’Aia né della Can, ma lui si è vestito di questi panni, e chissà se ha subìto reprimende. Per interposta persona, dicendo a lui perché altri, Gussoni e Collina, intendano, chiedo se tutti gli abbagli presi dagli arbitri mercoledì, insieme con i molti pregressi, non dimostrino che il campionato è viziato da troppe irregolarità, in testa, al centro e in coda, diventando tout court un campionato falsato. Se ne parlava tanto negli anni passati, con dovizia di ipotesi complottarde, e allora gli errori non erano di tali numeri e dimensioni, che debbo meravigliarmi che non se ne parli adesso. Sono sbagli che incidono pesantemente sul cammino di diverse squadre e che non possono essere liquidati con la storiella di errori casuali, che finirebbero per essere equamente (?) ripartiti. Queste sono leggende metropolitane che non vengono prese sul serio neanche da chi ha gli orecchini al naso (ce ne sono). Mi chiedo dunque cosa deve dire la Juve (arbitro Rizzoli) che ad Empoli si è vista negare un rigore per un fallo su Iaquinta e che con due punti in più sarebbe ora a tre lunghezze dalla Roma, e cosa deve dire la stessa Roma sul rigore assegnato alla Lazio, visto solo dal lodatissimo Morganti, rigore senza il quale la squadra di Spalletti non avrebbe probabilmente perso e le prospettive per la lotta al titolo sarebbero adesso ancora concrete. Ma la lista è lunga, e tra le lamentele giustificate c’è da annoverare anche quella dell’Inter per un secondo giallo eccessivo a Pelè, una gomitata in precedenza del genoano Juric allo stesso giocatore nerazzurro, e un altro giallo discutibile a Burdisso, e le valutazioni, a sgombro di equivoci, sono della Gazzetta. Ma mi chiedo ancora come può difendersi il Torino dagli errori che gli arbitri hanno assommato a suo sfavore nelle partite di Cagliari (il rigore-comica) e dell’Olimpico nella partita contro l’Udinese. Qui il Toro (arbitro Mazzoleni) si è visto negare due rigori netti, subendo inoltre l’annullamento di un gol regolarissimo di Stellone, e vi risparmio altri errori sempre in danno della squadra granata. C’è poi l’Atalanta che ha subito un rigore ridicolo a Cagliari (arbitro Giannoccaro), e qui possiamo vederlo dall’altro fronte come un ulteriore regalo ai sardi, dopo quello avuto nella partita contro il Torino. Per dirla tutta, il Cagliari sarebbe ora terz’ultimo, senza la penalità dei tre punti subiti, che Cellino è convinto che gli verranno restituiti, con quale goduria per Reggina ed Empoli, che si battono sul fondo, e anche per Livorno e Catania, è facile immaginare. E a proposito della Reggina, Farina l’ha fermata per il possibile 2-1 quando ha fischiato affrettatamente su un fallo subito da Cascione anziché accorgersi un istante dopo che poteva dare il vantaggio. L’arbitro si è scusato sul campo, ma la Reggina avrebbe potuto avere due punti in più. In Parma-Palermo Bergonzi (quello dei due rigori a Zalayeta) ha dato un rigore tutto da ridere al Parma. Gli emiliani sono schizzati oltre la zona rossa e ringraziano, ma Zamparini giustamente ha tuonato: “Mi dicano Gussoni e Collina se vogliono il Palermo in B”. A questo non credo, ma è un altro risultato stonato che frena forse definitivamente le ambizioni di Coppa Uefa del Palermo ma che più gravemente indirizza tutta diversamente la lotta per non retrocedere. C’è qualcosa anche in Napoli-Fiorentina, perché sull’ 1-0 Mutu va in gol di testa, ma Rosetti annulla per una quasi impercettibile trattenuta su Calajò. Rammarico pure per il Milan per un sospetto fallo su Gilardino. Credo che ce ne sia a sufficienza per confermare il mio assunto iniziale, di un campionato largamente viziato e non so chi potrà mai compensare i danni a chi li ha subiti. Ha avuto coraggio la Roma nel vedere il bicchiere ancora mezzo pieno nel momento della cocente delusione provocata dal 3-2 della Lazio. La vita insegna a non arrendersi mai, ma il cruccio è grande e il danno maggiore. L’Inter continua a giocar male, e anche a rimanere in dieci per cumulo di gialli. Eppure si salva per il rotto della cuffia. Nella giornata che poteva ridurre il vantaggio a quattro punti, prima l’ha visto ripristinato a sei, e poi è aumentato a sette, con quale sospiro di sollievo taumaturgico è facile immaginarlo. La Roma non si è arresa, verosimilmente spera in Inter-Juve di sabato, nel senso di un colpo da biliardo dei bianconeri, partendo dal presupposto di regolare facilmente la sua pratica con l’Empoli. Però ho l’impressione che il treno dei desideri sia passato. Prima o poi l’Inter la smetterà di giocar male, recupererà i suoi infortunati e sarà sostenuta dai suoi pezzi da novanta più di quanto non riescano a fare adesso. Vedo Ibra accapigliarsi quasi con se stesso per ritrovare la facilità di segnare che gli era congeniale. Nel frattempo Mancini non perde l’occasione di litigare con qualcuno e gli capita stavolta con Mauro, che è un altro soggetto non nuovo a queste sortite. Interessato a dimostrare che l’Inter non riceve solo aiutini, Mancini si è lamentato per il surplus di ammonizioni dell’arbitro Rocchi, ha richiamato il precedente della partita con la Sampdoria, e fingendo di edulcorare il concetto che voleva esprimere ha detto che con l’Inter Rocchi era sfortunato. Mancini lo ha corretto, “semmai devi dire che l’arbitro ha sbagliato”, e a questo punto di rimando Mauro ha sibilato, “non sei tu che devi dirmi quel che devo dire”. Mauro poteva evitare di fare il precisino, ma Mancini avrebbe usato tutto un altro autocontrollo se avesse potuto prevedere in quel momento la sconfitta della Roma. Siccome già all’avvio del campionato dicevo che l’avrebbe vinto l’Inter, confermo ancora una volta questa mia previsione, ma certo una lotta più a stretto contatto di gomito e sino alla fine sarebbe piaciuta di più. E’ stata una serata strana, con le prime cinque che raccolgono solo due punti, con altrettanti pareggi, e tre di loro che cascano pesantemente e poi c’è un improvviso rimescolamento della zona Champions. La Juve è rimasta terza avvantaggiandosi di un punto sulla Fiorentina, ma dietro i gigliati non c’è solo il Milan a quattro punti, ma la Samp a cinque e l’Udinese a sei. Teoricamente tutto può ancora avvenire, ma il ritardo del Milan è preoccupante. Ancelotti sconta ancora Yokohama e il folle recupero di partite che ne conseguì, con i calciatori esposti ad un carico di impegni e al sopravvenuto rischio di infortuni. C’è sempre un limite, anche per leoni come Gattuso e Seedorf, oltre il quale non si può andare, e il baby campione Pato è dovuto crescere troppo in fretta, né è stato sufficiente a sorreggere il Milan la crescita dell’altro superbaby, stavolta nostrano, Paloschi. Le coppe costano molto in termini di resistenza e di ciò se n’è accorta anche la Fiorentina. La squadra di Prandelli, in gravissima riserva di fiato e di corsa, si è arresa al Napoli che sul suo campo non spreca mai queste occasioni. Ciò che continua a non deludere è la lotta in coda, dove i rivolgimenti sono all’ordine del giorno e dove il Cagliari, dimenticando le benevole decisioni arbitrali, sta viaggiando come un treno. Cellino non credeva ai propri occhi. Si è fatto il segno della croce, ringraziando il suo santo protettore e sabato gli isolani sbarcano a Genova per affrontare la Samp. La quale Samp continua a vincere anche senza Cassano e su un campo come quello del Milan dove altre hanno vinto ma dove nessuno può essere sicuro di farlo. A chi parlava più delle difficoltà del Milan che dei meriti della Samp, Mazzarri giustamente ha ribattuto che se i rossoneri sono andati peggio anche del previsto il merito era del gioco della sua squadra. La Samp per il momento è in zona Champions e Mazzarri ha già vinto la sua scommessa. La Juve è stata lenta e anche un po’ impacciata, confermando un trend di fatica lontano da quello di un paio di mesi fa. Cobolli Gigli fa il verso a Del Piero e punta ancora al secondo posto. Non è del tutto irreale l’ambizione, perché una Roma che vedesse sfiorire del tutto l’obiettivo scudetto potrebbe avere dei pesanti contraccolpi psicologici e quindi pratici in campionato. Anche perché a quel punto i giallorossi farebbero meglio a proiettare tutte le loro emergie sulla Champions. Il confronto con il Manchester è affascinante, la prospettiva di una rivincita di una disfatta mai dimenticata esaltante, ma la mente non può spaziare su troppi campi. Il grande slam di solito ha fatto male. Meglio non pensarci.
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