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Il punto sul Campionato – L’Inter in autogestione, Mancini ibernato
di Luciano Moggi
Tornata nella sua dimensione nazionale, l’Inter si è svegliata dal letargo europeo, che l’aveva ingrippata prima, durante e dopo la Champions, ed è tornata a vincere in misura maggiore di quanto non dica lo striminzito punteggio. Un risultato in definitiva previsto, pur con i dubbi legati al risveglio dopo la batosta con il Liverpool e ancor più alle polemiche esplose con il caso Mancini. Il Palermo, con tutto il rispetto per la squadra, ci ha messo di suo con una prestazione di pochissimi acuti e con un Amauri fotocopia sbiadita di se stesso. Guidolin deve aver preparato la partita con la quasi rassegnata convinzione di non farcela, e questo non è mai un bene. Molte e persino troppe le lodi espresse sull’avversario, ma forse Guidolin ha esagerato. Al punto che il tecnico del Palermo ha definito l’Inter la squadra più forte del campionato ma anche d’Europa, con ciò evocando involontariamente la corda in casa dell’impiccato. A qualche interista può ancora far piacere sentirsi dire che i nerazzurri sono i più forti del Continente, e forse del pianeta, ma i più, e sono la stragrande maggioranza, non vogliono sentir parlare almeno per il momento di palcoscenici europei. Dalla giornata non mi aspettavo tanto la risposta dell’Inter quanto l’evolversi di quella pace armata tra il tecnico e la squadra. E sotto questo aspetto le immagini venute fuori dalla partita dimostrano che il fuoco cova ancora in abbondanza sotto la cenere (vedi la reazione di Ibrahimovic e i due marcatori di giornata, Vieira e Jimenez, che nell’esultare hanno ignorato l’allenatore). Confermo la mia impressione che la squadra abbia preso in mano la situazione, sostanzialmente, autogestendosi. Io credo che l’Inter si aggiudicherà comunque lo scudetto, ma al di là della forza della squadra, la Roma ha tutto il diritto di rammaricarsi per quegli aiutini che hanno sorretto la grande rivale nei momenti di difficoltà, mantenendo i giallorossi a distanza di sicurezza (per l’Inter). Non ho difficoltà a pensare che l’Inter scesa in campo contro il Palermo, con un Vieira superlativo, e la voglia di sfondare qualunque parete che facesse da ostacolo, avrebbe comunque portato a casa la vittoria. Il calendario sembra ora dare una mano ai nerazzurri che dopodomani saranno in trasferta con il Genoa mentre la Roma si scontrerà nel derby con la Lazio, ma sabato le difficoltà saranno capovolte, con l’Inter a San Siro contro la Juve e la Roma che riceverà l’Empoli all’Olimpico. Dietro la capolista e la sua serrata inseguitrice ha convinto più la Fiorentina (3-1 al Genoa) che la Juve (1-0 al Napoli). La squadra di Prandelli è la vera protagonista della settimana con la qualificazione in Coppa Uefa e una vittoria pesante in campionato. Ma i due fronti di combattimento, come si vede anche dal ripetersi degli infortuni, costano troppo a percorrerli in contemporanea. La somma di impegni della Fiorentina fa comodo alla Juve che diversamente avrebbe maggiori timori di un assalto dei gigliati, per ora sventato, al suo terzo posto. Al momento la squadra di Prandelli resta distaccata di quattro punti, mentre il Milan è sprofondato ad otto, un divario che ha fatto tirare un sospiro di sollievo a Ranieri che per molti motivi si preoccupava più dei rossoneri che dei gigliati. Ranieri si è tirato decisamente su, ha riacquistato sicurezza, e se le cose continueranno così immagino che migliorerà anche il rapporto che si era fortemente illanguidito con la dirigenza. I risultati, comunque li conquisti, sono gli unici toccasana per far stare bene la squadra e tutto l’ambiente e, nel caso, anche la dirigenza molto sensibile agli umori del momento. Il successo, quando c’è, fa passare anche in secondo piano qualche scelta non felice sulla formazione mandata in campo. Ma c’erano troppi assenti e non si può discutere troppo della difesa a tre, che si è trovata in difficoltà rispetto a moduli meno rischiosi. Non sono mancati gli errori arbitrali, una comica i due rigori di Cagliari-Torino (Girardi è recidivo); decisivo il fallo (ignorato) di Molinaro su Lavezzi nell’azione che ha poi portato al gol di Iaquinta in Juve-Napoli; non visto per niente il fallo di Amelia su Paci in Livorno-Parma dove era da annullare il pareggio di Reginaldo per fuorigioco di Lucarelli. Vi risparmio le prodezze degli altri direttori di gara, ma mi pare evidente che Collina non può stare tranquillo e meno che meno Gussoni. La giornata ha riservato inattese e anche ampie resurrezioni (4-0 della Reggina sul Siena e 3-0 del Cagliari sul Torino) e nello stesso segmento possiamo inserire il 4-1 dell’Atalanta sull’Empoli, che è ora alla quarta sconfitta consecutiva, sèguito di tre vittorie, e per Malesani la vedo brutta. La Samp senza Cassano viaggia come un treno (3-1 al Catania), la Lazio ha fatto tremare l’Udinese e Livorno-Parma ha partorito l’effimero pareggio, un po’ di ossigeno che sostiene poco. Ma bisogna dare tutti gli onori al Napoli che, come mi attendevo, ha fatto paura alla Juve. Senza la grande giocata di Del Piero e la capacità di Iaquinta di saper capitalizzare al massimo gli scampoli di presenza che il tecnico gli concede, staremmo a parlare di una Juve frenata in casa e del risveglio degli incubi per Ranieri. Intanto il continuo rimescolamento di situazioni sul fondo disegna una battaglia senza quartiere ed un esito ancora del tutto incerto. Neanche il Cagliari dei miracoli può dirsi mal ridotto se Cellino riuscirà a recuperare i tre punti che gli sono stati tolti. E questo significa che un po’ più su del quart’ultimo posto nessuno può considerarsi al sicuro. Neanche il Siena e il Torino che insieme hanno interrotto la loro “cavalcata delle valchirie”. Il calcio è anche un problema mentale e basta un niente che ti fa sentire magari appagato per scaraventarti in giù. Esattamente quello che è accaduto al Toro, il cui cammino era dall’inizio dell’anno di altissimo livello, e al Siena, che ambiva per la prima volta nella storia del club a vincere la quarta partita consecutiva.
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