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‘Scripta manent’: le Encicliche di Benedetto, pietre miliari per la Chiesa
di Sergio Rolando
CITTA’ DEL VATICANO – Poco dopo la “Spe Salvi”, ecco giungere un’altra Enciclica, la “Caritas in Veritate”. Il succedersi a breve distanza di questi documenti, e il fatto che ciò sia poco consueto nel contesto dei tempi abituali della Chiesa, merita, a mio avviso, un approfondimento. Indubbiamente la società in cui viviamo è caratterizzata da ritmi accelerati rispetto al passato; idee, miti, culture, poteri, fenomeni sociali, nascono, evolvono, si avvicendano nel giro di un breve lasso temporale, incalzati in questo processo di accelerazione dalla funzione sinergica della globalizzazione. Se volgiamo lo sguardo ai secoli passati, possiamo osservare che oggi, rispetto ad allora, il mondo corre così velocemente da rendere talvolta difficile formulare previsioni attendibili sugli scenari filosofici, sociali, politici, economici, scentifici, antropologici che caratterizzeranno i decenni futuri. Tutto tende a cambiare celermente e si percepisce che, nell’ambito del mutamento frenetico e globalizzato, l’umana società tanto può cogliere occasioni immense di progresso e di sviluppo equilibrato, tanto può cadere nel baratro di aberrazioni umanamente e socialmente terrificanti. In questo contesto si comprende pienamente tutta la provvidenziale utilità del susseguirsi delle Encicliche di Benedetto XVI, e così pure dei Suoi interventi frequenti e incisivi. Il susseguirsi a breve distanza di due Encicliche denota un fervore di attività pastorale che, indubbiamente, caratterizza in maniera inconfondibile questo papato. Si direbbe che Benedetto XVI senta più che mai pressante l’esigenza di far giungere il proprio messaggio, e con esso la voce della Chiesa cattolica, in un preoccupante contesto fatto di tante voci che si susseguono ed interferiscono dissonanti, disorientando e confondendo l’umanità. Il Papa percepisce, in tutta la sua drammaticità, l’urgenza di indirizzare i popoli verso strade che siano compatibili non solo con la sensibilità della salvifica etica cristiana, ma anche con la stessa dignità dell’essere umano. Quanto più grande ed incombente si fa il rischio che questa dignità venga in molteplici modi calpestata, tanto più pressante, urgente e frequente giunge agli uomini di buona volontà la paterna esortazione del Pontefice. Concludo con un’annotazione del tutto personale: la vocazione o, se preferite, la predilezione di Benedetto XVI verso la forma “enciclica”, forma scritta, indelebile ed inequivocabile, si inquadra, a mio modesto avviso, perfettamente con la personalità estremamente sicura, rigorosa ed incisiva di questo grande Pontefice; ‘scripta manent’, e le Sue Encicliche vanno a segnare come pietre miliari il cammino della Chiesa, la strada più sicura per l’umanità itinerante.
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