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Tra Fede e Sport – David Millar, la forza della coscienza pulita

di Carlo Nesti*

David Millar (nella foto), 31 anni, scozzese nato a Malta, è uno dei pentiti più famosi della storia del ciclismo. Figlio di un’infanzia difficile, con i genitori separati, e il padre pilota di aerei a Hong Kong, è stato uno dei simboli dello scandalo Confidis. Confessò l’uso di Epo, e scontò 2 anni di squalifica. Ora che ha ripreso a gareggiare, è entrato nella Commissione atleti della Wada, l’agenzia mondiale antidoping. Insomma: si è schierato dall’altra parte della barricata. Ora è lui l’emblema dello sport pulito, il portatore di un messaggio, al centro del quale c’è il ciclismo senza trucchi. Pensando a Millar, mi viene in mente quando Gesù ha detto, con decisione, di essere venuto per i “malati” e non per i “sani”. Lui non pretende da noi la perfezione, dalla nascita alla morte. Lui chiede che ci sia un momento, nella vita, in cui si dice finalmente “sì” a Dio, e si è disposti a cambiare sul serio. Per questo ritengo che chi prima ha sbagliato, ma dopo si è riscattato, come David, sia un “eroe” dello sport moderno, dove è drammaticamente comune stare zitti, diventare parte del “branco”, e nascondere ciò che non va. Il suo è l’esempio di chi si sveglia, un mattino, ed esclama: “Io non voglio più barare! Basta!”. Certo: non è facile “cambiare”, perché si deve fare i conti con almeno 2 problemi. Da un lato, vincere molto meno, perché, contro di te, c’è ancora la maggioranza di chi si aiuta chimicamente, e va più veloce. Dall’altro, essere guardati con acredine da chi non ha avuto il coraggio di compiere la stessa scelta. La moralità, la serietà, la “pulizia” interiore, non sono valori che si conquistano in un attimo, e non hanno mai bisogno di essere coltivati. Chissà quante volte Millar verrà messo alla prova da gente che lo vede come avversario del “sistema” o “destabilizzatore” tanto romantico quanto utopistico! Il corridore scozzese si deve aspettare il rispetto e il consenso non di tutti, ma delle persone serie come lui. Nella vita neppure Gesù è riuscito a ottenere la “maggioranza dei voti” ma, anzi, è stato messo in croce. L’importante è rapportarsi con la propria coscienza, senza badare ai giudizi di parte.    

 

*Giornalista Rai